Roma, 21 feb – Nessuno tocchi Simeone. Il suo gesto scomposto, irrazionale, volgare e istintivo di portare le mani a indicare il proprio apparato riproduttivo come reazione al gol del vantaggio del suo Atletico Madrid è quanto di più bello si possa chiedere al calcio. Forse è l’unica cosa che ci è rimasta in uno sport che sempre più sta diventando una burocrazia in cui i conti dei club sono più importanti delle bandiere, in cui il Nantes che omaggia con una meravigliosa coreografia lo scomparso Emiliano Sala deve pagare una multa per aver “introdotto materiale pirotecnico non autorizzato”, in cui se fai cori contro la squadra avversaria sei passibile di denuncia per “discriminazione territoriale”, in cui devi stare attento a chi fischi per non incorrere nella gogna dell’antirazzismo, in cui se dici una cosa ovvia, ovvero che Wanda Nara ha trasformato il caso Icardi in una querelle da social e che non può gestire un campione facendo proclami mentre fa la valletta di Controcampo, allora sei sessista perché, ovviamente, attacchi la povera Wanda solo perché è donna.

E così mentre ci hanno tolto la voglia di andare allo stadio perché da tifosi normodotati ci vorrebbero tutti macchiette da tifo americano del football con le manone di gommapiuma e i cappelloni da pagliaccio, stando seduti a gridare solo “ehi ehi ehi quanto siete forti, battiamo quei birichini degli avversari” facendo passare il tifoso “vecchia maniera” tout court come un violento teppista – e di certo in questo alcuni comportamenti al limite del pavloviano di alcune frange ultras, che sono diventate loro stesse “calcio moderno” senza neanche accorgersene, non ha certo aiutato – ci vogliono togliere anche l’unica cosa che sembrava essere rimasta nel terreno di gioco. La passione. Sfrenata, colorata, colorita, ma sì anche stupida a volte, ma che almeno è una fiamma di vita in un mondo di morti.

Quei gesti esagerati, dunque memorabili

Se ci togliete il Simeone che indica all’avversario dove attaccarsi, se si critica Ronaldo per aver ricordato ai tifosi avversari che lo prendono di mira che lui da solo ha vinto 5 Champions e loro nessuna – e per due volte tra l’altro proprio contro di loro – se si toglie il gesto di De Rossi sotto la nord dopo il derby, molto simile a quello di Simeone – che tra parentesi lo fece anche da giocatore, proprio in un derby da laziale – se si bacchetta Di Canio che al gol va ad esultare sotto la curva romanista o Giannini che indica il medio a quella laziale, se si condannano i tuffi in piscina di Rossi o Pallotta, o il gesto del 4 mimato da Totti agli juventini e che dopo qualche anno ha dovuto subire a sua volta per aver perso con lo stesso risultato, allora mi spiegate cosa cazzo resta nel calcio se non proprio il cliché di 22 miliardari in mutande che corrono dietro alla palla?

Certo, già ci immaginiamo la levata di scudi da parte dei censori, che tra l’altro il calcio neanche lo guardano, lo reputano magari un divertimento volgare e plebeo per analfabeti funzionali o trogloditi – questo il termine usato oggi da un articolo di Repubblica per definire Simeone – che sono potenziali fascisti o salviniani o berlusconiani o trumpiani o populisti, tutti magari a dirci “eh ma si può anche tifare stando composti battendo le manine e senza fare gesti inconsulti” mentre ti guardano con la puzza sotto al naso pensando “cielo quanto sei ignorante”, proprio loro che intanto preparano il fascistometro murgiano, o definiscono Enea profugo turco o cascano piè pari ai video di Saolini credendo che siano fake news. Ma chissenefrega, di fronte a questa marmaglia che farebbe scappare gli zombie di Romero non è neanche divertente sbattergli in faccia la loro di crassa e presuntuosa ignoranza.

Meglio volgari che moralisti sfigati

Anzi, molto meglio rivendicare la propria barbarie, il proprio essere rozzi e trogloditi in un mondo di rovine perché è meglio essere cavernicoli con ancora innata una volontà di potenza infinita con cui costruire millenni di civiltà piuttosto che vecchi relitti che sono solo l’ultimo frutto marcio della decadenza. Meglio essere il Conan howardiano che un personaggio brechtiano, meglio essere lo Sean Connery protagonista barbaro, violento e brutale di Zardoz che la società amorfa, impotente e annoiata che lo contrasta. O più semplicemente meglio essere il John Spartan di Stallone in Demolition Man che un mentecatto eunuco della società moralizzata in cui si sveglia, fin troppo simile a quella sognata da repubblica. Quindi sì, siamo ignoranti, rozzi e volgari, ma con una voglia incredibile di fare come El Cholo Simeone e di indicare dove mettervi la vostra morale da sfigati.

Carlomanno Adinolfi

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Commenti

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4 Commenti

    • Grandissimo articolo!!! mi veniva da alzarmi in piedi ed esultare alla faccia di tutti sti sinistroidi moralisti..Ragazzi,siamo grandi,siete grandi,torniamo a guardarci in faccia anche a muso duro,come quelli veri,come succede ancora in pochi ambiti della vita…come si faceva una volta,dove bastava uno sguardo e una forte stretta di mani per sancire un contratto di qualsiasi tipo tra gli uomini…eccheccazzo!!

  1. Non si capisce proprio che il gesto in questione non è nemmeno lontanamente paragonabile al medio di Giannini. In più viene da un tecnico. Non è questione di moralismo finto, è l’imbecillità di non dover sentirsi obbligati ad essere dei signori , perchè vi sa fatica diventarlo e provare a migliorare. C’è chi ha stile e chi no. C’è chi fischia un giocatore nero e chi no. Siete dei subumani, ma non volete che ve lo si ricordi mai. Ma lo siete lo stesso. Altro che mani nel cazzo…

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