Roma, 26 mar – Le dimissioni di Maurizio Gasparri da capogruppo di Forza Italia al Senato aprono una resa dei conti interna che era nell’aria da giorni. La formalizzazione è attesa nelle prossime ore, ma il quadro politico è già chiaro: una parte significativa del gruppo parlamentare ha chiesto un cambio di guida, arrivando a mettere nero su bianco una lettera firmata da 14 senatori su 20, tra cui anche figure di peso come i ministri Paolo Zangrillo ed Elisabetta Casellati. A Gasparri sarebbe stata concessa una finestra di 48 ore per gestire un’uscita ordinata, evitando uno scontro pubblico che avrebbe ulteriormente esposto le tensioni interne.
Resa dei conti in Forza Italia: dimissioni Gasparri
Nel pomeriggio è convocata la riunione dei senatori azzurri che dovrà prendere atto delle dimissioni e indicare il successore. In pole position c’è Stefania Craxi, attuale presidente della commissione Esteri e Difesa, nome che rappresenta una linea di maggiore equilibrio nei rapporti interni e nella gestione del gruppo a Palazzo Madama. La sua eventuale nomina segnerebbe un passaggio non solo organizzativo, ma anche politico: meno esposizione personale, più controllo collettivo della linea. La vicenda si inserisce in una fase delicata per Forza Italia, impegnata a ridefinire il proprio ruolo all’interno della maggioranza guidata da Giorgia Meloni. Dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi, il partito ha progressivamente abbandonato le logiche più personalistiche per muoversi su un terreno più prudente, attento agli equilibri interni e ai rapporti con gli alleati. In questo contesto, la gestione del gruppo parlamentare diventa centrale: non solo per organizzare i lavori, ma per evitare che singole iniziative possano trasformarsi in elementi di frizione.
Il destino del Ddl antisemitismo resta incerto
È dentro questo quadro che si colloca anche il destino del cosiddetto Ddl Gasparri sull’antisemitismo. Formalmente, nulla cambia: il disegno di legge segue un iter autonomo e non dipende dalla posizione ricoperta dal suo promotore. Tuttavia, sul piano politico, le dimissioni incidono inevitabilmente sul suo percorso. Gasparri, da capogruppo, aveva la possibilità di orientare tempi e priorità parlamentari, oltre a svolgere un ruolo di mediazione interna. Venuta meno quella leva, il provvedimento perde uno dei suoi principali punti di spinta. Questo non significa che il Ddl sia destinato a fermarsi, ma che entra in una fase più incerta. La nuova guida del gruppo dovrà valutare se mantenerlo tra le priorità o accompagnarlo verso un percorso più graduale, fatto di approfondimenti in commissione e possibili modifiche. Una scelta che dipenderà sia dagli equilibri interni al partito sia dal clima politico più generale.
Negli ultimi mesi, infatti, i temi legati alla libertà di espressione, al conflitto in Medio Oriente e alla definizione stessa di antisemitismo hanno assunto una centralità crescente nel dibattito pubblico. Il Ddl Gasparri, introducendo nel sistema italiano la definizione IHRA e ampliando il perimetro degli interventi normativi e formativi, si colloca inevitabilmente dentro questo terreno sensibile. Per questo motivo, la sua gestione richiede un equilibrio politico non semplice, soprattutto per una forza come Forza Italia che tende a evitare esposizioni troppo nette su questioni divisive.
Gasparri, arrivederci e grazie del pensierino
Le dimissioni di Gasparri non vanno quindi lette solo come un passaggio interno, ma come il segnale di una fase di riassestamento più ampia. Un partito che cerca di consolidare la propria posizione nella maggioranza e che, proprio per questo, tende a ridurre gli elementi di attrito. In questo scenario, il destino del Ddl resta aperto: potrà proseguire il suo iter, ma con tempi e modalità che difficilmente saranno quelli di una spinta politica decisa. Più che uno stop, è probabile un rallentamento. Più che uno scontro frontale, una gestione cauta. È la logica tipica delle dinamiche parlamentari, dove le priorità si ridefiniscono spesso senza atti clamorosi, ma attraverso scelte progressive che finiscono per incidere sul risultato finale.
Vincenzo Monti