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“Lista stupri” al Giulio Cesare: ecco come le accuse senza prove creano il vero clima tossico

by Sergio Filacchioni
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Lista stupri

Roma, 5 dic – Nel caso della “lista stupri” comparsa nel bagno del liceo Giulio Cesare di corso Trieste, l’unica cosa oggi certa è l’esistenza di un’indagine in corso per istigazione a delinquere finalizzata alla violenza sessuale. Il resto è tutto da verificare: non esiste una versione ufficiale, non esistono prove rese pubbliche e non esistono ricostruzioni indipendenti sull’origine e sul contenuto reale di quella scritta. Eppure, l’attivismo attorno al caso si sta muovendo come se il verdetto fosse già stato emesso, creando un clima “tossico” molto più reale di una scritta in un bagno liceale.

Il Giulio Cesare al centro di una campagna di delazione

Oggi, infatti, i collettivi dei licei romani scenderanno in piazza Trasimeno con parole molto chiare: «Una lista di stupri non nasce dal nulla», «Il silenzio rende complici», «Dobbiamo agire subito e da dentro». Si tratta di una mobilitazione che parte da fatti non verificati : al momento, gli inquirenti stanno semplicemente cercando di capire. Ma nel linguaggio dei comunicati del femminismo liceale, la presunzione di colpevolezza “di tutti i maschi” è già data per acquisita. In parallelo, i muri fuori dal Giulio Cesare raccontano un clima già improntato sullo scontro più che ad una legittima richiesta di chiarezza: scritte che invitano a “isolare i machi”, “morte al macho”, “l’amico del sessista è complice”. Messaggi aggressivi che circolano da giorni nell’indifferenza generale, senza che nessuno parli di “scuole sicure” o di necessità di “intervenire subito”. È uno stile comunicativo che punta a creare pressione sociale, individuare un nemico, costruire un clima di sospetto permanente. Più che capire cosa sia davvero successo in quel bagno del Giulio Cesare, si preferisce usare l’episodio come leva per colpire tutti. Il comunicato dei collettivi attacca la preside, attacca il governo, attacca chiunque non aderisce alla loro lettura del fenomeno.

Se è stato il tuo bravo ragazzo…

E mentre si parla di “educazione sessuo-affettiva”, “spazi di parola” e “lotta”, nessuno sembra interrogarsi sul fatto che nelle scuole i collettivi si sforzano di creare un clima molto più pesante di quanto non sia normalmente. Il risultato, evidente, è lo sconfinamento in un clima di delazione strutturata. Scritte come “è stato il tuo bravo ragazzo” non parlano di un fatto reale, ma di un’accusa lanciata al genere maschile per intero, già giudicato colpevole e condannato a morte dal tribunale femminista. Un linguaggio che colpevolizza ed espone chiunque si senta un normalissimo adolescente senza particolari attitudini violente ad essere marginalizzato. La politica dei muri: scrivere, indicare, accusare. È una dinamica che non nasce con questo caso, ma che qui emerge in modo nitido. Il punto non è difendere o negare l’esistenza di violenze nelle scuole, ma ricordare che tutto va provato e che la costruzione di un clima ostile non rende nessuno più protetto, solo più condizionato.

Ogni presunta “Lista Stupri” sposterà più in alto l’asticella

L’obiettivo dei collettivi è chiaro: non capire cosa sia successo al Giulio Cesare, ma affermare che la loro narrazione è più importante dei fatti. È qui che la polemica locale torna ad avere un respiro nazionale: il caso diventa un laboratorio, un test per vedere fin dove può arrivare un attivismo che punta a egemonizzare il discorso pubblico sulla scuola italiana. Il punto, per chi non si rassegna a questa logica è rifiutare la presunzione che un gruppo autoproclamatosi giudice possa decidere da solo cosa sia giusto, chi sia colpevole, di cosa si debba parlare e con quali parole. Finché questo nodo non verrà affrontato, ogni “lista stupri”, vera o presunta, sarà solo l’occasione per spostare un po’ più in là il confine della pressione ideologica nelle scuole.

Sergio Filacchioni

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