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In Campania gli ospedali arcobaleno: una “ficata” degna di nome

by La Redazione
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Roma, 10 feb – Una donna. Anzi, un uomo. Oppure ancora un uomo che si sente una donna. Quindi, una donna transgender è rimasta sei giorni su una barella al Pronto Soccorso dell’Ospedale Ruggi di Salerno. Qual è la cosa strana? Nessuna, considerando la situazione di emergenza della sanità campana commissariata e su cui De Luca senior ha passato l’ambita delega a commissario speciale al novello presidente Roberto Fico.

La “scelta” del reparto 

Eppure, la notizia è il fatto che Iolanda, questo il nome dell’uomo/donna, come riporta Il Mattino di Napoli, ha lasciato l’ospedale sì dopo sei giorni di barella. Ma soprattutto dopo che la Direzione della struttura aveva deciso di ricoverarla in un reparto maschile. La donna, infatti, è biologicamente un uomo. Alla comunicazione del “genere di reparto” in cui (l’autonominatasi) Iolanda sarebbe stata ricoverato, il/la paziente ha deciso di abbandonare il nosocomio. Seppur non in ottimali condizioni di salute.

Immediatamente sono insorte le associazioni di categoria Trans Napoli e l’Osservatorio Lgbtquia+ che per bocca dei rappresentanti hanno commentato: “la responsabile del Pronto Soccorso ha negato dignità e rispetto alla paziente, in palese violazione del giuramento di Ippocrate e delle tutele costituzionali. La salute di una donna rischiava di essere svenduta per un pregiudizio e per la burocrazia”. Se, allora, l’anatomia diventa “un pregiudizio”, se invochi Ippocrate e risponde Fico che pare sia intervenuto direttamente e abbia fatto sì che per la donna (uomo) sia stata trovata una sistemazione adatta. Il ricovero nel reparto di chirurgia.

Dall’uno vale uno all’uno alla sistemazione ad personam

L’intervento diretto e spacciato per risolutivo del presidente della regione Roberto Fico per garantire una sistemazione “su misura” al(la) paziente non è un atto di civiltà. È, al contrario, un pericoloso esercizio di arbitrarietà politica che calpesta i regolamenti sanitari – che esistono pure in Campania – la logica organizzativa e il diritto alla privacy della collettività.
L’attivismo del Governatore, che non se ne è stato con le mani in tasca come durante l’inno nazionale quando era la terza carica dello Stato, rappresenta un precedente inaccettabile.

Le strutture ospedaliere sono organizzate secondo criteri biologici e funzionali, non sulla base della percezione soggettiva di sé. Esiste una distinzione tra reparti maschili e femminili che risponde a esigenze di privacy, sicurezza e gestione del personale. Se si permette a un paziente di rifiutare una sistemazione basata sul sesso biologico e ottenere il “trasferimento d’onore” grazie a una telefonata politica, il regolamento interno decade con tutto il caos organizzativo che inevitabilmente ne consegue.

Innanzitutto, chi stabilisce da ora dove finisce il diritto alla sensibilità individuale e dove inizia il capriccio? Gli ospedali non possono trasformarsi in strutture ricettive dove la camera viene scelta in base al gradimento personale.

Il “salta-fila” ideologico: e gli altri pazienti?

Mentre migliaia di cittadini campani attendono svariati mesi per un esame o restano ammassati nei corridoi dei pronto soccorso su barelle di fortuna, il Presidente della Regione spende il suo capitale politico e il tempo delle direzioni sanitarie per risolvere un problema di “collocazione” che portano a creare cittadini di serie A e di serie B. Il suo intervento ha di fatto creato una corsia preferenziale basata sull’appartenenza a una specifica categoria protetta. È un messaggio devastante: se la propria situazione ha un valore politico o mediatico, il Governatore si muove. Se sei un anziano solo in una corsia affollata, resti invisibile.

Tutelando la sensibilità di uno, si rischia di ignorare quella di molti. Cosa pensano, per esempio, le pazienti donne (biologiche!) che potrebbero trovarsi nel loro reparto una persona di sesso biologico maschile? La loro privacy e il loro senso di protezione valgono meno del “comfort” della paziente trans? Non sarebbe, forse, un caso di discriminazione al contrario? Questo la politica onorevole e i giornali strombazzanti al suo seguito non se lo sono chiesti né lo hanno chiesto ai degenti.

L’ingerenza della politica sulla medicina

Un Presidente di Regione dovrebbe occuparsi di bilanci, infrastrutture e strategie sanitarie a lungo termine. Quando scende nel dettaglio della gestione di un singolo letto sta compiendo un’invasione di campo ed esercita una pressione sul personale sanitario. I direttori sanitari, che dovrebbero rispondere a protocolli scientifici e logistici, si trovano costretti a piegare le regole sotto la pressione della politica e dei “delegati speciali” per evitare “casi mediatici” sgraditi alla giunta.

Ideologia contro Realtà

Questo intervento è il trionfo del politicamente corretto sulla realtà dei fatti. Si preferisce scardinare l’organizzazione di un ospedale pur di compiacere una narrazione ideologica, piuttosto che ribadire che le regole valgono per tutti, indipendentemente dall’identità di genere dichiarata.

L’attivismo di Roberto Fico è l’emblema di una politica che ha rinunciato a governare il sistema per limitarsi a gestire l’emozione del momento. Trovare una “sistemazione adeguata” al di fuori delle regole esistenti non è progresso, ma privilegio.

La sanità pubblica deve basarsi su protocolli oggettivi e imparziali. Se si permette alla politica di decidere chi ha diritto a un trattamento speciale, la degenza ospedaliera smette di essere un diritto garantito e diventa un favore concesso dal potente di turno. Se si è stati capaci di inventarsi i banchi a rotelle quale soluzione alla pandemia, non si stupirebbe nessuno se l’era di Fico al comando della Regione Campania porterebbe alla creazione di ospedali arcobaleno.

Tony Fabrizio 

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