zeman-romaRoma, 2 feb – Inezie. Il mercato invernale scivola via, senza colpi ad effetto lasciando paralizzate le quotazioni delle inseguitrici di Napoli e Juventus, così va in onda il millesimo episodio di una polemica con Zdenek Zeman. La colpa del Boemo? Aver detto che Francesco Totti va gestito centellinandolo, visto i suoi 39 anni, e che James Pallotta ha la stessa concezione della Roma di un americano che usa il ketchup nella pasta al pomodoro. La solita precisione di un bisturi da parte del tecnico in forza al Lugano.

Luciano Spalletti arranca, essendogli stata consegnata un’eterna incompiuta, e si trincera sulla data e sull’ora della telefonata avuta con Zeman, uomo checché se ne dica conosce come il palmo della sua mano ogni introspezione dell’ambiente capitolino dalla sfumature giallorosse a quelle biancocelesti. Il revanscismo romanista può offuscare la vista, anche quella del suo allenatore, mentre il ceco – prima che si costruisse una nuova querelle – aveva benedetto le possibilità di rivalsa dell’undici di Spalletti: “Di solito quando si cambia allenatore si pensa di migliorare. Lui in passato ha fatto bene a Roma e spero che l’esperienza insegni”.

Dalla poltrona di Tiki Taka, incalzato dalle domande di Pierluigi Pardo, il mister che ha creato il suo emblema a Foggia tra gli anni ’80 e ’90 ha ancora una volta catechizzato il pallone nostrano, con buona pace di chi lo vede fuorigioco nel suo esilio svizzero.

Lorenzo Cafarchio

 

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