Roma 8 gen – Anche quest’anno l’8 gennaio a Roma è un giorno normale. I commercianti hanno aperto i loro negozi con le vetrine integre, nessun cittadino andrà a prendere l’auto trovandone solo la carcassa bruciata, nessun operatore ecologico dovrà raccogliere una cicca in più dell’ordinario. Sembra che il migliaio di persone radunatosi ad Acca Larenzia ieri nemmeno sia mai passato per le strade del Tuscolano.
Le sparate della sinistra
Chi ne esce malconcia è la sinistra nostrana. Tra vomito di bile, supponente ignoranza e comici cortocircuiti riassumibili in quella morale sinistra a cui i nostalgici di purghe e gulag e tutto l’indotto ci hanno tristemente abituati. Si parte con Local Team che parla di decine di militanti immortalati ad Acca per il saluto romano. Ora, un’emittente che campa di immagini, se parla di decine di persone non fa altro che far dubitare di sé stessa e del servizio che offre.
Il meglio, però, arriva con la parte “onorevole” della sinistra che metterebbe in difficoltà chiunque fosse alla ricerca del peggiore rappresentante della disonestà intellettuale, della turpitudine politica e della saccente ignoranza. Forse Ilaria Cucchi che dalla propria pagina social parla di “propaganda (proprio lei?!?) fascista” a proposito del saluto romano e non di memoria? Il fine è scontato, ripetitivo e inevitabile: tirare in ballo il Fascismo che “ha distrutto Roma e un Paese”. Il Fascismo ha distrutto Roma e l’Italia? Proprio lei dovrebbe sapere che quei palazzi oggi adibiti a tribunali, a questure e a uffici governativi ancora in piedi e perfettamente funzionanti e che sono stati la sua fortuna politica sono opere realizzate proprio durante il Ventennio. Li ha costruiti il Fascismo! Dichiarazioni da rendere disoccupata persino una come la Boldrini.
La senatrice Cucchi avrebbe potuto almeno fare queste considerazioni, visto che in quanto alle attività legislative è alquanto distratta: cita una sentenza del 2024 sull’apologia di fascismo quando la Cassazione a Sezioni Unite si è espressa chiaramente. Chiaramente al contrario di quello che lei scrive.
Acca Larenzia e la solita solfa della sinistra
Ma non pretendiamo certo che si capisca la differenza tra il gesto (che non è reato) e l’occasione in cui questo viene “sfoderato” (per cui potrebbe confrontarsi un reato). Forse, è il caso che la sinistra dovrebbe prendere le distanze anche dal compagno Bonelli, quello dei sassolini in Parlamento. O denunciare la sua crassa ignoranza e la controproducente strumentalizzazione se è costretto a partorire un post con l’hashtag Acca per ricordare la strage di Pietralata, invece di commemorarla!
E poi la solita solfa trita e ritrita a voce unificata della Costituzione antifascista. Lo ribadiamo ancora una volta: la Costituzione non è antifascista! Tale parola nel dettato costituzionale non compare nemmeno una volta. La parte relativa alle innovazioni nel mondo del lavoro, anzi, è prettamente fascista. Mica erano fessi i padri costituenti! Solo nelle disposizioni transitorie e finali, una sorta di post scriptum, si è vietato per un quinquennio ai capi responsabili del Fascismo di candidarsi alle elezioni. Vale a dire che, se non ci fosse stata la macelleria messicana di Piazzale Loreto, Benito Mussolini e i gerarchi dal 1952 avrebbero potuto legalmente candidarsi alle pubbliche elezioni.
La gaffe di Fratoianni
L’apice, il culmine, la vetta, però, la conquista quel “genio” di Frantoianni che, per ribadire la sua contrarietà alla pratica della memoria di Acca, posta una foto della commemorazione con una scritta a caratteri cubitali color marmo” ASSENTE”. Caro – si fa per dire – Frantoianni, studi! Si informi! Se lo faccia spiegare, altrimenti semplicemente impari da noi e ricordi ad imperitura memoria che “ASSENTE” è il grido che si leva con tanto di immancabile saluto romano durante la commemorazione in ricordo di José Antonio Primo de Rivera, la massima espressione del fascismo spagnolo.
Non è così che si diventa camerati! In attesa di sapere se il nulla da sapere e il niente da essere è sufficiente per affollare le file degli odiatori, ci accontentiamo di spiegarci come si possano candidare tra le loro file frantumatrici di crani, come la maestra col martello. Al di là di questi piacevolissimi (non per loro!) gioco al ribasso è evidente che gli odiatori di sempre, i nipoti dei criminali col fazzoletto rosso in gola, i discendenti dei rubagalline, i compartecipanti agli stupri, i fiancheggiatori dei mafiosi una sola domanda non si sono ancora posti: perché c’è Acca Larenzia?
Perché c’é Acca Larenzia?
Rispondiamo noi: Acca Larenzia ha modo di esistere perché, come recita la targa sulla porta della sezione, “odiatori politici e servi dello stato” ammazzarono con colpi di arma da fuoco 3 ragazzi tra i 18 e i 20 anni senza alcuna colpa. Senza motivo. Ne ammazzarono altri che commemorarono i caduti di Acca già dal loro primo anniversario.
Per i mandanti e per gli esecutori del vile atto non si registra un nome. Quei ragazzi diventati sagome col gesso bianco sul selciato di Acca non hanno avuto mai giustizia. Nessuno ha mai pagato per il loro assassinio. Se proprio volete, questo è il coro di vergogna che dovreste levare verso i governi degli ultimi quarantotto anni. Anche contro questo governo.
Silenzio e rispetto
Dovreste chiedervi perché quarantott’anni dopo perché uccidere un fascista non è reato. Non ci saranno nomi e nemmeno condanne per la vile aggressione ai danni dei ragazzi di Gioventù Nazionale Prenestino in affissione. È un copione già scritto e ben rodato negli anni. Gli anni di piombo nacquero esattamente così. Non serve alcuna porta della Cgil a Primavalle (ricordate il famoso rogo? Virgilio aveva 8 anni!) con un colpo di pistola da postare sui social per guadagnare le luci della ribalta: sarà l’“assalto” il nome dato a due fioriere divelte da un ubriaco che da sobrio si è pure dichiarato antifascista oppure l’aggressione del sindacalista genovese totalmente inventata?
Possono stare sereni, non vale la media statistica di mettere la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore per avere il culo bene al sicuro. Visto che tutte le loro mirabolanti carriere si fondano sull’esposizione del tesserino di antifascista ed avendo bisogno loro, per definizione, del Fascismo per vivacchiare, prendano esempio da chi ad Acca ci va per un credo, con tanto di valori e sentimento: rispetto e silenzio.
Tony Fabrizio