Roma, 2 mar – Mario Andretti nacque il 28 febbraio 1940 a Montona, in Istria, una delle ultime roccaforti italiane prima del confine con la Jugoslavia. Terra irredenta e italiana, l’Istria fu la prima casa di Andretti fino al 1948. Quella che prima era parte integrante del sacro suolo d’Italia, venne ceduta al neonato stato comunista di Jugoslavia e alla cattiveria dei suoi governanti. Tra le 400mila persone che dovettero abbandonare l’Istria per scappare dagli orrori che si consumavano per opera dei soldati titini, vi era anche Mario Andretti.

“Dovevamo scegliere: mantenere i beni immobili in un posto che non era più italiano, oppure perdere tutto e spostarsi per rimanere tricolori. Non ci furono dubbi. Dovevamo restare italiani” ha affermato Andretti in una recente intervista. La famiglia della futura superstar delle 4 ruote venne dislocata a Lucca. I provvedimenti offerti dal governo italiano, allora, non erano molto chiari e stabili. Non si sapeva assolutamente quale sarebbe stata la sorte di quasi mezzo milione di persone. L’unica opportunità che si aprì alla famiglia Andretti fu quella di emigrare negli USA. A tal proposito commenterà ancora il pilota: “Ho iniziato dal nulla, ho avuto la mia chance e ce l’ho fatta. C’è tanto del sogno americano in tutto questo, ma la mia vita resta il raggiungimento del sogno di un ragazzo italiano”.

La Formula 1

Mario Andretti era un grande appassionato del mondo delle corse. In America divenne una superstar delle competizioni motoristiche ma, come lo stesso Andretti affermò in un’intervista alle tv locali, il suo più grande sogno era di tornare in Europa, in Italia, a casa sua. Andretti ebbe la possibilità di correre un paio di gare anche con la rossa di Maranello. Al debutto, nel 1971, vinse il gran premio di Kyalami in Sud Africa sulla 312B e ottenne ottimi posizionamenti anche nei gran premi successivi. Enzo Ferrari commenterà la carriera di Andretti dicendo: “A lui ho pensato nel 1977, come pilota del “dopo Lauda” ma, con rammarico di entrambi, non fu possibile”.

f1 mario andrettiIl gran premio di Monza del 1978 verrà ricordato da moltissimi tifosi del motorsport. Il campionato è conteso tra Andretti e Ronnie Peterson. Lo svedese, tuttavia, morirà in un terribile incidente quella stessa domenica. La gara verrà vinta da un altro idolo delle folle italiane, Niki Lauda, mentre Andretti venne penalizzato e, dalla prima posizione, si ritrovò sesto. Andretti, tuttavia, è campione del mondo. Anche se nessun tricolore sventolava sul podio di Monza, tutti sapevano che, in realtà, quel pilota dal sorriso così mediterraneo è un italiano come loro. “Non posso non pensare al fatto che io e Alberto Ascari restiamo a oggi gli ultimi campioni del mondo di F.1 di lingua italiana” afferma ancora il campione del mondo.

L’affetto per la terra patria

Mario Andretti ritornerà nella sua città natale molti anni dopo il ’48. Siamo negli anni 2000, Andretti è cittadino americano dal 1964 e non vede l’ora di tornare nella sua Montona. Quello che ritrova, come afferma lo stesso campione, è una città che, in un certo senso, non è più sua. Sono in tanti quelli che pensano, infatti, che la famiglia Andretti sia scappata in Usa solo in cerca di fama e denaro. In realtà, la casa dove Mario Andretti nacque molti anni prima era stata data a degli estranei senza che fosse stato chiesto ai legittimi proprietari il minimo consenso, i beni furono vituperati, le proprietà divise avidamente.

Il sindaco e i cittadini di Montona conferirono il titolo di sindaco extra – sede a Mario Andretti nel 2007 l’anno dopo la nomina a commendatore della Repubblica Italiana.

Circa la sua italianità è d’obbligo segnalare una dichiarazione ultima sempre del campione del mondo: “Si sono cittadino americano ma sia chiaro e sappiatelo: la terra natia e il sangue nessuno potrà mai cambiarteli. Per tutta l’esistenza resteranno tali e quali”.

Tommaso Lunardi

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  1. Non conoscevo le vicende di Andretti. Un plauso alla sua famiglia che ha preferito percorrere l’ignoto per avere la certezza di rimanere Italiana.

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