Roma, 5 nov – Si sa che il mondo del calcio sia fatto, pure, di molti automatismi. Gesti e slogan che non sappiamo fino a che punto siano pienamente condivisi. E profondamente sentiti. Un mix, talvolta, di sacro e profano. Di fede e scaramanzia.

Poi ci sono le tradizioni (meglio dette consuetudini): in Inghilterra, nel “Remembrance Day” (l’11 novembre), la Premier League scende in campo con il Remembrance Poppy: una coccarda commemorativa, a forma di papavero. Convenzionalmente, i giocatori la appongono sulla maglia per tutte le partite di novembre.  Questo, per celebrare i caduti inglesi della Prima Guerra Mondiale.

Nel mondo del calcio, salvo eccezioni, c’è una certa tendenza all’omologazione: salvo eccezioni, appunto. Così, il giocatore serbo Nemanja Matic (centrocampista del Manchester Utd), si è opposto. È stato, sì, quella “eccezione”: la comunemente detta “voce fuori dal coro”. Nella partita contro il Bournemouth, in trasferta, Matic non ha indossato (a differenza dei compagni) il “papavero commemorativo”. Lo United non ha specificato le ragioni del gesto, trincerandosi in un “scelta personale del giocatore”. Ma la motivazione, c’è. Eccome se c’è: “Nel 1999 avete bombardato la mia Nazione”, avrebbe apostrofato Matic.

Patriottismo, quindi. E profondo rispetto, verso i propri connazionali morti sotto le bombe (anche) inglesi. Nemanja Matic, oltre ogni automatismo, ha dato giusto seguito a quel “fervido sentimento di devozione per la Patria”. Perché  le parole valgono molto. Ma è ai gesti, che dobbiamo badare: esattamente come insegnò Ezra Pound. Credere, quindi, nelle “idee che diventano azioni”. E Matic, ne è stato un ottimo esempio.

Chiara Soldani

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