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Crans-Montana, filmare la tragedia: i perché di un comportamento anomalo

by La Redazione
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Roma, 12 gen – La strage di giovani nel locale della località sciistica svizzera di Crans-Montana per il veglione di fine anno ha provocato anche sconcerto per il comportamento passivo delle vittime di fronte all’incendio. Qualcuno dei ragazzi coinvolti nella strage invece di scappare come l’istinto suggerisce, è infatti rimasto nel locale invaso del fuoco a riprendere la scena con il proprio smartphone.

Un comportamento anomalo

Nonostante le fiamme, il calore dell’incendio, il panico di coloro che fuggivano accalcandosi per sfuggire ad un’orrenda morte, alcuni adolescenti filmavano la tragedia. Un comportamento assolutamente non istintivo, anomalo, con uno sfondo patologico, di estraniazione dal contesto reale.

In caso di evento traumatico la mente mette in atto strategie difensive. Sono le difese psichiche, che rendono l’esperienza meno spaventosa. La dissociazione, forma di disconnessione dalla realtà per superare un’esperienza troppo intensa e sconvolgente, una sensazione di straniamento, di distacco della realtà.

Osservarsi dall’esterno come uno spettatore, senza alcun coinvolgimento emotivo, in un sogno, in una situazione irreale. La mente annebbiata si ritira, non mette a fuoco ciò che accade, nella dissociazione emotiva caratteristica del disturbo da shock postraumatico.

Altro meccanismo di difesa psichica è la negazione, il rifiuto dei segnali che la mente invia per proteggersi da una situazione insopportabile. Queste reazioni comportano la perdita di lucidità, di consapevolezza, di presenza a se stessi che chi ha filmato l’incendio non ha manifestato, rimanendo freddo e capace di azioni complesse come le riprese video.

Crans-Montana, cosa dicono le neuroscienze

Secondo le neuroscienze lo sviluppo del cervello dei giovani non raggiunge il pieno sviluppo delle zone preposte alla percezione del pericolo e alle risposte di fuga o lotta. L’amigdala, piccola ghiandola situata alla base dell’encefalo è la sede della paura: registra le emozioni fobiche e prepara la reazione, la scarica di catecolamine ematiche. Adrenalina, noradrenalina e dopamina.

Accelera l’afflusso di sangue ai grandi vasi per fuggire o combattere, il respiro e le pulsazioni predisponendo l’organismo all’azione. L’ippocampo, altra struttura del cervello limbico, responsabile dei comportamenti istintivi e della memoria, legge la situazione e ne individua la pericolosità.

In ultimo la corteccia prefrontale decide la risposta all’emergenza, ma questo meccanismo cerebrale perfezionato nei secoli nei giovani non è attivo. Purtroppo queste risposte indiffererenti possono esserci anche degli adulti che in presenza di eventi catastrofici invece di intervenire e aiutare filmano la scena.

In soggetti maturi le strutture cerebrali sono pienamente sviluppate e funzionanti, ma il distacco emotivo si ha egualmente, di fronte ad incidenti stradali o delitti i presenti non intervengono. Si limitano a filmare.

Il predominio della vista

Freddezza e mancanza di empatia, sintomo di disturbo antisociale di personalità, in forma non sempre patologica, ma segno preciso dell’assenza di regole morali. La società narcisista dell’egoismo e della mancanza di valori. induce  comportamenti privi di solidarietà e umanità, l’assenza dei sentimenti di pietà e solidarietà.

Oggi si predilige la vista, che predomina sugli altri sensi e l’udito preposto alla ricezione del suono, del logos, il verbo da cui tutto origina non ha più l’importanza dovuta. Tutto passa dalle immagini degli schermi televisivi, dei computer, dei video sulle reti sociali, dalla costante esibizione voyeuristica di ciò che si condivide compulsivamente.

Non più essere, ma apparire ad ogni costo, anche quello della spettacolarizzazione della sofferenza e della morte, secondo un tragico rituale. Nel terzo millennio, distrutte famiglia e comunità, si vegeta in un universo virtuale, non più protagonisti della realtà, ma registi e attori della sua rappresentazione. Per questa distorsione che inibisce le naturali reazioni di difesa, quei giovani hanno filmato la morte: la loro.

Roberto Giacomelli

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