Roma, 15 mag – Una scelta che, già ancora prima di cominciare, più divisiva non poteva essere. E Roberto Mancini non fa nulla, durante la conferenza stampa di presentazione come nuovo commissario tecnico della nazionale, per smentire tutti i mal di pancia per la decisione di nominarlo mister degli azzurri.

Non stiamo parlando delle decisioni tecniche, per le quali sarà poi il campo a parlare. D’altronde, dichiarazioni di prammatica a parte – “Spero di essere un ct che riporti l’Italia ad una vittoria importante”, ha detto – il suo ruolino personale di marcia è senz’altro più blasonato di quello del predecessore Ventura. Non che basti aver raccolto qualche successo, anche in giro per il mondo, per poter poi far bene sulla panchina più scottante di tutte. I precedenti sono tanti, ma ripetiamo che saranno poi il gioco e i risultati a permetterci un giudizio.

Giudizio che, se non dal lato tecnico, lo si può comunque esprimere da quello “politico”. Perchè sì, la scelta di affidare la nazionale all’ex attaccante di Sampdoria e Lazio è squisitamente politica. Una scelta fatta per rispettare determinati equilibri di potere in seno al governo del calcio, con la Figc e Lega di Serie A commissariate sotto l’attento occhio del Coni.

Proprio il presidente del Coni Giovanni Malagò si è più volte, negli scorsi mesi, espresso a favore dell’approvazione dello ius soli. “Il mondo dello sport ne è da subito stato il portabandiera. Sicuramente in Italia abbiamo una crescita demografica che è pari a zero e, guardando alle statistiche, negli ultimi 15 anni abbiamo perso 4 milioni e mezzo di potenziali atleti tra i 14 e i 19 anni”, spiegava, non più tardi dello scorso novembre. Quale miglior captatio benevolentiae, da parte di Mancini, che non sposare questa linea? L’occasione è stata subito ghiotta: “Giocatori in Italia ce ne sono tanti, anche in momenti che pensiamo difficili, e con qualità”, ha spiegato, usando questa perifrasi per arrivare a lui, Mario Balotelli: “È un giocatore italiano, ci parleremo e probabilmente lo chiameremo, vorremmo rivederlo come agli Europei con Prandelli”. Parliamo di un attaccante che dopo svariate stagioni di difficoltà è rinato solo grazie al campionato francese, che Paris Saint-Germain a parte non è propriamente fra le competizioni qualitativamente più impegnative. Si potrebbe a questo punto fare un pensierino, perché negarlo, anche a un Sebastian Giovinco finito a svernare in MLS. O forse no, perché la “formica atomica” ha ancora tanto da spartire col calcio, ma poco con lo ius soli.

Nicola Mattei

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4 Commenti

  1. Balottelli è italiano solo su un pezzo di carta. Da quello che dice è da quello che fa so capiscono ampiamente le sue origini. Toglieteli il denaro è tutto il resto è un ciabattante come un altro…

  2. Quattro pessimi elementi, di cui possiamo solo sperare la prematura dipartita………sportiva ovviamente……… con tanta gente in giro è stato scelto il peggiore ,uno che quando sarri gli ha dato del “frocio” è andato a piagnucolare in diretta televisiva……. Avesse avuto le palle avrebbe reagito da uomo……non abbiamo bisogno di attori o bimbi viziati, ci vogliono uomini e patrioti…….. balotello??? …..che esempio ,che sportivo sempre dedito all’allenamento…… Auguri.

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