Roma, 12 gen – Le piste di Ranucci e del SISDE degli anni ’80 e ’90 sembrano oggi unirsi. Da una parte Ranucci potrebbe subire una pesantissima condanna per le accuse mosse a Delle Chiaie; dall’altra il SISDE potrebbe subire una condanna per gli omicidi di Pagliai e di Palladino e per il tentato omicidio dello stesso Delle Chiaie. Come è noto, Ranucci dovrà comparire il 14 gennaio 2026 davanti ai giudici per giustificare le accuse contro Delle Chiaie. Accuse incautamente mosse più volte, fondate esclusivamente su un finto pentito, Alberto Lo Cicero, il quale non solo non sa nulla della strage di Capaci, ma non risulta neppure affiliato alla mafia. Il solito cinepanettone da servizi segreti all’italiana. Ma veniamo allo specifico.
Tutte le trasmissioni di Ranucci si basano sulle rivelazioni di Lo Cicero
Questo collaboratore di giustizia, morto di cancro, avrebbe rivelato il coinvolgimento della destra eversiva nella strage del 23 maggio 1992. Il problema è che Lo Cicero, “a leggere i suoi verbali ufficiali, della strage di Capaci non sapeva praticamente nulla”. Inizia a collaborare formalmente il 24 luglio 1992. In “22 verbali di dichiarazioni alla Procura parla di tutto: dei suoi rapporti con Mariano Tullio Troia, boss di San Lorenzo, di altri esponenti mafiosi, di traffici vari. Ma quando si arriva alla strage di Capaci, il vuoto. Non indica gli autori materiali, non racconta le fasi preparatorie, non sa nulla delle dinamiche esecutive”. Prendiamo invece Antonino Troia, fratello di Mariano Tullio, “figura centrale nella strage: è lui che individua il cunicolo dove piazzare l’esplosivo, bonifica la zona, coordina il trasporto dei bidoncini, custodisce gli apparati radio”. Le sentenze definitive lo condannano all’ergastolo. E Lo Cicero, che pure dice di essere vicinissimo alla famiglia Troia, “non fa mai il nome di Antonino in relazione alla strage. Mai”. In più c’è il fatto che Lo Cicero racconta di essere stato “uomo d’onore”, affiliato a Cosa Nostra. Descrive persino la sua cerimonia di affiliazione. Peccato che “nella sentenza 434/1995 questa affiliazione venga clamorosamente smentita” dalle dichiarazioni di Marino Mannoia. Lo Cicero mentiva. La realtà è che Lo Cicero venne arrestato per droga nel dicembre 1985 e il boss Troia lo aveva scaricato: aveva scoperto che aveva un cognato agente di polizia (polizia/SISDE???). Lo Cicero dichiara: “Da quel giorno venni messo da parte”. L’ultima volta che vide Troia è nel 1986-87. È un uomo “bruciato”. Ma allora “come fa a sapere della strage di Capaci del maggio 1992? Come può raccontare dettagli di un’organizzazione che lo aveva scaricato sei anni prima?”. Non può. E infatti non racconta nulla di rilevante. Ecco come si genera la dichiarazione del procuratore capo, titolare dell’indagine, per il quale la testimonianza di Lo Cicero vale uno “zero tagliato”. Lo ribadisce due volte. Attenzione, adesso: è su un personaggio come Lo Cicero che si basano tutte le trasmissioni di Ranucci su Delle Chiaie. Chiaro ora perché Ranucci è nella m. fino al collo?
Il SISDE e gli agguati contro Avanguardia Nazionale
Come noto, nel 2014 il SISDE pubblica un documento contro il neofascismo e, forse nella speranza che non lo veda nessuno, lo infila tra i documenti della Commissione Moro, dove rimane nascosto per 11 anni. Poi, casualmente, nel 2025 salta fuori e si scopre che contiene un resoconto sugli agguati organizzati da CIA e SISDE in Bolivia contro Delle Chiaie, Pagliai e un terzo militante rivoluzionario ancora sconosciuto. Gli agguati sarebbero giustificati dai mandati di cattura per la strage di Bologna. Le accuse su Bologna erano il solito cinepanettone e quindi potevano crollare di fronte ai giudici boliviani; allora il SISDE chiede alla CIA di non procedere con una normale pratica di estradizione ma di organizzare degli agguati. Gli agguati riescono in parte con l’omicidio di Pagliai, colpito alla nuca. Delle Chiaie invece si difende in tribunale, dove le accuse cadono nel ridicolo. C’è qualcuno del SISDE e della CIA che deve rispondere di quell’omicidio? Ci sono quelle risposte? Certo: sono nascoste in atti ancora secretati. Vediamo quali.
• L’indagine chiesta dal padre di Pagliai consta di 120 pagine. Ne sono state secretate 60, e forse basterebbe renderle pubbliche perché arrivino le condanne;
• Il documento desecretato dal SISDE consta di 111 pagine, ma arriva solo alla pagina 109. Cosa c’è nelle pagine 110 e 111? La descrizione dell’omicidio di Pagliai. Basterebbe renderle pubbliche e, di nuovo, avremmo le condanne (attenzione: qui c’è anche la CIA);
• Un avvocato in odore di servizi segreti passò una falsa informazione per far uccidere Palladino nel carcere di Novara. Basterebbe scoprire da chi ricevette l’incarico quell’avvocato e arriverebbero le condanne;
• È un caso che la figura di Bellini, conosciuta solo ai servizi segreti, venga oggi agitata su Capaci a Palermo, per anni il regno del vicecapo del SISDE Bruno Contrada? (Si ricordi come il Tribunale di Bologna abbia RESPINTO un plico di documenti inviato dall’ex presidente di Avanguardia Nazionale, dove si smontava la costruzione del personaggio Bellini, ignoto a tutti.)
Caro Ranucci, rendiamo tutto trasparente
Caro Ranucci, perché non fai una bella trasmissione su tutti questi segreti del SISDE di quegli anni per chiederne l’annullamento? Perché non fai una trasmissione sul plico RESPINTO dal Tribunale di Bologna? Vieni a consultarlo. Mica dovremmo pensare che li stai proteggendo col silenzio? Basta con i vostri segreti: rendiamo tutto trasparente.
Carlo Maria Persano