Roma, 27 dic – Il Re Bianco è morto. La notizia è circolata inizialmente attraverso i social network ucraini e i canali legati ai combattenti stranieri impegnati nel conflitto. Le immagini e i messaggi di cordoglio pubblicati dai suoi commilitoni hanno rapidamente confermato quanto, in un primo momento, sembrava difficile da accettare.
Kapustin: un russo per l’Ucraina
Denis Kapustin era una figura atipica nel panorama della guerra in Ucraina. Cittadino russo, militante nazionalista, molto conosciuto nel mondo delle MMA attraverso il suo pseudonimo di White Rex e attivista politico, aveva scelto di combattere contro la Federazione Russa dopo l’invasione del 2022, schierandosi apertamente a fianco delle forze ucraine. La sua rottura con la Russia precede tuttavia l’inizio del conflitto. Negli anni precedenti Kapustin aveva lasciato il Paese in seguito alla repressione esercitata dal regime di Vladimir Putin contro gli ambienti della destra radicale invisi al Cremlino. In quel contesto, come in altri casi simili, l’alternativa era tra l’arresto e l’eliminazione politica. Su di lui pendevano condanne all’ergastolo, che lo rendevano di fatto un ricercato permanente. All’inizio della guerra, Kapustin fu tra i fondatori del Russkij dobrovol’českij korpus, il Corpo dei Volontari Russi.
Cos’è il Corpo dei Volontari Russi
Il Russkij dobrovol’českij korpus (RDK) nasce nei primi mesi dell’invasione russa dell’Ucraina, nel 2022. È un’unità composta da cittadini russi che hanno scelto di combattere a fianco delle forze ucraine contro il Cremlino. Il gruppo si distingue fin dall’inizio non solo per l’impegno militare, ma per il forte valore simbolico della propria esistenza: russi che combattono contro l’esercito russo, mettendo in discussione la narrazione del conflitto come guerra “difensiva” o unanimemente sostenuta dalla società russa. Il RDK opera in coordinamento con le forze ucraine, mantenendo però una propria identità politica e organizzativa. I suoi membri sono considerati dal Cremlino nemici interni e traditori, e molti risultano condannati in contumacia o ricercati dalle autorità russe. Nel corso del conflitto, il Corpo dei Volontari Russi è stato coinvolto in operazioni militari sul territorio ucraino e in azioni a ridosso del confine russo nelle regioni di Bryansk, Belgorod e Kursk, attirando una forte attenzione mediatica e una dura reazione propagandistica da parte di Mosca.
Il racconto dei volontari
Nel corso del 2024 avevamo incontrato alcuni membri del corpo in una base operativa nei pressi di Kyiv. L’accesso alla struttura avveniva in condizioni di massima sicurezza: telefoni spenti, spostamenti controllati. Pochi giorni prima la base era stata colpita da un attacco con droni, a conferma del valore strategico del luogo. All’interno della struttura, uno degli spazi più significativi non era destinato alla pianificazione militare ma alla memoria. I volontari avevano allestito un luogo dedicato ai caduti, dove venivano conservati i nomi e i volti dei combattenti morti. Un rituale che chiamavano “Presente”. “Il ricordo dei nostri fratelli ci deve guidare ogni giorno e ci deve ricordare perché combattiamo” ci aveva raccontato Denis in una lunga chiacchierata. Chi lo ha conosciuto ne ricorda il carisma e la determinazione, ma anche l’attenzione verso i propri uomini. La sua vita era costantemente sotto minaccia. Si spostava con sistemi jammer per disturbare eventuali attacchi e non viaggiava mai senza misure di sicurezza. Per le autorità russe rappresentava non solo un nemico militare, ma un problema politico: l’esempio di un nazionalista russo apertamente schierato con l’Ucraina.
Per l’Europa
Secondo i suoi collaboratori, Kapustin attribuiva alla guerra un significato che andava oltre il conflitto locale. Nei colloqui privati parlava spesso dell’Europa, considerata fragile e impreparata di fronte alle sfide geopolitiche poste dalla Russia e da un sistema internazionale sempre più instabile. La sua visione era quella di un’Europa intesa nuovamente come civiltà, chiamata a recuperare capacità di difesa, forza e coesione identitaria. La morte di Denis Kapustin lascia una moglie e un figlio. Ma segna anche la scomparsa di una figura che ha incarnato con coraggio e sacrificio una delle contraddizioni più complesse di questa guerra: quella di cittadini russi che, per motivi politici e ideologici, hanno scelto di combattere contro il proprio Stato per difendere la libertà di un popolo fratello. Una storia scomoda, che difficilmente trova spazio in alcune narrazioni del conflitto ucraino, ma che contribuisce a comprenderne meglio le fratture interne e le dimensioni meno visibili.
Gli eroi non muoiono mai.
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