Roma, 5 feb – Scapperanno i baùscia o riapriranno ogni discorso i casciavìt? Tra poche ore, a un anno di distanza dal “sorpasso di San Valentino” – con Barella e soci che capitalizzarono al massimo il passo falso dei cugini in quel di La Spezia – il duecentotrentesimo derby (ufficiale) tra Inter e Milan ci saprà dire qualcosa di più sul futuro prossimo delle squadre in testa del campionato. Napoli permettendo infatti, lo scudetto 2021/22 si potrebbe ancora assegnare sotto lo sguardo dorato della bela madunina. Che per il secondo anno consecutivo le milanesi siano entrambe in piena corsa tricolore è fatto più unico che raro. Singolare come l’aria che si respira varcando i cancelli di San Siro, la storica casa delle compagini meneghine. Sì, perché chiunque sia entrato nel più capiente degli stadi italiani – “piccionaia” del terzo anello compresa – non può che aver trattenuto per un attimo il fiato di fronte all’imponenza del Meazza, delle sue ripide gradinate e di quella sensazione di essere davvero, per dirla con il Times, nello stadio più bello del mondo.

Luci (e ruspe) a San Siro

Dell’Arena, primo stadio cittadino, abbiamo già parlato qualche settimana fa. La Scala del calcio vede la luce oltre un secolo più tardi (1925) per volere dell’imprenditore Piero Pirelli, il quale finanzia di tasca propria la costruzione. Ampliato già nel 1935 dal Comune di Milano, nuovo – nonché attuale – proprietario, a metà anni ‘50 la capienza passa ai (quasi) definitivi 85mila posti. Gli ultimi importanti interventi strutturali, terminati in tempo per Italia ‘90 – le caratteristiche torri cilindriche e i settori superiori – più che sull’effettiva capienza incidono a livello architettonico. Circa il futuro del Meazza – che rimarrà operativo almeno fino al 2026, quando ospiterà la cerimonia d’apertura dei giochi olimpici invernali – regna l’incertezza: si vocifera di una parziale demolizione con successiva riconversione. L’unica cosa sicura è che, esattamente dodici mesi prima, l’impianto oggi dedicato a Peppìn taglierà il traguardo delle 70 primavere – il conteggio parte appunto dal 1955 – e, secondo l’articolo 12 del Codice dei Beni culturali e del paesaggio, potrebbe essere soggetto di uno studio storico-architettonico vincolante. Salvandolo così dalle ruspe.

Dal Mezza alla Cattedrale: un omaggio a Duomo e Galleria

Anche solo parlarne (di smantellamento), fa uno strano effetto. Nel giro di un lustro per il “vecchio” San Siro – ricorrenti problemi di manto erboso a parte, l’ultra-ottuagenario tempio laico è ancora in grande forma – potrebbe scattare davvero l’ora della pensione: al suo posto, o meglio, al suo fianco sorgerà (a quanto pare) “La Cattedrale”. Presentata a fine dicembre per mezzo di un comunicato congiunto, il progetto, curato dalla sede italiana di Populous, si ispira agli edifici storici più conosciuti della città, vale a dire il Duomo e la Galleria Vittorio Emanuele. Oltre allo stadio da circa 60mila spettatori, dove a seconda della squadra appariranno le spire illuminate di un serpente o riflessi fiammeggianti, una vasta area verde e un distretto appositamente dedicato allo sport.

Uno stadio a misura di…vip?

I padroni sinici e americani – rispettivamente Suning e il fondo Elliott – guardano al portafoglio: in tal senso è da leggere il loro rifiuto a priori della ristrutturazione. Su questa opzione – decisamente più romantica – graverebbero innanzitutto 115 milioni di mancati introiti. Inoltre un eventuale rinnovamento dell’impianto già esistente garantirebbe al massimo 6.500 posti a sedere da dedicare alle aree ospitalità, premium e sky-box contro i 12.500 assicurati dalla Cattedrale, quasi il doppio quindi (e più del 20% della capienza). Il tutto è poi condito dalla solita fuffa a impatto zero, ecosostenibile e multi-servizi.

Fin qui la teoria che – non sappiamo ancora in che misura – andrà a scontrarsi con la realtà (a proposito: due comitati hanno già fatto ricorso al Tar). Bilanci, sponsor, clienti: le parti in causa – amministrazioni pubbliche, politica, società, architetti – hanno pensato a tutto…meno che ai tifosi, i quali al contrario – ne siamo sicuri – si terrebbero stretto l’amato Meazza. Purtroppo per loro, con ogni probabilità, “luci a San Siro non ne accenderanno più”.

Marco Battistini

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2 Commenti

  1. E’ come la storia della avvenuta nuova Fiera di Milano, una cagata speculativa, fuori tempo, non concorrenziale… di utilità aggiuntiva ridicola. Tanto per fare senza testa e senza storia. Cervellotiche centrifughe.

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