
Numeri che, di per sé, potrebbero segnalare l’inizio di un’inversione di tendenza. Tuttavia, se il confronto avviene lungo un arco di tempo più ampio, rispetto all’anno scorso la variazione è del -2.3% per il fatturato e del -3.2% per quanto riguarda gli ordinativi. Allargando la visuale, quindi, la situazione si colloca pur sempre in un quadro più che desolante.
Scendendo ancora più nel dettaglio, i dati nascondono poi ulteriori problematiche. La crescita rispetto al mese di luglio, infatti, è da imputarsi esclusivamente all’aumento della domanda estera che segna +4%, mentre continua il calo della domanda interna che si contrae dell’1%. L’unico numero in reale controtendenza è quello relativo agli ordini del mercato interno, che superano di poco la linea dello zero. Una rondine destinata a non far primavera.
La domanda interna resta così al palo nonostante gli 80 euro di bonus Irpef che, nelle intenzioni dell’esecutivo, dovevano rappresentare la chiave di volta per la ripresa dell’economia. Tutt’altro: la manifattura nazionale continua a dipendere dall’estero, con tutte le conseguenze del caso.
Filippo Burla