Roma, 23 feb – Inter-Juventus è destinata a non finire mai. A distanza di una settimana abbondante l’episodio della simulazione di Alessandro Bastoni sulla lievissima manata di Pierre Kalulu – poi ingiustamente espulso – continua a far discutere. Da ambo le parti ogni stagione, due volte all’anno, è lo stesso ritornello, con le solite dosi di veleno calcistico instillate nel dibattito calcistico dal derby d’Italia – che non a caso si chiama così. Sia chiaro: chi scrive non declina la particolare questione sociale in maniera negativa. Tutt’altro, perché il rotolare del pallone nella sua soggettività spiega meglio di altri pregi e difetti, vizi e virtù del popolo italico. Soprattutto quando ad aprire bocca è certa sinistra.
Le reazioni a caldo
A caldo, si sa, si tende sempre a perdere obiettività. Se da una parte Cristian Chivu, tecnico della Beneamata, al triplice fischio ha provato a difendere l’indifendibile (sportivamente parlando) dall’altra abbiamo assistito nei confronti del difensore azzurro a reazioni largamente spropositate. Tralasciando le minacce ricevute sui social dai soliti idioti del web, c’è chi è arrivato a chiedere l’epurazione dal numero novantacinque nerazzurro dalla Nazionale italiana.
«Non va convocato» ha tuonato – si fa per dire – tra gli altri Enrico Letta nelle ore immediatamente successive. Appunto, all’infelice affermazione dell’ex segretario del Partito Democratico possiamo lasciare il beneficio del dubbio che tanta intransigenza possa essere ricondotta alla tendenziosità propria del tifo (rossonero, in questo caso: il Milan si sta giocando lo scudetto con l’Inter).
Il caso Bastoni-Kalulu
Anche perché in un periodo non così particolarmente florido di successi per la selezione azzurra privarsi di uno dei difensori migliori del momento – siamo d’accordo in marcatura non sarà né Paolo Maldini né Fabio Cannavaro, ma ad oggi è questo che passa in convento – sarebbe quantomeno castrante.
Come abbiamo scritto poco sopra però il caso tra Bastoni e Kalulu è tutto fuorché chiuso. No, non stiamo parlando dei fischi (legittimi, è pur sempre calcio) del pubblico di Lecce. Ma dell’uscita a riguardo di Giovanna Botteri.
L’uscita a vuoto di Giovanna Botteri…
Ospite del programma In Altre Parole l’ex giornalista della Rai ha voluto dare la sua chiave di lettura sull’argomento. Si tenga forte il lettore, si dimentichi del rigore di Ronaldo e dello scudetto di cartone, di Calciopoli e del 5 maggio. Nulla c’entra la trance agonistica che ha portato Bastoni – che non è stato il primo e non sarà l’ultimo, va detto – ad esultare al rosso sventolato in faccia allo sfortunato Kalulu. E nemmeno la Marotta League.
Rispondendo al conduttore Massimo Gramellini, l’ospite fissa del contenuto di La7, ha detto che il terzino della Juventus «è anche un giocatore nero, tra l’altro, c’è anche l’elemento razzista. Ha fatto una roba schifosissima. Non è da giustificare, ha fatto espellere il giocatore neretto e poi ha anche esultato. È veramente una roba immonda».
…e il gol di Aldo Serena
Manca solo la crocifissione in sala mensa di fantozziana memoria. La sinistra insomma non perde occasione per metterci dentro (a sproposito) le sue paroline magiche e squalificanti. Il problema, per loro, è che non è La sai l’ultima. E queste barzellette non fanno ridere nessuno.
Calcisticamente parlando potremmo paragonare le dichiarazioni della Botteri all’uscita a vuoto di un portiere un po’ troppo sicuro di sé. Che un bomber come Aldo Serena – uno che avendo giocato nell’Inter, nel Milan e nella Juventus mette d’accordo (quasi) tutti – ha trasformato in un gol facile facile: «Spero per la signora Botteri (e anche per noi) che la sua superficialità, l’approssimazione e la faciloneria, con la quale ha affrontato l’argomento di Bastoni non sia la costante con la quale ci fornisce informazioni dal mondo». Uno a zero e palla al centro.
Cesare Ordelaffi