Come ogni anno diamo spazio al racconto natalizio, tributo al Canto di Natale di Charles Dickens, vetta assolutamente inarrivabile della categoria [IPN]
“I tempi morti sono il nostro vero problema. Nel bere e nella vita”.
Roma, 24 dic – Chi stabilisce chi sia il buono e chi il cattivo? La società? Il tempo? Oppure, semplicemente, il punto di vista dal quale si osserva la storia? Ma, soprattutto, perché quello che doveva essere il mio primo Natale in tranquillità dopo molto tempo, si è trasformato in una sorta di inferno? Perché molto probabilmente il mio destino mi ha seguito passo passo da quando sono partito da Verona fino a Londra e poi a New York… fino a quando nemmeno i Five Points mi volevano più ed è stato salutare andarmene ad Ovest, “a cercar fortuna”, come dicono tutti, solo in quanto non vogliono ammettere che le fortuna stia solo nello schivare i proiettili. E bisogna sempre tenere il conto dei proiettili scansati, perché quando sono troppi allora è il momento di cambiare aria.
Una “ridente” Vigilia di Natale
In ogni caso questa Vigilia di Natale avevo pensato bene di farmela passare in questa ridente, ridente si fa per dire eh, città di New Nassau: il clima fa schifo, la neve è alta e il freddo ti fa dimenticare che ci sia ancora del sangue nelle tue vene. Ma questo orrendo saloon offre birra e whisky ad un prezzo accettabile, non ho nessuna taglia sulla testa, nessuna moglie della quale preoccuparmi e, pensavo, nemmeno nessun nemico. A parte il barista dall’aria imperscrutabile, oltre a me il bancone dava ristoro a due uomini eleganti, presumibilmente inglesi, un giovane sceriffo in compagnia di una gran bella ragazza e due etilici di mezza età letteralmente collassati sul freddo legno. Questo era il mio annuale presepe vivente. E non avrei potuto aspirare a nulla di meglio!
Solo che, ad un certo punto della giornata, invece dei pastorelli sono entrati nove ceffi che parevano direttamente defecati da qualche orrida bestia immersa nello Stige. Tutti tranne uno, quello che era visibilmente il capo: di bell’aspetto e molto curato, intuii immediatamente che era di gran lunga la persona più pericolosa del lotto.
Un pericoloso punto interrogativo
«Barista, nove birre e nove whisky per me e i miei soci, subito! E lo stesso per il mio amico sceriffo e questi tre galantuomini europei».
Evidentemente la ragazza ed i due alcolizzati non facevano parte del “pacchetto promozione natalizia”. Il barista, senza proferire verbo, si mise a preparare i drink per poi servirceli, partendo proprio da noi europei (mi ero illuso, a quanto pare a torto, che la mia lunga permanenza in America mi avesse conferito l’aspetto di un autoctono…). Ringraziai con un cenno del capo e alzando il bicchiere e lo stesso fecero gli inglesi, ma nessuno di noi disse nulla. Nella mia mente, e a quanto pare anche nella loro, la situazione era ancora un grosso e potenzialmente pericoloso punto interrogativo, ragion per cui era saggio non sbilanciarsi più di tanto e starsene in disparte.
I brutti ceffi, fingendo quella pacchiana disinvoltura che solitamente sfoggiano gli ignoranti, se ne stettero in disparte, mentre il loro capo si mise in un angolo del bar con il tutore della legge e la ragazza. Dopo una decina di minuti di dialogo fitto che non riuscii a comprendere, quello che era ovviamente un fuorilegge si alzò e disse al suo interlocutore «Hai trenta minuti per salutare la ragazza e lasciarcela, mentre andiamo a dare ristoro ai cavalli. Altrimenti veniamo a prendercela».
Ecco che, magicamente, svanì l’idea di un Natale sereno. Non erano affari miei, ma sapevo con certezza che non c’era modo di cavarsela in maniera pacifica. Ciononostante, lo ammetto, l’empatia non è mai stata il mio forte, quindi in cuor mio resisteva ancora un barlume di speranza che mi spingeva a pensare che, forse forse, lo sceriffo si sarebbe privato della ragazza, qualsiasi fosse la sua colpa.
Seduti sulla bomba
«Mi scusi, sceriffo, inavvertitamente ho ascoltato la sua conversazione con quell’amabile gentiluomo ed io e l’esimio dottor Watson saremmo qui per offrirle i nostri servigi, se lo desidera. A proposito, io mi chiamo Sherlock Holmes».
«Mi scusi, ma come ha fatto a capire cosa si siano detti?» non potei fare a meno di chiedere.
«Oh, ho un udito assai acuto, mi creda. E quello che non ho potuto sentire l’ho intuito leggendo le labbra. Poi, lo confesso, non mi trovo qui per caso e già conoscevo una buona parte della delicata questione».
«Beh, visto che a quanto pare io sono forse l’unico a non saperne nulla, di grazia mi potete rendere edotto, visto che di fatto praticamente ora su questa bomba ci sono seduto sopra pure io?».
E fu così che tale Sherlock Holmes (ma che razza di nome è Sherlock?) e lo sceriffo Jordan mi ragguagliarono sulla questione: in buona sostanza, la qui presente Lilith era la moglie del fratello del capo della Banda Barnes, banda che avevo avuto l’onore di conoscere pochi minuti prima. Peccato che avesse deciso di innamorarsi del nostro caro sceriffo ed eccoci qui al punto di partenza.
Non c’è un domani. Ma oggi è qui
«Tutto molto romantico cari signori e mi spiace sinceramente per la nostra dolce coppietta, ma vorrei arrivare a Natale. Per carità, per me non c’è un domani, ma oggi è qui e vorrei non morirci, anche perché i numeri non mi sembrano esattamente a nostro favore» puntualizzai io.
«Assolutamente corretto, mio buon amico. E anche io vorrei tornare a Londra per vedere completato il Tower Bridge. Ma, come le dicevo, io e il dottor Watson (che peraltro è stato nell’esercito, quindi ha una discreta competenza con le armi da fuoco) non siamo qui per sorte: si dà il caso che la Banda Barnes sia in qualche modo legata ai delitti londinesi del killer conosciuto a Londra come Jack the Ripper. Ne ha per caso sentito parlare?».
«Manco dal Vecchio Continente da troppo tempo».
«Va be’, non è importante. In ogni caso possiamo contare su di lei, che di fatto qui dentro è l’unica persona di cui ignoro tutto, ma che visto dove si trova la Vigilia di Natale posso dedurre non sia esattamente un contadino con famiglia, sul nostro sceriffo e su i due signori amanti degli spiriti del luppolo?».
«Quei due fini esteti di “spiriti”?» domando io, perplesso.
«Oh non si preoccupi, hanno la mano ben salda solo dopo aver bevuto, nevvero Thomas?».
L’ultima bevuta?
Tale Thomas alzò una mano in segno di assenso, senza peraltro dare altri segni di vita. Nel frattempo le porte del salone si spalancarono ed il capo della Banda Barnes fece capolino, questa volta in solitaria.
«Jordan, siamo ai commiati. Lilith, si torna a casa!».
«No Barnes, è già a casa. Lei non va da nessuna parte» rispose lo sceriffo.
«Allora direi che abbiamo un problema. Tornerò a breve e non sarò solo. Mi aspetterò problemi anche da voi galantuomini?» rivolgendosi a me e agli inglesi.
«Be’, la ringraziamo per la bevuta, ma io ed il dottore qui presente siamo sensibili alle questioni di cuore».
«Ne prendo atto. E lei, signor…?».
«Io al momento non ho nulla di meglio da fare. Credo mi fermerò a vedere che succede» risposi io.
«Ogni pazzo ha le sue ragioni per quello che fa, immagino. Signori, a tra poco. Anche se auspicavo per tutti voi un Natale diverso» concluse Barnes uscendo dal saloon.
«È ora di prepararci! Barista, whisky per tutti e poi iniziamo a fare sul serio. Mai trascurare i vizi per il lavoro, ma immagino che oggi io possa fare un’eccezione» proruppe Thomas di scatto, come se fosse la cosa più naturale dell’universo e se non se me stesse collassato sul bancone fino al secondo prima. Dagli inferi riemerse pure il suo silente socio, come se si fosse appena ridestato fresco come una rosa dopo una lunga e rigenerante dormita nel proprio letto. E questa volta bevemmo tutti, anche il barista e Lilith. Del resto poteva essere la nostra ultima bevuta.
“Tu non mi puoi vedere veramente”
«Se non ti consuma, la preoccupazione ti mantiene scaltro. Quindi direi che possiamo organizzarci. Ecco, non so se voi giochiate a golf, ma i migliori giocatori sono quelli che hanno la memoria di un pesce rosso. E ciò vale anche per gli uomini. Immagino che tutti siate già stati coinvolti in una sparatoria, ma le abbiate rimosse proprio per questo motivo. E va benissimo così: sano timore, ma vergini come ragazze al primo appuntamento. Senza offesa, miss Lilith» disse Watson.
«I nostri antagonisti sospettano che noi non siamo dei novellini, ma non hanno ben chiaro il quadro, quindi non faranno scelte avventate. Sono stupidi, sì, ma non i fratelli Barnes, quindi non verranno allo sbaraglio, ma aspetteranno il tramonto, quel momento della giornata nel quale il buono si trasforma in cattivo, il cane in lupo, il sobrio in ubriaco… Insomma, quel momento nel quale tu non mi puoi vedere veramente. Ma ciò vale anche per loro» aggiunse Holmes.
«Tutto chiarissimo caro Holmes, ma visto che non so perché abbia deciso di gettarmi nella burrasca, se dovessimo uscirne vivi, e attualmente mi sembra un enorme se, vorrei continuare l’avventura in vostra compagnia, Non ho ben capito cosa stiate inseguendo, ma è meglio dei tempi morti. Io non sopporto i tempi morti nella vita, proprio come non li tollero tra una birra e l’altra».
«Nessun problema, mio buon amico. Sarà un onore».
«È di disturbo se vi nomino tutti momentaneamente vice sceriffi solo verbalmente? Sono a corto di stelle di latta in questo momento» intervenne Jordan.
«Non sono mai stato dalla parte sensata della legge, quindi direi che mi fido sulla parola. Buon Natale a tutti!» augurai io.
E così ci preparammo meticolosamente per momenti che parvero eterni, perché i tempi morti veramente ti possono distruggere la mente. Eppure… Eppure quando da fuori sibilò il primo colpo di fucile eravamo tutti pronti ed in quell’istante mi era parsa davvero una buona idea trovarmi in quel consesso. Ora davvero nessuno mi poteva vedere.
Roberto Johnny Bresso