
L’episodio ha riaperto la questione, mai chiarita, sulla presenza di alcune ronde di ebrei, armate e organizzate per scoraggiare la presenza nel quartiere di ospiti indesiderati. Al riguardo il presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici smentisce in maniera categorica, assicurando solo l’esistenza di comitati di quartiere costituiti da genitori e nonni, una sorta di “nonno Libero” al servizio della comunità. In realtà proprio le ulteriori dichiarazioni di Pacifici lasciano lo spazio a interpretazioni ben diverse, soprattutto quando si lascia scappare che quella ebraica è “una comunità che in qualche maniera si deve tutelare. Conosciamo bene i gruppi neonazisti di Roma, se vengono qui trovano qualcuno che li aspetta, fa parte del gioco”. Parole forti che non incontrano il consenso di tutti gli ebrei romani, molti dei quali, attraverso commenti sul web, si dissociano da questa visione tesa a confermare ancora nel terzo millennio l’esistenza di un vero e proprio ghetto, creato, questa volta, dall’interno. Così come non sono piaciute a molti le evidenti e diffuse manifestazioni pro Sharon, un premier da commemorare, ma non certo da esaltare in maniera acritica. A Pacifici il compito di placare le polemiche interne, alle forze dell’ordine quello di far luce su quanto avvenuto la scorsa notte, per verificare se esistano realmente queste famigerate “ronde del ghetto”.
Francesco Pezzuto
1 commento
[…] che in tempi non lontani si son resi protagonisti di episodi che certo non brillano per tolleranza, come riportato su queste pagine. Altri problemi alla fine della commemorazione, a Porta san Paolo, […]