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Pierre Drieu La Rochelle, l’imperdonabile che sognò l’Europa

by La Redazione
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Roma, 3 gen – Centotrentatré anni fa, il 3 gennaio 1893, nasceva in Normandia Pierre Drieu La Rochelle. Ancora oggi il suo nome evoca alla mente una delle figure più romantiche e affascinanti del Novecento francese. Scrittore raffinato, polemista controverso, intellettuale inquieto, collaborazionista sotto l’occupazione, Drieu fu soprattutto un visionario, un uomo che intuì la crisi dell’Europa dei piccoli e obsoleti Stati-nazione prima che il tempo potesse dargli ragione.

La vita non è dominata dalla ragione

Formatosi all’École Libre des Sciences Politiques, appartiene a quella generazione di giovani francesi che la Prima guerra mondiale trasformò in sopravvissuti. Uscì dalle trincee con una certezza: la vita non è dominata dalla ragione, ma dagli istinti, dall’amore, dalla guerra, dalla rivoluzione. Questi temi attraversarono i suoi primi scritti — Interrogations, Fond de cantine, La comédie de Charleroi — dove la sua disillusione si mescola ad una volontà di rigenerazione morale.

Drieu non si riconobbe mai nella sua epoca. Per lui la Terza Repubblica incarnava la decadenza di una Francia borghese e parlamentare, smarrita, incapace di grandezza. Sognava un Paese rinnovato da un socialismo eroico, fondato sul sacrificio dell’individuo per la collettività. Un socialismo che unisse la destra e la sinistra rivoluzionarie contro la mediocrità democratica. Un progetto politico e spirituale più che ideologico, un tentativo di superare le categorie del suo tempo. Nel 1936, l’ascesa del Fronte Popolare di Léon Blum fu per lui la svolta definitiva.

Pierre Drieu La Rochelle: il fascismo e l’Europa

Vide nel nuovo governo la conferma della bancarotta del parlamentarismo e si avvicinò al Partito Popolare Francese di Jacques Doriot, ex comunista convertito al fascismo. In quegli anni pubblicò Socialisme fasciste, in cui definiva un’idea provocatoria capace di salvare le “piccole nazioni invecchiate dell’Occidente”: il fascismo come sintesi di socialismo e nazionalismo, incarnato in un’Europa unita.

Ma l’Europa di Drieu non è l’Europa cosmopolita e mercantilista del nostro tempo, bensì una federazione post-statale, sociale e nazionale, rappresentante di una comunità organica, fondata sulla volontà di potenza di un popolo legato da un destino comune. In grado di opporsi geopoliticamente tanto all’imperialismo angloamericano quanto al comunismo sovietico e spiritualmente al nichilismo borghese della democrazia liberale.

L’attualità del pensiero

Quando, sul finire della guerra, comprese che la Germania non avrebbe realizzato quella rivoluzione europea che tanto prospettava, cadde in un’amara rassegnazione e con la sconfitta dell’Europa fu condannato all’oblio. Il 15 marzo 1945 si tolse la vita, lasciando dietro di sé un’opera letteraria intensa e una visione politica inaccettabile nel mondo dei vincitori.

Eppure, ancora oggi, a distanza di oltre un secolo, il suo pensiero continua a risuonare come più attuale che mai. Drieu è un “imperdonabile” perché nell’epoca dei nazionalismi sognò un’Europa unita. Perché nel secolo delle masse sognò un socialismo aristocratico, perché nell’era della dicotomia tra destra e sinistra sognò di superarle, estraendo dalla prima l’amore per la nazione, rimuovendogli quel bieco nazionalismo proprio del mondo liberale, e dalla seconda l’amore per il sociale, rimuovendogli quel bieco vincolo internazionalista di classe.

Davide Guastalla

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