Roma, 16 gen – Sembra di vederlo il Grande Sconfitto (per ora) Claudio Lotito, attaccato al telefono in un ristorante romano, chiedere i voti decisivi al Benevento per la serie A e ad almeno uno tra Tacopina per il Venezia e Cellino per il Brescia, in B: gli è andata male perché questa volta il suo potere accerchiante e persuasivo non ha funzionato. E la contraerea che si opponeva alla sua candidatura ha fatto centro: Juventus, Inter, Roma, Torino, Fiorentina, Sassuolo, Bologna, Cagliari e Spal gli iniziali oppositori. Da non trascurare il peso della Juve che, molto strategicamente, fin qui, non è ancora scesa in campo nella scelta del suo candidato. In ogni caso, Lotito è stato costretto ad alzare bandiera bianca alla scadenza della mezzanotte di domenica, termine ultimo stabilito per presentare le candidature. Voleva contrapporsi alla figure di Sibilia (Lega Nazionale Dilettanti), Gravina (Lega Pro) e Tommasi (Assocalciatori), ma è stato respinto.

SIBILIA-GRAVINA PARTITA A DUE – Il 29 gennaio le elezioni federali ma il mondo del calcio, nonostante mille rinvii non è ancora pronto, bloccato da veti incrociati e interessi personali che per il momento hanno un solo risultato: paralizzare l’attività del movimento che avrebbe bisogno invece di una ripartenza veloce dopo il fallimento della nazionale. Ma a poco meno di due settimane dalla scelta del numero uno della Federcalcio, qual è il borsino del totonomine? Sibilia, senatore di Forza Italia, molto vicino al presidente del Coni Malagò e al ministro dello Sport Lotti, ha dalla sua i numeri della Lega Dilettanti che presiede. Gravina però, come ha spiegato di recente anche l’ex presidente federale Abete, è una figura più trasversale e abituato a fare Sistema. Peccato (per il mondo del calcio) che la Lega Pro (portata a 60 squadre proprio per precedenti appetiti elettorali di Gravina) stia facendo acqua da tutte le parti con club di grandissima tradizione come il Modena appena fallito e il Vicenza, sul punto di fare la stessa fine. A furia di accettare iscrizioni di squadre che finanziariamente e per altri parametri avrebbero dovuto essere fermate, Gravina ha indebolito di molto il calcio che una volta si chiamava di serie C. Nonostante tutto, il presidente di Lega Pro rischia di battere Sibilia il 29 gennaio se i grossi club, con la Juve in testa, si sentiranno più garantiti nella riforma per avere, tra l’altro, un maggior peso elettorale e in politica federale.

Poi c’è Damiano Tommasi, il primo a candidarsi ufficialmente in rappresentanza del sindacato calciatori. Ma, va detto chiaramente, al momento, Tommasi ha possibilità di essere eletto quasi nulle perché non gradito, tranne qualche eccezione, alla Lega di A e B, proprio per il suo ruolo di sindacalista e quindi antitetico agli interessi della politica federale. Un peccato perché alcune proposte del presidente dell’Aic, sono sicuramente meritorie, come l’istituzione delle squadre B per accelerare il processo di crescita e l’inserimento dei giovani tra i professionisti. Dai suoi detrattori, Tommasi viene accusato di non aver mai combattuto veramente per i diritti dei calciatori dall’interno del sindacato ma di utilizzare l’organismo di rappresentanza per vetrina personale.

RISCHIO COMMISSARIAMENTO – Il prossimo 22 gennaio a Milano c’è un’importante Assemblea di Lega che ruota intorno all’assegnazione dei diritti televisivi che potrebbe servire a scoprire le carte e far capire qualcosa di più intorno alla scelta del presidente federale. Perché non è questione di nomi ma, chiunque ad oggi dovesse essere eletto, avrebbe una maggioranza troppo debole e risicata per poter far ripartire tutto il Movimento. Qualche cifra per capire comunque come votano il 29 gennaio. I votanti saranno 279; sono i rappresentanti delle varie componenti del calcio che hanno il seguente peso elettorale: la Lega di A sposta il 12% dei voti, quella di B il 5%, il 17% la Lega Pro, ben il 34% la Lega Nazionale Dilettanti, il 20% i calciatori, il 10% gli allenatori e il 2% gli arbitri. Insomma, giochi e alleanze comprensibilmente complicati. Per questo, la Lega di A vuole contare di più e appoggiare il candidato che assicurerà più garanzie in merito. Ricordando però che i 20 club di A andranno al voto ancora sotto commissariamento dell’inossidabile Tavecchio e quindi senza cariche elettive da oltre nove mesi. Cosa accettata a denti stretti e ritenuta comunque border line dal presidente del Coni Malagò che a denti stretti aveva dovuto soprassedere all’idea di commissariare la Federcalcio nei giorni successivi al fallimento della Nazionale di Ventura. Attenzione comunque perché, se il nuovo presidente federale dovesse uscire debole in partenza causa maggioranza stiracchiata e all’ultimo scrutinio, l’idea commissariamento questa volta potrebbe diventare realtà.

Paolo Bargiggia

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