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Giovani ad ogni costo

by La Redazione
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Roma, 25 mar – Nella società plastificata dell’esteriorità senza estetica, brutta e volgare, tutti vogliono essere giovani e belli per sempre, dimenticando che la bellezza esteriore è il riflesso di quella spirituale. La rimozione dell’archetipo della morte, nascosta agli occhi della società, scatena la grande paura della fine di tutto.

Il rapporto con la morte

La morte un tempo evento sociale da celebrare con il rito del passaggio ad altra dimensione nel calore della famiglia, oggi è vissuta nel distacco solitario tra le mura asettiche di un ospedale, nascosta agli occhi di tutti. L’ombra delle morte viene esorcizzata eliminando chirurgicamente la vecchiaia con le sue rughe. Nessuno vuole invecchiare, tutti vogliono una lunga vita da giovani.

Si vive nell’eterno presente, senza un passato da ricordare e senza futuro da tramandare, nella solitudine del narcisista spaventato dal passare inesorabile del tempo. Narciso dipendente dal giudizio altrui non si può permettere il decadimento fisiologico del corpo, perderebbe l’ammirazione del prossimo che dà significato alla sua vita.

La giovinezza eterna è prerogativa degli dèi, per gli uomini è il frutto del lavoro iniziatico che porta al divino nel superamento della dimensione umana. La hybris del tempo della dissoluzione è l’arroganza dell’innalzarsi al divino senza alcun sacrificio, così la società nutritiva e materna è la più invecchiata della Storia.

Rischio e sicurezza

Scomparsi gli ideali, il rischio, l’avventura, la lotta, caratteristiche giovanili, si sopravvive nella spasmodica ricerca della sicurezza, della salute forzata necessarie alla tranquillità borghese. L’ardore della gioventù è negato, vietate la sana aggressività e la forza selvaggia non funzionali al consumo compulsivo, essendo le intemperanze giovanili insopportabili per l’attuale mentalità sedata.

La gioventù dal dopo guerra è il riflesso della sottocultura americana, intorpidita dalla comodità, allontanata dalle tradizioni e dalle culture nazionali.

Mischiare le lingue per confondere le menti e distruggere le coscienze e i sentimenti di appartenenza, meno certezza delle proprie radici e più facilità per il grande capitale di indirizzare i gusti e le scelte. La rivoluzione borghese del 1968 e la contestazione hanno dato il colpo di grazia al vecchio mondo distruggendo le ultime regole e il rispetto dell’autorità.

Rivoluzione… commerciale

Prodotto perverso delle università americane ha invaso e distrutto ciò che rimaneva di un mondo di rovine, rivoluzione commerciale non ideale. Inaugurò l’ultimo stadio della decadenza, la fine della Patria e della famiglia, della scuola, per inaugurare il tempo della sicurezza, della salute garantita, della tranquillità borghese. Esigenze indotte per indebolire i popoli che negano l’ardore della giovinezza, il gusto della sfida al pericolo, la passione la rivolta.

Nel mondo antico la gioventù era il tempo in cui l’adolescente acquisiva i diritti del cittadino, portava le armi per difendere la terra dei padri e diventava uomo. Oggi invece è la prosecuzione di un’infanzia infinita, fatta di adulti che sembrano infanti, di vecchi patetici vestiti da ragazzi, senza più alcuna autorità e dignità.

La massa dei giovani

Molti giovani di questa epoca sono preda della solitudine interiore, della paura dell’irrilevanza, di essere invisibili come fantasmi. Nel nuovo mondo dove le femministe radicali prendono il posto delle donne equilibrate e gli eterni poppanti quello dei giovani guerrieri.

Dopo gli anni da pseudorivoluzionari la massa dei giovani si inserisce docilmente nella società che hanno contestato divenendo peggio dei loro antichi nemici, dei borghesi piccoli piccoli che si struggono per la carriera e il successo. Pochi altri, frange estreme di disadattati finiscono nella devianza, nelle dipendenze, nell’antagonismo permesso dal Sistema nei centri sociali protetti dello Stato.

Finti rivoluzionari e neoborghesi si accontentano dei viaggi, delle vacanze e degli oggetti simbolo di stato, maschi deboli e femmine svalutate frustrate dalla pochezza dei loro compagni. Coloro che non si piegano alla dittatura dolce del consumo e vivono ancora di ideali sono felici di diventare adulti, di portare all’atto ciò che sono in potenza, uomini e donne integrali: tutto ciò fa molta paura a chi tiene le fila dello status quo.

Roberto Giacomelli

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