Roma, 9 feb – La sostituzione etnica non avviene solo attraverso gli sbarchi di immigrati e i ricongiungimenti familiari: la legge sull’acquisizione di cittadinanza, scritta in tempi ben lontani dall’invasione di culture non assimilabili, sta causando un effetto moltiplicatore che va a influire pesantemente sulla demografia italiana.
Permessi di soggiorno e ricongiungimenti familiari
Nel 2024, sono stati 151.120 gli stranieri che hanno presentato domanda di asilo in Italia, 20.555 in più rispetto al 2023. Nello stesso periodo, le Commissioni territoriali per la protezione internazionale hanno esaminato 78.565 prime istanze, respingendone il 64,1 per cento. Ciò conferma che la stragrande maggioranza degli immigrati sbarcati non ha alcun diritto alla protezione internazionale.

Sempre nel 2024, i rilasci di nuovi permessi di soggiorno sono stati 290.119, con una flessione del 12,3 per cento rispetto al 2023. Dopo tre anni di rilasci record, i permessi di soggiorno per ricongiungimento familiare hanno registrato un decremento del 18,8 per cento rispetto al 2023, pur continuando a rappresentare il principale motivo di rilascio dei permessi, ben il 36,1 per cento. In controtendenza, sono aumentati quelli di cui hanno beneficiato tunisini, cinesi ed egiziani per i quali si evidenzia un incremento degli arrivi per ricongiungimento familiare, rispettivamente dell’11,6 per cento, dell’11,5 per cento e del 5,7 per cento.
Acquisizioni di cittadinanza italiana
L’Italia è stato il Paese dell’Unione europea che ha concesso più cittadinanze agli stranieri dal 2014 al 2023, ben 1.576.185. Per capire il cambio di tendenza, bisogna risalire al 2002 quando le acquisizioni di cittadinanza era state in totale 12.267. Nel 2023, erano state 213.567. Dal 2002 al 2024, sono stati 2.130.744 gli stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana.

Nel 2023, il 48 per cento dei cosiddetti “nuovi italiani” aveva meno di 30 anni. In particolare, coloro che avevano fino ai 20 anni di età rappresentavano la quota maggiore, con oltre 78mila cittadinanze concesse solo nel 2023, il 37 per cento delle acquisizioni totali. Quanto alla provenienza, i bambini tra 0 e 14 anni diventati italiani nel 2022 sono originari soprattutto di Pakistan, Bangladesh, Egitto e Marocco. Da questi dati, si capisce perfettamente l’effetto moltiplicatore che causeranno queste nuove cittadinanze.

I dati della Fondazione Ismu mostrano che quasi la metà degli stranieri ha acquisito la cittadinanza tramite tre modalità, le quali non richiedono il requisito della residenza. Ovvero per trasmissione del diritto ai figli minori da parte di genitori divenuti italiani, per scelta dei neo-maggiorenni nati e residenti in Italia che diventano italiani al compimento del diciottesimo anno di età e per ius sanguinis, ovvero in quanto figli o discendenti di cittadini italiani.

Nati e residenti stranieri in Italia
Nel 2024, i nati da coppie miste rappresentavano l’8 per cento del totale, attestandosi a 30.168 unità. Nello stesso anno, i nati da genitori entrambi stranieri erano stati 50.593, il 14% del totale dei nascite. Negli ultimi sei anni, sono nati 334.755 da genitori stranieri.

All’inizio del 2025, gli stranieri regolari erano 5.371.251, il 9 per cento della popolazione residente in Italia. Aggiungendo a questo numero i 2.130.744 stranieri che hanno già ottenuto la cittadinanza italiana negli ultimi vent’anni e i 458.000 clandestini stimati dalla Fondazione Ismu in territorio nazionale, otteniamo il quadro democratico italiano attuale: rispetto al 2002, la popolazione con background migratorio è aumentata del 286 per cento.

Povertà assoluta e stranieri
L’immigrazione di massa non è solo sostituzione etnica e fattore che moltiplica la criminalità. Crea anche sacche di povertà che poi vanno a incidere su ciò che rimane dello stato sociale italiano. Nel 2024, l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con almeno uno straniero era pari al 30,4 per cento, saliva al 35,2 per cento nelle famiglie composte esclusivamente da stranieri, mentre scendeva al 6,2 per cento per le famiglie composte solamente da italiani.

Un disagio economico decisamente marcato caratterizza ulteriormente le famiglie straniere in cui sono presenti minori: l’incidenza di povertà assoluta delle famiglie di soli stranieri era del 40,5 per cento, circa cinque volte superiore a quella delle famiglie di soli italiani che si era attestata al 8 per cento.
Per quanto riguarda le singole persone, oltre 1,8 milioni di stranieri nel 2024 erano in povertà assoluta, più di uno su tre, con un’incidenza è pari al 35,6 per cento, una quota quasi cinque volte superiore a quella degli italiani del 7,4 per cento.
Francesca Totolo