Roma, 5 dic – L’antifascismo passa alla fase due, il boicottaggio. Dopo l’annuncio della partecipazione della casa editrice fiorentina Passaggio al Bosco alla kermesse libraria Più libri – Più liberi, l’antifascistaglia istituzionale e non è insorta, capitanata dal denunciante Emanuele Fiano, ex deputato del Pd. Gli editori antifascisti hanno infatti organizzato una raccolta firme, per chiedere all’Associazione Italiana Editori – organizzatrice dell’evento – di escludere lo stand della casa editrice identitaria dalla fiera. Un atteggiamento mafioso in piena regola, con gli strillanti intellettualoidi “democratici” uniti nel chiedere al padrone di casa – l’AIE – di eseguire i propri ordini. Non ha funzionato: l’AIE ha infatti risposto negativamente all’appello, poiché “Più libri – Più liberi esiste per garantire la libertà di pensiero, di espressione e in particolare di edizione in tutte le sue forme”. Picche per i compagni, per cui evidentemente la libertà è maggiore se i libri non sono di più, ma di meno, e solo loro, ovviamente.
La fase due: Zerocalcare guida il boicottaggio
Dopo essere stato tra i principali firmatari dell’appello – inascoltato – all’AIE, il fumettista romano Zerocalcare, al secolo Michele Rech, – divenuto famoso con i suoi fumetti adolescenziali sull’inadeguatezza della vita, dall’alto dei suoi 42 anni suonati, e con un passato da antagonista nei centri sociali – ieri, 3 dicembre, ha annunciato ufficialmente sui suoi canali social che rinuncerà alla propria partecipazione alla fiera. “Mi scuso con quanti volevano venire a farsi fare un disegnetto sul libro nuovo, ma ho un solo paletto: non condivido spazi con i nazisti” – ha dichiarato Zerocalcare. Calcare ha inoltre accusato Passaggio al Bosco di essere “nazista e antisemita” per via delle pubblicazioni della casa editrice fiorentina su autori come Leon Degrelle e Corneliu Zelea Codreanu. “Impeccabile”, ha commentato l’ex conduttrice Daria Bignardi, anche lei firmataria. Sembrerebbe quasi più che Zerocalcare ogni anno trovi una scusa per boicottare una fiera, vista l’annunciata diserzione anche gli scorsi anni per vari motivi – la mancata presenza alla scorsa edizione di Più Libri – Più liberi a causa di Leonardo Caffo, condannato in primo grado per violenze all’ex compagna, sempre a Più libri – Più liberi, la rinuncia al Lucca Comics & Games per il patrocinio dell’ambasciata israeliana, la sparizione dagli stand del Salone del Libro di Torino –, e che questa sia l’ennesimo pretesto. Altro che un solo paletto: se organizzate una partita di calcetto, assicuratevi di non avere nazisti tra le vostre fila, perché se vi manca il decimo Zerocalcare non è affidabile.
L’assessore diserta: “antifascismo vincolo costituzionale”
Le istituzioni locali capitoline hanno dato però seguito alla denuncia di Rech. Nella serata di ieri, Massimiliano Smeriglio, assessore alla Cultura del Comune di Roma, con una nota stampa ha annunciato che avrebbe disertato la kermesse dell’AIE. “Ci spiace – ha detto Smeriglio – ma c’è un punto di dissenso che non ci permette di inaugurare la fiera, per questo non saremo alla conferenza stampa di apertura. Ci spiace perché lavoriamo e sosteniamo la fiera con convinzione. E continueremo a farlo. Tuttavia, con tutto il rispetto che si conviene agli organizzatori, abbiamo un’idea diversa in merito alla gestione di un catalogo esplicitamente neofascista, razzista e antisemita”. Poi ancora: “Yves Morel con ‘Corneliu Zelea Codreanu’ (politico ultranazionalista e antisemita romeno di inizio ‘900, ndr), Rudolf Kinau con ’Camerata il mio onore si chiama fedeltà’ o ‘Audacia, scritti e discorsi di Benito Mussolini, per i giovani degli istituti militari’, nulla a che vedere con la tradizione della destra italiana – ha specificato l’assessore – E l’antifascismo è per noi un vincolo costituzionale e la volontà insuperabile di rispettare Roma medaglia d’oro al valore militare per la resistenza. Manteniamo comunque la nostra presenza alla fiera come amministrazione comunale e con le istituzioni Biblioteche, per rispetto verso gli organizzatori, gli operatori e i cittadini“. Anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha scelto di rinunciare: per il primo cittadino della Capitale, l’antifascismo è un “limite invalicabile”.
Raimo ci sarà
Anche Christian Raimo, il professore di liceo che insegna ai propri studenti che “i nazisti vanno menati”, tra i firmatari dell’appello, ha commentato la vicenda. Raimo è fiducioso che alla fine l’AIE cederà al ricatto mafioso antifascista. “Senza i nazisti in fiera si era tutti più felici. Magari l’AIE fa ancora in tempo a rescindere il loro contratto. Io domani mattina sono a Più libri più liberi con un monologo sulla partita tra Inghilterra e Argentina del 1986, la dittatura di Videla, la guerra alle Falklands, Maradona pedagogista, la peer education, il valore della diacronia nell’apprendimento e altra roba sulla storia della scuola. C’è chi non andrà alla fiera per la presenza dei nazisti, c’è chi rivendicherà l’antifascismo della propria casa editrice, c’è chi andrà a discutere proprio di libertà e democrazia come quelli del Pen Italia appena nato, e infinite altre occasioni in cui si parlerà dei dissidi tra potere, verità, libertà e letteratura” ha scritto Raimo sui social. Precedentemente, si era interrogato sulla legittimità di “case editrici come Altaforte, Idrovolante, Passaggio al Bosco e altre che hanno un catalogo improntato in larga parte all’esplicita propaganda fascista, nazista, antisemita” di stare in una fiera del libro. Domanda retorica, a cui ovviamente colui secondo il quale questa gente andrebbe menata, ha risposto di no. Evidentemente anche a lui non frega granché della presenza di queste case editrici, visto che nonostante l’annuncio “se ci sono questi editori, io non vado perché non sono a mio agio, come a Libropolis” alla fine ha preferito presentarsi lo stesso.
La risposta di Passaggio al Bosco
La risposta di Passaggio al Bosco, nella figura dell’editore Marco Scatarzi, è stata netta. “Rammentiamo al Partito sedicente “Democratico” che le fiere librarie non sono un party: non si viene invitati, ma ci si iscrive sottoscrivendo un contratto. Noi lo abbiamo fatto per cinque anni di fila, attendendo pazientemente che si liberasse uno spazio. Non partecipiamo su delega, invito o raccomandazione, ma perché svolgiamo il lavoro di editori”. “Passaggio al Bosco – prosegue Scatarzi –, che esiste da anni, ha quasi 300 titoli in catalogo e organizza centinaia di eventi culturali in tutta Italia, rappresenta un punto di vista: quello del pensiero identitario, e si propone il superamento di un meccanismo che pretende di elargire patenti, di imporre divieti, di banalizzare fatti, di caricaturalizzare esperienze, di etichettare persone, di alzare cordoni sanitari, di impartire lezioni morali e di imporre dogmi. Come nel nostro stile, dunque, non faremo del vittimismo, non invocheremo diritti e non avanzeremo paragoni: ci limitiamo a svolgere con serietà la nostra opera di ricerca – che abbraccia la storia, la filosofia, la geopolitica, l’attualità e la narrativa – prescindendo dai giudizi e dalle critiche altrui.” – conclude la nota dell’editore.
L’ipocrisia delle formulette di Barbero
Anche Alessandro Barbero, noto influencer e professore di storia, ha ceduto supinamente alla levata di scudi contro Passaggio al Bosco. Ha “ceduto”, perché in un’occasione analoga disse altro. Nel suo antifascismo, lo storico torinese nel 2019 criticò la censura imposta ad Altaforte Edizioni in occasione del Salone del Libro nella sua città natale, sostenendo in un’intervista al Corriere che “L’antifascismo non passa dal proibire uno stand. Le case editrici di destra hanno diritto di pubblicare purché non violino la legge. Non sarei contento che uno decida che non possano venire, non sono d’accordo con quelli che dicono che se ci sono loro, non veniamo noi, di fatto ricattando l’organizzazione”. Formulette, appunto. Perché alla fine anche Barbero ha firmato l’appello per bandire Passaggio al Bosco da Più Libri – Più liberi, anche Barbero si è adeguato alla demonizzazione di chi non la pensa come lui. Con riflessioni che fanno impallidire qualunque tipo di complessità o ragionamento richiesto a uno storico.
Dissidenze anche fra i compagni
Canfora, Cacciari, Baraghini, Telese, Silenzi: sono solo alcuni degli intellettuali antifascisti che hanno criticato la levata di scudi ad opera del cordone sanitario di Più Libri – Più liberi. Luciano Canfora, noto filologo e storico militante comunista, ha letteralmente demolito gli organizzatori del boicottaggio. “Giusto che Passaggio al Bosco esponesse i suoi libri. Non siamo alla controriforma, con l’elenco dei libri proibiti. Comunque l’antifascismo da salotto fa ridere, chi firma gli appelli lo fa per esibire sé stesso, è una malattia mentale delle primedonne. Il fascismo non si combatte con la censura, che è molto comoda. Zerocalcare? Avrà avuto da fare altrove. Passaggio al Bosco? Non li conoscevo, ma quando Adelphi pubblica l’antisemita Céline allora va bene?” – ha tuonato Canfora all’Ansa. “La battaglia politica e culturale contro il fascismo la si fa nelle istituzioni culturali, dialogando e discutendo, non con la censura. I fascisti crescono non per le case editrici identitarie, ma per la pessima politica europea, che è governata da gente che non è né fascista, né nazista” ha affermato Massimo Cacciari a Otto e Mezzo su La7. Marcello Baraghini, editore alternativo libertario, ha duramente contestato la tentata censura a Passaggio al Bosco. L’ottantaduenne romagnolo nella sua lunghissima carriera pubblicò anche libretti sulla vita di Julius Evola, e i testi futuristi. “Sono un eretico come Pasolini che dialogò con Pound. Zerocalcare non si può nemmeno definire da Scuola delle Frattocchie” – scherza Baraghini – “è roba da storytelling alla Baricco. Il pensiero forte è al di sopra delle ideologie e degli steccati”. Baraghini a Più Libri – Più Liberi non c’è mai andato. E lo ricorda: “Li ho contestati dalla prima edizione, promettono risultati senza mantenerli. La mia storia parla di tesi antiautoritarie, antimilitariste, anticlericali. Certo che mi confronterei con Passaggio al Bosco. Rifiuto che si possa leggere solo ciò che rassicura”. Michele Silenzi, di LiberiLibri, invece ha commentato: “Zerocalcare e compagni come Nanni Moretti. Vado o non vado? Mi auguro che l’abbia fatto per pubblicità, di cui non se ne ha mai abbastanza, e non per convinzione reale. Per chi lavora nella cultura e nell’editoria, si concentrano le idee, e queste diventano realtà, ma esse sono fatte per incontrarsi, scambiarsi e scontrarsi”. Luca Telese ha parlato di “Libri che non sono strumenti pervasivi, ci sono libri di Mussolini pubblicati da Rizzoli e il Mein Kampf è sdoganato. I libri non si bruciano, neanche quelli nazisti”.
La miseria umana dell’antifascismo
Lo schema di ripete: editori o intellettuali identitari partecipano alle fiere librarie, la macchina del fango antifascista si attiva. È il metodo mafioso culturale, se il tribunale d’inquisizione decide che qualcuno non deve partecipare, farà di tutto per impedirlo. Più libri, meno liberi, secondo l’assurda equazione degli antifà: assaltare le case editrici e le librerie non conformi è assolutamente legittimo, come lo è escluderle dagli eventi. 2015: viene data alle fiamme la libreria Spazio Ritter a Milano. 2017: esplode (prima di varie volte) un pacco bomba davanti alla libreria Il Bargello di Firenze. 2019: viene esclusa Altaforte Edizioni dal Salone del Libro di Torino. Sempre al Salone del Libro di Torino nel 2021 ci sono polemiche per la presenza di Idrovolante Edizioni di Daniele dell’Orco. 2025: si chiede l’esclusione della casa editrice Passaggio al Bosco da Più libri – Più liberi a Roma. Per non contare le numerosissime contestazioni, negazioni di sale pubbliche, boicottaggi e danneggiamenti a conferenze o presentazioni su argomenti e prodotti identitari. Quando si dice “antifascismo è mafia”, si intende anche questo. E sembra che, più l’antifascismo perde di contenuti politici, di proposte contrapposte al fascismo – qualunque significato questo termine abbia per i compagni – più diventi passivo-aggressivo. Come un mostro in fin di vita, come un’élite in decadenza.
Patrizio Podestà