Roma, 25 mar – Una lezione di calcio ai vice campioni del mondo della Croazia e una staffilata ai detrattori del premier magiaro Viktor Orban. Marco Rossi, allenatore italianissimo dell’Ungheria che ha battuto, con una squadra tutto sommato modesta, la nazionale del Pallone d’Oro Modric, sembra avere le idee chiare non soltanto a livello calcistico. Protagonista della storica vittoria alle qualificazioni all’Europeo 2020, Rossi ha risposto alle domande dell’Ansa sul governo ungherese.

“Orban? La tendenza del Governo ungherese è di proteggere la propria autonomia nazionale, cercando di verificare chi può venire a lavorare qui. Bussi alla mia porta ma, prima di aprire, voglio vedere chi sei. Questo atteggiamento non è molto diverso da quello dell’Italia. Io vivo a Budapest, lavoro e sto bene qui con la mia famiglia”. E’ la lapidaria eppure centratissima lettura della situazione politica attuale, da parte di chi da italiano vive e lavora nella tanto bistrattata Ungheria.

L’ex giocatore di Brescia e Sampdoria d’altronde conosce bene la repubblica magiara, dove allena da sette anni e dove alla guida dell’Honved ha conquistato un ottimo terzo posto nel primo anno da ct con la squadra dell’ex esercito ungherese. A giugno 2018 è stato chiamato sulla panchina della nazionale per centrare l’obiettivo della qualificazioni agli europei, in un girone affatto facile.

“Non sono più un ragazzino. Essere arrivato in Nazionale è un punto d’arrivo. Però il mio sogno è lasciare un’impronta, un segno, e l’unico modo è fare qualcosa per il calcio ungherese. Qualificarci all’Europeo vorrebbe dire scrivere una pagina importante per questa Nazionale”. Rossi lanciò così il suo guanto di sfida, senza timori reverenziali nei confronti di compagini ben più blasonate. Mostrando già di avere idee chiare e pochi peli sulla lingua.

Eugenio Palazzini

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