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Roma, 28 mar – Non bastava l’abbaglio della sinistra (l’ennesimo) su Moise Kean come nuovo testimonial pro ius soli, salvo poi scoprirne il padre politicamente scorretto e filo leghista. Come, evidentemente, non bastava la storia di Ramy: il piccolo “eroe” arrogante che pretende la cittadinanza “per aver salvato questi qua”. Si aggiunge, ad una delle “migliori” ossessioni  sinistre, il capitolo ius soli sportivo: promotore è Giovanni Malagò.

Malagò ritorna all’attacco

Il presidente del Coni, intervenuto a Matera, riapre il dibattito politico che da sempre lo vede schierato. Lo stesso aveva infatti già espresso il suo parere a riguardo: “Ius soli per tutti” e attacco frontale alla Lega, come ricorda il Giornale.

Il tema caldo di questi giorni è dunque assist perfetto per il presidente: dichiara di non voler “parlare di politica” ma l’apparente intenzione viene poi contraddetta da quanto dichiarato. “Lo sport ritiene sacrosanto lo ius soli sportivo perché noi non possiamo non tener conto di quelle che sono delle realtà che sono sotto gli occhi di tutti. Soprattutto – spiega Malagò – negli altri Paesi lo ius soli sportivo viene applicato con una facilità assoluta”.

Come funziona oggi

Stando a quanto sostenuto dal numero uno del Coni, per considerarsi (anzi, essere) italiano basta la dovuta trafila e crescita sportiva in un settore giovanile nazionale.

Qualcosa che, con le debite proporzioni, già prevede la legge 12/2016: “I minori di anni diciotto che non sono cittadini italiani e che risultano regolarmente residenti nel territorio italiano almeno dal compimento del decimo anno di età possono essere tesserati presso società sportive appartenenti alle federazioni nazionali o alle discipline associate o presso associazioni ed enti di promozione sportiva con le stesse procedure previste per il tesseramento dei cittadini italiani”.

Lo stesso tesseramento risulterebbe valido fino all’acquisizione della cittadinanza italiana: stando però alle regole attualmente in vigore, ai ragazzi iscritti nelle società sportive è impedito gareggiare per le varie nazionali. Discorso eventualmente perseguibile a cittadinanza ottenuta. L’ultima battaglia politica, sotto mentite spoglie sportive, dimostra quanto sinistra e simpatizzanti alla Malagò considerino l’essere italiani un mero titolo: la cittadinanza, un documento. Gli Azzurri sempre più simili ai Blues? Il sogno del presidente Coni, col sicuro benestare di Mario Balotelli, pare essere questo.

Chiara Soldani

2 Commenti

  1. Francamente la legge 12/2016 è giusta e sacrosanta: se sei un minore in Italia puoi fare sport, cosa sana e meravigliosa per la mente e il corpo, per lo sviluppo fisico e caratteriale. E poi questa legge è un punto a favore contro lo jus soli: un bambino straniero può fare tranquillamente uno sport (oltre ad andare a scuola, ricevere assistenza sanitaria etc etc) al pari di un suo coetaneo italiano e non c’è dunque bisogno di regalare la cittadinanza a tutti.
    Sullo jus soli per meriti sportivi che dire? Se veramente stiamo parlando un zero virgola di atleti che promettono di diventare elementi d’elite non sarei troppo chiuso…se uno vuole senza tanti clamori e senza mettersi in mostra come Malagó si fa una leggina e si dà un passaporto in una settimana: non saranno un venti trenta ragazzi e ragazze che hanno le capacità e vogliono vestire la maglia azzurra a rovinare il paese…
    P. S. Chi ha fatto sport in gioventù e ha accarezzato il sogno di andare in nazionale, dopo impegni e sacrifici sa bene che delusione si prova a non poter quando invece si meriterebbe. Si fa presto a dire come nell’articolo “si ma tanto a 18 anni se sei nato qui puoi, già con le leggi vigenti chiedere la cittadinanza a leggi vigenti…” Posto che ci mettono almeno due anni a dartela non avete idea di cosa significa per un ragazzo e un atleta non poter eventualmente andare in nazionale da 16 fino a 20 anni circa…

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