Udine, 29 nov – Nel corso degli anni stiamo assistendo a un ritorno importante delle droghe all’interno delle nostre città. Vuoi per noia, vuoi per mancanza di alternative o di modelli corretti da imitare, molti ragazzi che vivono in quartieri problematici, infatti, sono spinti sempre più verso l’uso di sostanze stupefacenti. E anche una realtà come quella friulana, sta vivendo questo tipo di declino. Abbiamo intervistato il presidente della Palestra Sociale “La Disperata Udine”, Simone Lansotti, classe 1978, operatore sanitario di professione ma nel tempo libero impegnato nel mondo dello sport come insegnante di arti marziali.

Simone, vista anche la sua professione, ci parla un po’ della realtà friulana di oggi?

Il tessuto sociale della regione ha subito un rapido degrado negli ultimi decenni e molti di noi ne sono stati testimoni diretti per una questione prettamente anagrafica. Chi ha vissuto l’onda lunga degli anni ’80 e ’90, non di rado annovera vittime della droga tra le sue amicizie giovanili. In alcuni periodi l’eroina ha compiuto una vera strage, prima di cedere il passo a droghe più “modaiole” come l’ecstasy e la cocaina.

E Udine?

Come riportato recentemente dalla cronaca cittadina, viviamo un ritorno importante dell’eroina legata soprattutto all’immigrazione. Non è un mistero, infatti, che le mafie straniere sul nostro territorio, come ad esempio quella nigeriana, sono dedite allo smercio della famigerata “eroina gialla” che non più tardi di un mese fa ha stroncato la vita di una ragazza di 16 anni, morta di overdose nei bagni della stazione di Udine.

Ci spieghi meglio una cosa. Come si avvicinano i ragazzi alle droghe?

Chi vuole entrare nel mondo della droga, lo fa anche attraverso l’uso improprio di farmaci, come la Ketamina, lo sciroppo per la tosse alla codeina ed il Fentanyl. E oggi la situazione è ancora più complessa. Oltre alle comuni sostanze stupefacenti, se ne sono aggiunte delle nuove come le droghe sintetiche, facili da reperire grazie ad internet, economiche ma allo stesso tempo devastanti.

Quindi cadere nel mondo della droga è facile secondo lei?

Assolutamente si, è di una facilità incredibile per l’ampia gamma di droghe che hanno a disposizione i giovani, la facilità con cui si possono reperire ed il basso costo che alcune di queste hanno. E poi, una volta sviluppata la dipendenza, è un vortice che ti porta sempre più giù. Uscirne è difficile.

Quindi qual è la soluzione?

Fare soprattutto prevenzione. Evitare che i ragazzi si avvicino alle sostanze stupefacenti proponendo loro uno stile di vita più sano. Ed è quello che facciamo con il progetto “La Disperata”.

Ecco, mi parli un po’ di questo. Da dove nasce il progetto “La Disperata”?

Il nostro progetto di Palestra sociale nasce da un concetto pragmatico: è inutile combattere la subcultura della droga, senza proporre ai giovani un’ alternativa. Informare sui danni che gli stupefacenti provocano è utile, ma insufficiente. Pensiamo solo al tabagismo: il fumatore conosce i rischi a cui si espone, ma nonostante le immagini agghiaccianti sui pacchetti di sigarette, il vizio del fumo colpisce sempre più persone.

Cosa può fare lo sport?

Per far fronte alla situazione abbiamo deciso di puntare sullo sport, su quelle che amo chiamare “endorfine autarchiche”. Infatti il nostro corpo può produrre autonomamente le sostanze e le sensazioni di appagamento, che la droga può solo imitare. Questo avviene attraverso l’attività fisica. Non è una favola, ma una realtà scientifica. Inoltre, nel fare questo il corpo e la mente si rafforzano, si modellano, evolvono invece di involvere verso lo spegnimento della persona.

Insomma, lo sport sembra una medicina naturale…

Assolutamente si. Ma non è solo questo. Vogliamo dare ai giovani una diversa immagine del “vincente”: sicuro di sé, curato nel fisico, intraprendente, capace di rispondere al prossimo, con testa alta e voce squillante. Pronto ad affrontare la vita a viso aperto, libero da qualsiasi schiavitù.

Una scuola di vita quindi…

E’ decisamente un modo diverso di vedere la persona: realizzata, vincente. E’ un qualcosa di lontano dalle figure creata oggi giorno dai media.

Cosa fate di preciso nella palestra “La Disperata”?

Chiunque, associandosi e versando un contributo spese minimo può accedere alle nostre attività. Operiamo nel settore degli sport da combattimento come Taekwon-combat®, kickboxing e MMA.

Com’è nato il progetto?

Siamo operativi da anni, dapprima come semplice gruppo di allenamento, oggi in forma associazionistica.

Le chiedo ancora una cosa. Crede che il progetto “La Disperata”, al di là dei benefici fisici, possa aiutare i ragazzi anche sotto altri punti di vista?

Certamente. Abbiamo conseguito qualche risultato lusinghiero nel supportare ragazzi problematici, in percorsi di recupero di una sana autostima. Il nostro motto è “Segui la Via del FastiDio” e lo si capisce solo calcando il nostro tatami.

Intervista a cura di Tobias Fior

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