Genova Antifascista non perde mai occasione di mostrare a tutti la sua spavalderia. Atteggiamento comune a un po’ tutto il mondo dei centri sociali, figli di una sicurezza di fondo che gli ha sempre consentito di compiere devastazioni e violenze restando impuniti. Non ultime, due situazioni che lasciano allibiti non tanto per il merito, ma per il distaccamento dalla realtà che i collettivi genovesi dimostrano ogni giorno di più, nella loro battaglia contro “i fascisti”. Qualunque cosa essi intendano con questo termine.
Il folle vademecum anti-sbirri
A Genova, l’antifascismo non si nasconde, quando si tratta di minacciare: lo sanno bene i militanti di CasaPound della Risoluta, sezione del capoluogo ligure. Genova Antifascista cataloga come “fasci” sia i militanti identitari, sia il governo, sia le forze dell’ordine, e il metodo è sempre uguale: assalti, violenza, devastazione. Il comune denominatore, è sempre uno: l’impunità. In occasione del corteo torinese, che ha portato migliaia di antagonisti da tutta Europa nel capoluogo piemontese, Genova Antifascista non è rimasta a guardare. I compagni genovesi sono infatti sempre in prima linea quando si tratta di devastare, e per fare le cose per bene, hanno fornito anche uno scritto ai militanti. Un vademecum che, se fosse stato pubblicato da un qualsiasi altro gruppo militante – dalla destra radicale al mondo ultras – sarebbe finito su tutti i giornali nazionali. Con interrogazioni parlamentari, perquisizioni, denunce e richieste gli scioglimento annesse.
Il 30 gennaio su tutti i suoi canali social, l’assemblea ha fornito “qualche consiglio pratico per una buona manifestazione“. “Se ti prendono il telefono, non dare password e credenziali, buttalo appena te lo restituiscono! È buona norma eliminare sempre le chat e i messaggi ed avere password anche per i servizi di messaggistica“. – visto che magari certe prove di preorganizzazione degli scontri potrebbero essere usate contro di loro. “Fanno gli amiconi ma restano sbirri del cazzo“. E poi ancora: “abiti scuri, due o tre t-shirt in più possono sempre servire la puoi mettere sopra la felpa, usare come passamontagna.” Non essere riconoscibili è la base. “Se vi travisate datevi un riconoscimento” – proseguono invocando inesistenti – “infiltrazioni degli sbirri“.
Scusa dell’infiltrazione della polizia nel corteo, che gli antifà hanno subito accampato, quando gli antagonisti hanno assaltato i cordoni di celere e le camionette. Non si capisce però a cosa serva questo vademecum, se poi a fare azioni violente secondo loro sono proprio le forze dell’ordine che si infiltrano nei cortei. “Se avete dei secchi con dell’acqua buttateci dentro le cartucce di cs che sparano quelle merde” – consigliano, per spegnere i lacrimogeni. L’unica cosa che non si spegne, però, è la loro spavalderia figlia dell’impunità.
Foce, un quartiere sotto ostaggio
La Foce è un quartiere di Genova inserito nell’VIII Municipio del capoluogo ligure. Conta 15.000 abitanti, è una zona residenziale e, tendenzialmente, tranquilla. Vi si possono trovare bellissimi edifici liberty, umbertini e monumenti razionalisti. Nel quartiere Foce si trova Via Montevideo, nella quale al civico 53/R è situata la sede locale di CasaPound. Uno spazio che è sotto costante assedio da parte degli antagonisti genovesi, che a cadenza settimanale la vandalizzano od organizzano cortei bloccando l’intero quartiere.
Genova Antifascista, per darsi una sorta di legittimazione, a metà gennaio si era inventata un’inesistente protesta di un residente. Sulla serranda del locale, era comparso un foglio con su scritto “spostatela, il quartiere è stanco dei disagi“. Disagi che però, La Risoluta non ha mai creato in 8 anni di attività. Non solo però nessuno alla Foce ha mai mosso alcuna iniziativa per protestare contro la presenza di CasaPound, ma in questi giorni il Comitato spontaneo residenti Foce ha addirittura fatto un esposto contro gli antifascisti. Come riporta Genova24, infatti, in risposta al nuovo corteo antifascista fissato dalla sigla per il 14 febbraio, i residenti della Foce hanno scritto al questore di Genova.
I residenti contro gli antifà
Scrivono i residenti nell’esposto: “La presenza della sede non è, di per sé, l’oggetto della rimostranza, essendo essa titolare di un regolare contatto di affitto. Il fulcro del problema risiede invece nell’opposizione portata dagli attivisti antifascisti che in più occasioni hanno manifestato nelle zone limitrofe. Ciò che viene segnalato concerne le modalità con cui, sistematicamente e con carattere di prevedibilità, ogni attività svolta presso la predetta sede viene seguita dall’organizzazione di manifestazioni di protesta da parte di gruppi riconducibili all’area dei cosiddetti movimenti antagonisti”.
Paolo Amerigo Marulli, avvocato rappresentante dei residenti, ha proseguito: “le conseguenze per chi abita nella zona sono pesanti e incidono sulla sicurezza quotidiana. Le manifestazioni, infatti, secondo i residenti portano a rallentamenti o blocchi della circolazione, utilizzo di amplificazione sonora, cori e slogan, nonché la necessità di predisporre dispositivi di ordine pubblico, con un impatto significativo sulla vita quotidiana del quartiere. Ad esempio, l’impossibilità di far sostare le automobili nell’area delle manifestazioni – mezzi che vengono comunque raggiunti e danneggiati dai manifestanti anche trovandosi a distanza di sicurezza dai tumulti – e la rimozione dei contenitori della nettezza urbana che, venendo temporaneamente rimossi per evitare che vengano utilizzati come oggetti atti ad offendere le Forze dell’Ordine, rendono lo smaltimento dei rifiuti parecchio difficoltoso soprattutto per le persone anziane le quali, insieme per la verità a tutti gli altri residenti, sono di fatto impossibilitati a lasciare le proprie abitazioni durante le proteste”.
Nessuno sopporta più i compagni
La reazione media negli ultimi tempi alle lagne antifasciste è sempre la stessa, anche in città in cui sono radicati. Insofferenza, per arrivare ad aperta ostilità o sdegno a seconda delle situazioni, da parte dei cittadini. Basti pensare le migliaia di commenti negativi sotto gli articoli delle loro iniziative, come il misero corteo di Piacenza contro il comitato Remigrazione e riconquista. Le reazioni alla devastazione di Torino di sabato e quest’ultimo segnale di stanchezza da parte dei residenti della Foce. Genova Antifascista, infatti, sui propri canali social ha i commenti limitati ai propri seguaci per prevenire insulti. Un’area vuota di contenuti politici e piena di livore, sta vedendosi superare dalla storia e dall’insofferenza delle città che mette a ferro e fuoco. L’unico appiglio, ormai, sono quei legami con magistratura e politica istituzionale che – come dimostra il caso di Ilaria Salis – è sempre pronta a togliergli le castagne dal fuoco.
Patrizio Podestà