Roma, 04 apr – Parlare di calcio in questa settimana nefanda per l’Italia, fuori dal Mondiale per la terza volta consecutiva, è impresa assai difficile, ma la stretta cronaca ce lo impone. Essere un tifoso non è mai stato così difficile come ai giorni nostri, tra limitazioni della libertà personale, divieti di libero spostamento e, soprattuto, assoluto impedimento nell’esprimere le proprie opinioni. Anche se esse non hanno nulla di offensivo.
Tutto questo risulta particolarmente evidente nel calcio europeo, governato dalla Uefa un po’ come è governata l’Unione Europea. Vale a dire guai ad esprimere il benché minimo parere che esca anche solo minimamente dai sentieri tracciati del pensiero unico. Oggi dobbiamo riportare due casi dove si è veramente superato abbondantemente il minimo senso logico.
La coreografia del Marakàna
Siamo al 26 febbraio a Belgrado, precisamente allo Stadio Rajko Mitić, meglio conosciuto come Marakàna, casa delle imprese della Stella Rossa e dei suoi appassionati tifosi. Per spingere la squadra in Europa League contro il Lille, nella curva occupata dagli ultras del Delije, viene allestita una imponente coreografia recante l’icona bizantina di San Simeone e la scritta in serbo “Che la nostra fede vi conduca alla vittoria”.

Ok, quale sarebbe il problema, vi starete chiedendo? In effetti non esisterebbe e non vi tocca essere nemmeno cristiani per apprezzare la scenografia. O, comunque, passare oltre. Non è così però per l’Uefa, che decide di sanzionare il club serbo con una multa di ben 95mila euro. Multa comminata perché “è stato esposto un messaggio ritenuto inappropriato per un evento sportivo e per aver presumibilmente minato la reputazione e l’integrità sia del calcio che della stessa Uefa”. Addirittura? Questo calcio decisamente malato, quando non moribondo, sarebbe minato dal volto di San Simeone?
Il caso di Lille-Aston Villa
Ma la farsa non finisce qui. Passiamo al 12 marzo. Il Lille, dopo aver eliminato la Stella Rossa, affronta in Europa League la compagine inglese dell’Aston Villa allo Stadio Pierre-Mauroy. Nella curva di casa viene allestita una coreografia di grande impatto con la rappresentazione di Giovanna d’Arco che brandisce una spada e lo striscione “French never die” (“I francesi non muoiono mai”). Ed ecco anche in questo caso arrivare la UEFA a farci la morale per “incitamento all’odio”, con relativa immancabile multa al club transalpino.
In tutto questo quando in passato si sono viste senza colpo ferire coreografie raffiguranti Lucifero (e sia chiaro che è giustissimo così! Stiamo parlando di calcio, nessuno crede che i tifosi siano dei satanisti) oppure altre fedi religiose. È quindi palesemente evidente che il problema sia l’identità cristiana, vista come un retaggio tradizionale europeo che mal si addice al nichilismo contemporaneo che si cerca di imporre nella società.
L’ultima perla del “due pesi e due misure”
E concludiamo con un’ennesima perla, questa volta accaduta in settimana. Amichevole tra Spagna ed Egitto a Barcellona, precisamente all’Rcde Stadium, casa dell’Espanyol. Durante la partita si alza più volte il coro “Chi non salta è musulmano”, rivolto ai sostenitori dell’Egitto, ma probabilmente anche a Yamal, talento degli odiati rivali cittadini del Barcellona. Insomma, è calcio, è tifo, è rivalità, come sempre è accaduto.
“Ieri allo stadio si è sentito il coro ‘chi non salta è musulmano’. So che era rivolto alla squadra avversaria e non personalmente contro di me, ma come persona musulmana resta una mancanza di rispetto e qualcosa di intollerabile…farvi beffe di una religione vi rende ignoranti e razzisti”, ha scritto su Instagram Yamal. Quest’ultimo ora gioca per la Spagna per mera convenienza sportiva, visto che quattro anni fa al Mondiale esultava con la maglia del Marocco. Affari suoi, alla fine della fiera.
Quel che non è affar suo però è l’etichettare centinaia di persone di razzismo per un coro da stadio assolutamente legittimo e, tra l’altro, neppure becero, parliamoci chiaramente. Ma si sa, è il solito gioco del “due pesi e due misure”: Fifa e polizia spagnola hanno immediatamente aperto una inutile e grottesca indagine.
Roberto Johnny Bresso