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David Rossi, tredici anni dopo: il caso che continua a interrogare lo Stato

by Carlo Maria Persano
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David Rossi

Roma, 9 mar – Tredici anni dopo la morte di David Rossi, il caso continua a pesare come un macigno sulla storia recente del Monte dei Paschi di Siena e sull’intreccio tra finanza, politica e istituzioni che ha segnato uno degli scandali bancari più rilevanti della Repubblica. Per oltre un decennio la versione ufficiale ha parlato di suicidio. Oggi, secondo una nuova perizia giudiziaria, quello scenario viene radicalmente messo in discussione: Rossi non si sarebbe tolto la vita, ma sarebbe stato spinto nel vuoto dalla finestra del suo ufficio. Una conclusione che riapre interrogativi rimasti sospesi per anni e che riportano al centro una vicenda simbolo della crisi del sistema bancario italiano.

La morte di David Rossi, un “suicidio” mai del tutto chiarito

David Rossi era nato a Siena il 2 giugno 1961. Il 6 marzo 2013 morì nella stessa città, precipitando dalla finestra del suo ufficio nel palazzo del Monte dei Paschi di Siena. Aveva 51 anni ed era il responsabile della comunicazione della banca più antica del mondo. Il suo incarico non era puramente tecnico. In un momento in cui Mps era attraversata da una crisi profonda, Rossi aveva il compito di gestire la comunicazione verso correntisti, azionisti e opinione pubblica. In altre parole, doveva rassicurare il mercato mentre l’istituto senese affrontava una delle fasi più difficili della sua storia. Dal 2011 la situazione della banca era diventata estremamente delicata. Il Monte dei Paschi era già scosso dalle conseguenze dell’acquisizione di Antonveneta e dalle operazioni finanziarie legate ai derivati Santorini e Alexandria. In quel contesto, il ruolo di Rossi assumeva inevitabilmente anche una dimensione politica, perché la governance della banca era storicamente legata al sistema di potere locale della sinistra toscana.

Per anni la morte di Rossi è stata archiviata come suicidio. Le indagini iniziali, condotte dalla procura di Siena, hanno sostenuto questa versione nonostante numerose anomalie segnalate nel tempo da familiari, giornalisti e commissioni parlamentari. La nuova perizia giudiziaria cambia però il quadro. Secondo questa ricostruzione, Rossi sarebbe stato trattenuto per le braccia e poi lasciato cadere dalla finestra del suo ufficio al terzo piano della sede del Monte dei Paschi. Dopo la caduta sarebbe rimasto vivo per circa venti minuti, senza che venissero chiamati immediatamente i soccorsi. Se questa ricostruzione venisse confermata definitivamente, significherebbe che per tredici anni un omicidio è stato trattato come un suicidio.

La morte di Rossi e la crisi del Monte dei Paschi

Per comprendere la portata del caso Rossi è necessario ricordare la situazione in cui si trovava la banca senese all’inizio degli anni 2010. I bilanci mostravano una massa enorme di crediti deteriorati. Nel 2013 l’esposizione verso i cosiddetti NPL – i prestiti che difficilmente sarebbero stati restituiti – superava decine di miliardi di euro. Le sofferenze lorde sfioravano i 19 miliardi, mentre il patrimonio netto della banca era di poco superiore ai sei miliardi. Una sproporzione che lasciava intravedere il rischio di una perdita patrimoniale totale. Secondo varie ricostruzioni, all’interno della banca esisteva una sorta di “lista nera” dei grandi debitori che difficilmente avrebbero restituito i prestiti ricevuti. David Rossi avrebbe avuto accesso a queste informazioni e, secondo alcune ipotesi investigative, stava valutando di parlarne con la procura di Milano, competente per le indagini sulla banca quotata in Borsa. Pochi giorni prima della morte, il 19 febbraio 2013, Rossi subì una perquisizione della Guardia di Finanza nella sua abitazione e nel suo ufficio. Un passaggio che avrebbe accelerato le sue decisioni e che potrebbe aver rafforzato il timore di essere trasformato in capro espiatorio di responsabilità molto più ampie.

Gli aiuti dello Stato a MPS

Negli anni successivi lo Stato italiano è intervenuto più volte per evitare il collasso del Monte dei Paschi. Nel 2013 arrivarono i cosiddetti Monti-Bond per circa 4,1 miliardi di euro. Nel 2017 lo Stato intervenne nuovamente con una ricapitalizzazione precauzionale da 5,4 miliardi che portò il Ministero dell’Economia a diventare azionista di maggioranza della banca. Nel 2020 fu avviata l’operazione di trasferimento dei crediti deteriorati alla società pubblica AMCO, con un’operazione stimata tra gli 8 e i 10 miliardi di euro. Infine, nel 2022, fu necessario un ulteriore aumento di capitale da 1,6 miliardi. Considerando anche le garanzie statali e le altre misure indirette, il costo complessivo del salvataggio si avvicina ai 25 miliardi di euro. Si tratta di uno degli interventi pubblici più onerosi nella storia bancaria europea.

Il caso Rossi continua a sollevare interrogativi che non hanno ancora trovato una risposta definitiva. Perché le indagini iniziali hanno escluso così rapidamente l’ipotesi dell’omicidio? Per quale motivo molte anomalie presenti sulla scena della morte sono state considerate irrilevanti? Quale ruolo hanno avuto, nella crisi di Mps, le operazioni finanziarie più controverse degli anni precedenti? E ancora: i bilanci della banca erano davvero rappresentativi della situazione reale o presentavano elementi di artificiale ottimismo? Le operazioni sui derivati e l’acquisizione di Antonveneta sono state indagate con la necessaria profondità? Sono interrogativi che riguardano non soltanto una vicenda giudiziaria ma un intero sistema di relazioni tra finanza, politica e istituzioni.

Riaprire il caso Rossi con indagini più opportune

A tredici anni di distanza, il caso David Rossi continua a rappresentare una ferita aperta nella storia recente del Monte dei Paschi di Siena. La nuova perizia riapre una vicenda che molti avevano considerato chiusa. Se l’ipotesi dell’omicidio dovesse essere confermata, il problema non sarebbe soltanto individuare i responsabili della morte di un dirigente bancario. La questione riguarderebbe un intero sistema di potere, fatto di relazioni tra finanza, politica e istituzioni, che per anni ha gravitato attorno alla banca più antica del mondo. Ed è proprio qui che la domanda più pesante torna inevitabile: chi aveva davvero interesse a far tacere David Rossi? Una seria indagine per l’omicidio premeditato di David Rossi, oggi diventa quanto mai opportuna.

Carlo Maria Persano

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