Roma, 3 apr – “Cacciate i razzisti dallo stadio”. In seguito all’episodio di ieri sera a Cagliari, con il talento della Juventus Moise Kean che è stato subissato di fischi (uniti a qualche ululato) dopo aver esultato provocatoriamente sotto la curva della squadra sarda, puntuale come un orologio svizzero è partita la solita polemica sul razzismo. Ennesimo episodio che suscita scalpore e innesca una serie di reazioni da parte di chi rischia di far diventare una giovane promessa del calcio italiano come Mario Balotelli.

Intanto però, il fratello dell’attaccante dell’Udinese Stefano Okaka, nonché procuratore del calciatore, intervistato da TuttoMercatoWeb, ha commentato i fatti di ieri così: “Secondo me i buu allo stadio non sono razzismo, a Stefano non è mai capitato”. Secondo Carlo Okaka è “un’arma, la più semplice, per poter destabilizzare, per disattivare un pericolo”. Per il fratello del calciatore si tratta di “ignoranza” perché in certi casi “devi trovare il modo per attaccare una persona” e allora “lo fai nel modo più semplice possibile”. Ovvero “offendendolo”.

Difficilmente capita di leggere cose così sensate riguardo a questi episodi, quindi è probabile che le parole di Carlo Okaka non vengano troppo evidenziate dalla gran parte dei media. Il fratello dell’attaccante dell’Udinese ha poi specificato che episodi simili non ricorda siano capitati a Stefano. “O meglio, qualcosa c’è sempre, è ovvio. Ma non in maniera eclatante, così evidente. Per fortuna, direi. Non dovrebbe succedere mai, è un peccato anche per l’immagine che diamo del nostro calcio”.

Alessandro Della Guglia

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