James McClean armLondra, 7 nov – In attesa dell’11 novembre, giorno in cui nel 1918 venne sancita la fine del primo conflitto mondiale, milioni di britannici portano all’occhiello il poppy, una spilla celebrativa di colore rosso raffigurante un papavero. Il poppy col tempo è diventato il simbolo del ricordo: il ricordo dei caduti nella prima e nella seconda guerra mondiale.

Ma per qualcuno quel papavero rappresenta ben altro. “Se il poppy celebrasse solo i caduti delle due guerre mondiali, non avrei alcun problema ad indossarlo, ma la verità è che il papavero è un simbolo di tutti conflitti dell’esercito britannico e io questo non posso accettarlo”.


Le parole sono di James McClean, 26 anni, nato a Derry, di professione calciatore. Per il difensore in forza al West Bromwich, cattolicissimo e molto legato alla sua patria, certi eventi sono un qualcosa di ancora vivo nella memoria. Della sua come in quella di tutti i nordirlandesi.

A chi gli chiede perché non indossa il poppy risponde infatti così: “È il simbolo di tutti i conflitti dell’esercito britannico e io sono nordirlandese. Non dimentico il Bloody Sunday”. E in onore di quei 14 irlandesi, molti dei quali giovanissimi, uccisi dai paracadutisti agli ordini di Sua Maestà il 30 gennaio del 1972, McClean non porta il poppy e quando sente suonare l’inno inglese gli volta le spalle (come successe lo scorso luglio in occasione di un’amichevole giocata dal suo WBA negli Stati Uniti).

Per questo suo comportamento ha ricevuto numerosissime minacce, anche di morte, ma lui se ne frega. Il poppy non lo porta.

Rolando Mancini

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2 Commenti

  1. Chiunque parli di Libertà riceve il mio plauso! Gli inglesi sono oppressori nelle colonie come in Irlanda del nord, come nelle Malvinas. Le guerre attuali come in Medioriente sono strascichi del colonialismo inglese!

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