Home » Garofani e le “chiacchiere tra amici”: così il Quirinale confessa senza smentire

Garofani e le “chiacchiere tra amici”: così il Quirinale confessa senza smentire

by La Redazione
0 commento
Garofani

Roma, 19 nov – La sceneggiatura è sempre la stessa. Un giornale pubblica un retroscena scomodo sul Quirinale, mezzo sistema politico grida al “sacrilegio istituzionale”, il Colle si trincera dietro comunicati indignati, nessuno entra nel merito. Stavolta però il copione si è inceppato. Perché il protagonista, Saverio Garofani, consigliere di Mattarella per gli Affari del Consiglio Supremo di Difesa, alla fine ammette l’unica cosa che contava: sì, quelle frasi le ha dette.

Il Quirinale non smentisce, Garofani conferma

La Verità scrive che un “alto consigliere” del Colle, a una cena, avrebbe invocato un «provvidenziale scossone» per disarcionare Giorgia Meloni, ragionando persino di una lista centrista nazionale per sottrarre voti all’attuale maggioranza. Bignami raccoglie la palla, chiede una «smentita senza indugio», parte il coro delle anime belle: attacco alla Presidenza, violenza verbale, delegittimazione. Dal Quirinale esce una nota durissima che parla di «ennesimo attacco… sconfinando nel ridicolo». C’è tutto, tranne la cosa essenziale: nessuno dice che il fatto è falso. Poi arriva Garofani, intervistato dal Corriere. E qui la verità esce, ma di traverso. Lui si dice «amareggiato», «spaventato dalla violenza dell’attacco», sostiene di essere stato «usato per colpire il presidente». Mattarella – racconta – lo ha rassicurato con un «stai sereno». Poi, la frase chiave: «Era una chiacchierata in libertà tra amici». Traduzione: non nega di aver parlato di governo, di scossoni, di equilibri politici. Semplicemente rivendica il diritto di farlo in un contesto che considera privato.

Solo chiacchiere tra amici

Per un’intera giornata chiunque osasse prendere sul serio il retroscena veniva bollato come nemico delle istituzioni democratiche. Alla fine il diretto interessato conferma che la famosa “cena” c’è stata e che i temi erano quelli. Il problema, dice, è che erano “solo chiacchiere”. Ma è esattamente così che il potere italiano si muove da decenni: attraverso chiacchiere, cene, reti di fedeltà che non compaiono in nessun organigramma, ma decidono candidature, governi, equilibri. Ex dirigente della sinistra democristiana, direttore di giornali di area cattolico-progressista, parlamentare dell’Ulivo e del Pd, presidente della Commissione Difesa, uomo di fiducia di Mattarella lungo tutta la sua parabola politica. Quando Fratelli d’Italia, nel 2022, si disse «stupita» per la nomina di una figura «così politicizzata» al vertice degli Affari del Consiglio Supremo di Difesa, venne accusata di polemica gratuita. Oggi scopriamo che quel profilo politico non è stato messo in stand-by al Quirinale: continua a funzionare, semplicemente spostato in un’area che dovrebbe essere neutra.

Radiografia del Quirinale

Non è solo la destra che strumentalizza il Colle per farsi scudo – come fa Bignami – e non è solo il consigliere che si lamenta di essere «usato» per colpire il presidente. È l’intero assetto che emerge: un Quirinale abitato da uomini di corrente, che nel privato ragionano apertamente di come “scuotere” un governo democraticamente eletto, mentre in pubblico si presentano come custodi imparziali della Costituzione. Il comunicato che definisce “ridicolo” l’articolo di un giornale, a questo punto, appare per ciò che è: l’uso dell’aura istituzionale per mettere a tacere domande legittime. Non c’entra l’inflazione, non c’entrano salari, giovani, imprese, servizi. La battaglia è tra pezzi di establishment: un ex deputato del centrosinistra che coltiva la nostalgia del centro moderato e un Presidente che interviene solo per rassicurare il suo uomo. È il sistema che parla con se stesso, usando la parola “istituzioni” come schermo.

La neutralità è una finzione

Da un punto di vista nazionale, la lezione è amara ma utile: la pretesa neutralità del Quirinale è ormai una finzione di rito. Al vertice dello Stato non ci sono sacerdoti laici che vegliano in silenzio, ma esponenti di lungo corso di una stessa cultura politica, sospesi tra nostalgia del centrosinistra e vocazione centrista. Pensare che non abbiano idee su chi deve governare, per quanto “in libertà tra amici”, è prendere in giro se stessi. Il caso Garofani, quindi, non è un incidente. È un promemoria: quando il potere si definisce “super partes”, quasi sempre è perché ha trovato un modo più comodo di stare dalla sua parte.

Vincenzo Monti

You may also like

Commenta

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati