Roma, 28 mar – Ilaria Salis è un soggetto pericoloso. Se in Italia la reinventano eletta e la mandano a Bruxelles per quasi ottomila euro al mese pur di non mandarla a processo e probabilmente in galera in Ungheria, l’Interpol, per mano tedesca, mette le cose a posto. Ne prenda coscienza l’onorevole deputata europea. E con lei anche i suoi angeli protettori Nicola Frantoianni e Angelo Bonelli e i loro compagni elettori. Non trova accoglienza la vittimizzazione tattica del sabato mattina, quale preludio alla manifestazione contro i re e le sue guerre. Né il piano pseudo-vittimistico-elettorale per sbraitare contro il Governo e la deriva che vorrebbe (la Salis & co.) abbia fatto dell’Italia uno stato di polizia.
Il brusco risveglio della Salis
Sabato mattina l’onorevole-maestra è stata svegliata dalla Polizia che per “oltre un’ora” – il Viminale in una nota parla di “mezz’ora” – l’ha tenuta sulla porta. La Salis si scaglia immediatamente sul “controllo preventivo” previsto dal nuovo Decreto Sicurezza e sull’Italia trasformata in regime di polizia. Oltre la retorica vittimista, però, il brusco risveglio della Salis è solo l’ennesimo capitolo di una narrazione distorta cavalcata per alimentare il consenso elettorale. La realtà dei fatti, nuda e cruda, racconta una storia ben diversa. L’onorevole Salis e i suoi sostenitori, infatti, dovrebbero rileggere con attenzione la nota della Questura. Non c’è stata alcuna “scelta politica” arbitraria da parte del Viminale. La segnalazione è arrivata alle quattro del mattino tramite i canali Interpol dalla Germania. In un’Europa che si vorrebbe unita e sicura, quando un partner internazionale segnala il movimento di gruppi radicali potenzialmente pericolosi in contatto con un soggetto pubblico, l’accertamento non è una facoltà, bensì un obbligo giuridico. Se gruppi di manifestanti tedeschi, già noti alle autorità di Berlino per la loro propensione al disordine, si muovono verso la nostra Capitale in concomitanza con una manifestazione nazionale “amica”, lo Stato ha il dovere di sapere chi sta ospitando chi. Non è un “controllo esasperato” ma basilare prassi. Soprattutto se il gruppo radicale si chiama Hammerbande ed è il gruppo che, tra le altre cose, ha compiuto il tentato omicidio di Budapest a seguito del quale la Salis venne arrestata ed è in attesa di processo e che la Germania ha decretato essere come banda armata internazionale. La stessa Germania che per lo stesso delitto ha estradato in Ungheria un’altra compagna implicata nell’atto delittuoso, Maja.
L’antagonismo è considerato terrorismo in Germania
Fratoianni e la “rete” degli attivisti citano spesso l’Europa quando si tratta di diritti civili o di abbattere i confini, ma sembrano dimenticare che l’integrazione europea passa anche per la cooperazione di polizia. Chiedere spiegazioni al governo italiano per un atto originato da una segnalazione tedesca è quantomeno un controsenso logico. Visto che sui canali social di realtà come “Un ponte per” vengono diffusi preventivamente prontuari di assistenza legale per i manifestanti, quasi a dare per scontato che qualcuno finirà nei guai con la legge, la politica dovrebbe interrogarsi sulla responsabilità: invitare a Roma delegazioni straniere dell’antagonismo più duro e poi lamentarsi se la Polizia accende i riflettori è, nel migliore dei casi, ingenuità; nel peggiore, una strategia per delegittimare le Forze dell’Ordine. In ogni caso un modo come un altro per dare un senso al sabato e creare caos per la città e devastazione per i cittadini.
La Salis non può credere che l’immunità possa cancellare tutto
Purtroppo per lei, l’immunità parlamentare di cui gode non è uno scudo che può proteggerla da ogni ombra che la sua stessa “internazionale-rossa” gli proietta addosso. Al contrario, chi siede a Bruxelles dovrebbe sapere che l’ambito della sicurezza prevede che le piazze di qualsiasi capitale non diventino il campo di battaglia. Più che un sopruso, quindi, il funzionamento di una democrazia. Proprio quella di cui la Salis e i suoi “compagni” blaterano a ogni piè sospinto: la sicurezza di tutti i cittadini — anche di chi non scende in piazza — passa per il rispetto di queste procedure. Ma se preferisce fare la martire, può sempre rinunciare all’immunità e tornare a Budapest, dopotutto. Non sarà confondendo un controllo di routine con una persecuzione che potranno coprire l’infamia di chi colpisce e poi nasconde le mani dietro la politica.
Tony Fabrizio