
Il piano Juncker sull’immigrazione che dovrebbe essere approvato mercoledì prossimo dalla Commissione europea sembra una sorta di scricchiolante operazione diplomatica per accontentare tutti senza risolvere niente.
La brillante soluzione individuata dall’Ue è quella di sparpagliare i nuovi arrivi su tutto il continente. Insomma, prenderli un po’ per uno. Il che può sembrare un passo avanti rispetto alla linea sin qui seguita, che era più o meno “la questione è un problema dell’Italia, Roma si arrangi”. Ma in realtà si tratta di una non-soluzione.
Cameron, per dire, ha già fatto sapere che di prendersi in casa degli immigrati che sbarcano a quasi 3000 km dalle coste britanniche non ci pensa proprio. E altri inevitabilmente lo seguiranno, primo perché questa Europa si basa sull’egoismo e quindi ognuno giustamente pensa per sé, secondo perché c’è la diffusa percezione che “prenderseli un po’ per uno” sia solo un modo per prendere tempo.
Del resto bisogna anche vedere i numeri: quanti immigrati spettano a ciascun paese? E in base a quale criterio? Se sono profughi non avranno diritto di libera circolazione? E se devono ricongiungersi a familiari che sono in altri paesi? Come fare a trattenerli dove non vogliono stare?
Gli altri punti del piano, del resto, sono ancor più fumosi. Prendiamo le ipotetiche missioni nei porti libici per sequestrare e distruggere i barconi dei trafficanti di esseri umani: come impostarle, se la Libia ha già detto che non ci sta? Si compiranno operazioni belliche unilaterali? Non abbiamo le palle per farlo. E allora che si fa?
Per non parlare del fatto che “distruggere i barconi” non si sa bene cosa voglia dire: come si fa a sapere che un’imbarcazione è una potenziale carretta destinata a viaggi della morte prima che venga riempita di immigrati? E se c’è un’organizzazione che gestisce un giro d’affari milionario, con richieste che arrivano da una folla sterminata di immigrati pronti a partire, davvero pensiamo di fermare tutto ciò eliminando uno, dieci o cento barconi?
Insomma, la grande novità europea sembra a tutti gli effetti un bluff. L’ennesimo, sulla pelle degli immigrati. E su quella degli europei.