Roma, 3 ott – La scossa della settima giornata di campionato va analizzata attentamente e la sua entità non va per nulla sottovalutata: la Juve disarcionata dalla testa della classifica dopo il pari dell’Atalanta in rimonta, l’aggancio dell’Inter al secondo posto e il sorpasso a 300 all’ora del Napoli sono eventi destinati probabilmente a lasciare un segno sul destino del campionato e sui suoi equilibri. La sensazione è che, dopo un dominio lungo sei anni, l’egemonia bianconera cominci a vacillare. Ci sono risultati e risultati: quello di Bergamo, nell’ottica della formazione allenata da Allegri non è stato un pareggio neutro: subire una rimonta di due gol da una squadra che ha una rosa piuttosto ristretta, che ha venduto e incassato tantissimo sul mercato nell’ultimo anno e reduce da un tosto giovedì di Europa League col pareggio di Lione, è una manifestazione di forza relativa e non più assoluta. La Juve che, soprattutto in trasferta, sbanda e prende gol in difesa, non è la squadra del passato; non c’entra il trentenne e involuto Bonucci passato al Milan; c’entra la fisiologica flessione di una formazione vecchia nel reparto arretrato e che, a quell’età, solitamente può solo fare i conti, senza riuscire a fare previsioni certe, con gli effetti del calo di energia e di prestazioni.

I MERITI DI GASPERINI – Due considerazioni sull’allenatore atalantino: quando può lavorare senza troppe pressioni addosso, con una società che ne limita un po’ la tendenza a personalizzare le situazioni e i progetti, è un tecnico di primissima qualità. In mezza stagione, la scorsa, aveva portato a livelli di eccellenza ragazzi come Gagliardini, Kessie e Conti. Adesso, i primi due, uno all’Inter e l’altro al Milan, adesso faticano a lasciare il segno. Conti è infortunato. Vicino a Gasperini, invece, gli emergenti della passata stagione continuano a crescere: Caldara oramai è il futuro della difesa juventina; Cristante, 22 anni, dopo il baby boom, era sparito dalla circolazione. Adesso, con Gasp è arrivato in Nazionale. Come il compagno di squadra Petagna.

SARRI COME BAGNOLI: NAPOLI DA SCUDETTO – La scossa della settima di campionato fa traballare le certezze della Juve ma esalta in maniera esponenziale la condizione del Napoli: le vittorie in campionato sono 7 su 7; 12 consecutive considerando la coda dello scorsa stagione. Con gli impegni in Coppa, la formazione di Sarri ha segnato 33 gol in 11 partite al ritmo di 3 a gara. Numeri impressionanti. Poi ci sono risultati e risultati: come li conquistano Mertens e compagni lascia a bocca aperta per l’estetica del gioco abbinata alla velocità di esecuzione. Sui social e tra i tifosi del Napoli, l’abbinamento con un calcio da Play Station sta diventando virale. Per minimalismo nelle dichiarazioni e nel profilo, per il look dimesso con la tuta perennemente addosso, il tecnico toscano ricorda per certi aspetti Osvaldo Bagnoli, l’allenatore protagonista della conquista dello scudetto alla guida del Verona nella stagione ‘84/’85; Se il Napoli adesso ha dei giocatori di ottimo livello, non era da meno la formazione di Bagnoli con i vari Garella (portiere poi passato proprio al Napoli), Galderisi, Tricella, Elkjaer e Marangon. Solo che, a differenza di questo Napoli, la squadra che soffiò lo scudetto all’Inter di Castagner e dei vari Brady, Rumenigge, Altobelli, Ferri, Collovati e Zenga, giocava un calcio meno spettacolare e offensivo. Se Sarri la smette di lamentarsi su tutto – adesso se la prende con il calendario delle Nazionali che gli porta via 13 giocatori nella pausa- il Napoli ha ancora più opportunità di vincere lo scudetto che gli manca dalla stagione ‘89/’90 perchè così cadrebbero soprattutto gli alibi per i giocatori, l’ambiente e i dirigenti. A Sarri bisogna spiegare che se De Laurentiis gli compra un numero smisurato di stranieri e lui li fa giocare, poi non deve lamentarsi se quando ci sono gli impegni delle nazionali, gli mancano i giocatori.

FLOP MILAN – Per la formazione di Montella, il terzo ko in campionato con la Roma a San Siro, dopo Sampdoria e Lazio. L’euforia per i quasi 250 milioni spesi sul mercato ha già lasciato il passo alla delusione dei tifosi. E, sottolineato ancora una volta, che l’analisi da Bar Sport, secondo la quale, se spendi tanto devi quasi certamente vincere, è sbagliata. Basta osservare il lento ma costante cammino dell’Inter sin qui: quasi derisa dalla critica per non aver espresso la potenza di fuoco della sua proprietà cinese sul mercato, adesso, pur senza brillare, blindando comunque la difesa ma con qualche problema sotto porta, è in coabitazione con la Juve al secondo posto in classifica. Ma, anche qui, piano con l’euforia perché ci sono risultati e risultati: un pareggio e sei vittorie per Spalletti ma, se non migliorerà la qualità del gioco, alla lunga non basterà. Intanto, Montella, contro la Roma, ha abilmente mandato un segnale indiretto alla società e alla critica, schierando 9 nuovi acquisti nell’undici titolare con i soli Donnarumma e Romagnoli della Vecchia Guardia.

Duplice il significato: questo è il materiale che mi avete messo a disposizione; non potete certo criticarmi per non aver creduto nel progetto. Ma, intorno al Milan, questioni tecniche a parte, girano voci di uno spogliatoio tutt’altro che sereno e compatto, dove l’arrivo di Bonucci con tutti i suoi “privlilegi” ha contribuito a scaldare la temperatura. Anche se la dirigenza sta facendo un lavoro costante per limare al massimo tutte le criticità e sostenere l’allenatore, unico pezzo del passato che non hanno avuto il coraggio di archiviare in estate. Certo che, avanti di questo passo, per il Milan, che deve rientrare in fretta dai mega investimenti conquistando un posto in Champions, non sarà facile arrivare tra le prime quattro; adesso è settimo, quarta è la Lazio. La formazione di Inzaghi è costata poco, Lotito ha incassato parecchio (Biglia e Keita su tutti), preso mezzi sconosciuti eccetto Nani, ma gioca bene e vince. Al punto tale che il suo tecnico è già entrato nel mirino della Juve per il dopo Allegri e che il Sassuolo è stato fatto a pezzi e battuto 6 a 1. I segnali che arrivano sul club del l patron Squinzi, parlano di un certo ridimensionamento nel Progetto; un altro sasso nello stagno di un campionato da riformare al più presto pena, la fuga degli appassionati da stadi e tv.

Paolo Bargiggia

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