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Genova si liberi dalla Salis!

by Tony Fabrizio
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Genova Salis

Roma, 11 marzo – È una Silvia Salis dall’umore nero probabilmente a causa delle sue innumerevoli notti bianche quella che si presenta in consiglio comunale. Compitino già preparato e fresco di stampa, aria da scolaretta post notte prima degli esami e nenia monotematica d’ordinanza da far imbarazzare qualsiasi esponente rosso (per davvero) nella ennesima puntata della saga delle tensioni legate alla presenza di CasaPound in via Montevideo, nata da una dichiarazione presentata da esponenti cittadini di Lega e Fratelli d’Italia circa un incontro tra il Sindaco e il centro sociale Genova antifascista il 17 febbraio Palazzo Tursi.

Il politichese della Salis

La prima cittadina passa subito all’attacco e dalla politica, intesa come amministrazione della città che, stando ai pareri dei genovesi, latita da un bel po’, passa immediatamente al politichese e chiarisce che il Comitato Foce non ha mai chiesto di incontrarla, se non dai giornali. Lo stesso comitato di zona, dove ha sede il movimento della tartaruga frecciata, aveva chiesto il D.A.SPO. urbano per i membri del centro sociale Genova antifascista che più di una volta ha messo a ferro e fuoco la città e che ultimamente si sono resi protagonisti di un pericoloso lancio di bottiglie incendiarie contro il palazzo, dove c’è la sede del movimento politico che era chiusa e che, solo il freddo, ha fatto sì che finestre e balconi fossero chiusi, altrimenti il rischio di incendiare il palazzo sarebbe stato particolarmente certo. La Salis, però, non condanna minimamente queste violenze. Anzi, si ritaglia il successo personale perché dopo l’incontro in Comune sono cessate le violenze – non siamo nemmeno a un mese – e dà libero sfogo alla sua monotona frustrazione: CasaPound. “Chi usa metodi violenti – scrive Salis – è dalla parte del torto […] ma dico anche a chiare lettere che c’è una parte del torto quando si parla di posizioni politiche estreme, e chi si richiama apertamente dichiaratamente all’ideologia fascista non potrà mai essere dalla parte della ragione”. Vai a farglielo capire che questo è solo il suo pensiero, che vale quanto quello di un altro in quella democrazia, dove conta solo il suo parere, che la violenza non è stata messa in atto dal movimento neofascista. Orwell quando nella Fattoria degli animali scrisse La legge è uguale per tutti, ma per alcuni è più uguale degli altri evidentemente aveva già conosciuto Silvia Salis.

La realtà anacronistica del primo cittadino

Ma è nella trappola dell’anacronismo ideologico che ignora la realtà dei fatti che la Salis dà il meglio di sé. È nella crociata contro CasaPound che il Sindaco concentra ogni energia retorica, anziché direzionarle verso la risoluzione dei problemi nel quartiere Foce che subisce il peso di una violenza reale e quotidiana perpetrata dalle frange antifasciste, che sono suoi amici e interlocutori; è la pezza che potrà fornire a genovesi quando le chiederanno conto del suo quinquennio: l’essere concentrata a guardare il passato per non affrontare il presente. Così il fascismo diventerà il paravento dietro cui ripararsi per aver raggiunto il nulla istituzionale. “Genova – continua, imperterrita che manco la Boldrini – è una città medaglia d’oro al valore militare per la Resistenza, ha conosciuto l’orrore del nazifascismo, si è liberata da sola […] A Genova non può esserci uno spazio per un movimento dichiaratamente neofascista”, senza capire che Genova è solo la città che lei amministra e che non è casa propria, ma visto che la sua giustificazione di essere sindaco passa per quel revanscismo che è diretto discendente di quell’operazione che ha a che fare con la riscrittura della storia, interpretata, inventata e piegata ai propri (ab)usi e consumi, la Salis, da primo cittadino che è, sappia che Genova è stata il Terzo Fascio d’Italia. Potenza politica e industriale.

Il terzo fascio d’Italia

Tale titolo riconosceva il ruolo cruciale dei sindacati fascisti e della grande industria ligure nel consolidare il regime. I fascisti, quelli da lei tanto odiati e che non dovrebbero avere spazio in città, annetterono ben diciannove comuni portando a triplicare la superficie cittadina che passò da appena 8 kmq a oltre 240 kmq. Vennero avviati e conclusi immensi progetti monumentali come Piazza della Vittoria con lo spettacolare arco e l’intera zona di via Dante, dove una volta sorgeva il quartiere Ponticello; Genova fu dotata di una sua identità industriale in camicia nera. Comuni come Sestri Ponente e Cornegliano persero l’autonomia diventando poli siderurgici e cantieristici perfettamente integrati nel sistema urbano; fu realizzata la Camionale (Genova-Serravalle Scrivia) per collegare il polo industriale con l’entroterra, caratterizzata da ingenti opere ingegneristiche come viadotti, ponti e gallerie per gestire pendenze ridotte e curve ampie. Genova in epoca fascista fu protagonista di un’espansione tale che divenne terza solo a Roma e a Milano.

La speranza della condanna del fascismo

Il Sindaco, poi, nel compitino declamato non perde occasione di fare quadrato con la sua maggioranza che invita a distinguere la destra dal fascismo “che è stato condannato dalla storia, aberrato dall’umanità e dalla nostra Costituzione”. Sì, per cinque anni al massimo. Siamo al precariato dell’ideologia! È stato così condannato dalla storia che cento anni dopo lei parla del fascismo, invece che dei problemi di Genova e della sua amministrazione. È stato così aberrato dall’umanità che la spaventano le alleanze con “movimenti di tutta Europa” al punto da dire che a Genova i fascisti non sono graditi. Insomma, il solito cortocircuito antifascista che nemmeno la dignità e il rispetto di sé fa risparmiare di professare certe oscenità. E, infine, cerca di fare quadrato sperando che si levino parole di condanna anche dal centrodestra cittadino che, però, non abbocca alla trappola pseudodemocratica e per bocca del leghista Bevilacqua ricorda al Sindaco che ha incontrato una delegazione di Genova antifascista e non del Comitato Foce. E la capogruppo Bordillo sottolinea che in Comune è stato ricevuto un gruppo che professa il “No foibe, no party”.

Il centrodestra che non prende le distanze da CasaPound

Ma la Salis tira dritto e alla fine della riunione boccia un ordine del giorno presentato da Lega e Fratelli d’Italia per mezzo del quale chiedevano solo che l’inquilina di Palazzo Tursi esprimesse formale solidarietà a cittadini e commercianti del quartiere Foce che vogliono solo sicurezza, quiete e rispetto delle regole e che si impegni, per quanto di sua competenza, a sollecitare la richiesta di ordine pubblico per prevenire ulteriori disordini e garantire la vivibilità nel quartiere. Ordine del giorno bocciato manco a dirlo anche perché il centrodestra non aveva preso le distanze da CasaPound. Insomma, la Salis se ne frega della correttezza etica, politica e morale dei militanti di CasaPound che mai hanno creato problemi nel quartiere che, se non si rivolta contro la presenza della tartaruga frecciata, non riceverà l’interessamento del (suo) primo cittadino. Che chissà se farà di tutto per evitare anche la violenza di quegli interlocutori che già hanno messo a ferro e fuoco l’intera zona e non una volta e che lei riceve senza vergogna alcuna, ma per mere convenzioni (e convenienze) personali che sfiorano il patologico nella casa di tutti i genovesi onesti, sempre meno interessati a questo scontro personale, per non dire dalla parte dei militanti nazionalisti. Genovesi si nasce e lo si è per sempre, sindaci dopo cinque anni si smette di esserlo. E dalla Foce è già partito forte il grido: Genova si liberi dalla Salis!

Tony Fabrizio

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