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Mal d’Africa: quando il calcio diventa una farsa

by Roberto Johnny Bresso
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Africa

Roma, 20 mar – Parliamoci chiaro, il calcio non sta vivendo il suo momento di massimo splendore, ma quello che ci regala l’Africa è qualcosa che va ben oltre il semplice evento sportivo, è un qualcosa che ci dice molto su un continente che continua ad essere avvolto in faide tribali che fanno fatica a conciliarsi con la concezione del mondo contemporaneo.

Il calcio in Africa

Il movimento calcistico del continente nero ha sempre fatto molta fatica ad emergere, a dispetto dell’immensa popolarità tra la gente e delle indubbie doti fisiche ed atletiche, per delle semplici ragioni che spesso vengono taciute per non incorrere nella solita stucchevole accusa di razzismo: gli africani non si sanno gestire da soli. Troppo impegnati in eterne faide, il gioco di squadra male si adatta a chi da sempre pratica la legge del beduino. Ed ecco quindi che, a partire dagli anni ’90, è dovuto intervenire il solito “cattivo uomo bianco” per cercare di sviluppare delle indubbie ed innate potenzialità. Perciò tanti allenatori europei hanno iniziato ad allenare lì e, siccome tutto ciò non viene certo fatto per bontà disinteressata, i migliori talenti africani sono stati portati a crescere nel vecchio continente. Quindi, di fronte alla scelta se giocare per una compagine europea oppure per il proprio paese d’origine, quasi tutti i migliore calciatori hanno scelto la prima opzione, tanto che la Francia che vinse il Mondiale casalingo del 1998 era di per sé una squadra africana all’80%. Così Lamine Yamal, fenomeno del Barcellona, quattro anni fa festeggiava con la maglia del Marocco, salvo poi l’anno dopo scegliere la Spagna, in quanto più vincente. Del resto da noi abbiamo Mario Balotelli che si è sempre dichiarato africano, pur giocando per gli Azzurri. Poi quei giocatori non abbastanza validi da essere convocati in Europa magicamente si riscoprono africani…

La coppa farsa

Tutto questo per arrivare all’attualità: la finale della Coppa d’Africa 2026. La Coppa d’Africa è da sempre un qualcosa di surreale, nel senso che a volte si gioca ogni anno, a volte ogni due, a breve si giocherà ogni quattro oppure quando viene voglia… impossibile trovarvi una logica! Detto questo l’edizione 2026, inizialmente prevista per l’estate 2025, ma spostata per compiacere Gianni Infantino ed il suo Mondiale per club, si è disputata in Marocco, sede della più potente federazione africana. La competizione doveva essere la vetrina in attesa dei Mondiali del 2030 ed il Marocco doveva vincere ad ogni costo. Il 18 gennaio è in programma quindi la finale tra i padroni di casa ed il Senegal, ma è caos totale sull’arbitro, che viene nominato solamente la sera prima. Dopo una discussione accesa viene scelto il congolese Jean-Jaques Ndala Ngambo, che nel finale di partita annulla un goal regolare al Senegal, per poi assegnare un rigore inesistente al Marocco. Apriti cielo! I tifosi senegalesi si scontrano con la polizia sugli spalti, mentre la squadra ospite, per protesta, torna negli spogliatoi. A quel punto Ngambo poteva fare una cosa sola, vale a dire dichiarare conclusa la partita. Probabilmente mal consigliato o abbandonato a se stesso, non lo fa e dopo svariati interminabili minuti il Senegal torna in campo. Brahim Diaz sbaglia il rigore con un surreale cucchiaio (qualcuno ipotizza addirittura volontariamente) e nei supplementari Pape Gueye regala la coppa al Senegal.

Mal d’Africa

Il 28 gennaio la Caf (la confederazione africana strettamente controllata dalla Fifa) commina blande squalifiche ad entrambe le squadre, ma omologa il verdetto del campo. Pare finita, ma è qui che entra in campo la federazione marocchina: dietro le quinte, appoggiata da Infantino e dal presidente della Caf, il sudafricano Patrice Motsepe, lavora sotto traccia per modificare l’esito del confronto. Cosa che puntualmente accade 57 giorni dopo, di sera, mentre in Europa si sta disputando la Champions League, con tanto di Brahim Diaz, impegnato a Manchester con il Real Madrid, che esulta a fine gara. In tutto il Marocco partono caroselli spontanei per festeggiare la coppa vinta a tavolino per 3-0, mentre il presidente della federazione senegalese afferma che non restituiranno né la coppa né il premio in denaro di 10 milioni di dollari, ovviamente annunciando immediato contro ricorso. Naturalmente da questa farsa sarà impossibile venirne fuori ed immagino che il già travagliato rapporto tra il calcio del Maghreb e quello dell’Africa nera si rovinerà del tutto. Ma ad uscirne sconfitti veramente sono il calcio in toto e la credibilità di un continente, che proprio non riesce a fare i conti con la sua mancanza della benché minima organizzazione e credibilità.

Roberto Johnny Bresso

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