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“Il patto era politico”, l’house organ di Askatasuna smentisce il sindaco di Torino

by Francesca Totolo
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Askatasuna

Roma, 5 gen – “Il patto per il bene comune era, non va nascosto, il punto d’incontro tattico tra esigenze e storie profondamente diverse”, ha evidenziato Infoaut, voce del centro sociale Askatasuna di Torino sgomberato lo scorso 18 dicembre: “Da parte dei militanti e delle militanti dell’autonomia torinese, c’era il bisogno di rispondere ad un attacco a 360 gradi nei confronti delle esperienze di autorganizzazione in città. Ma anche di prendere atto che una stagione delle forme che aveva assunto questa autorganizzazione in passato si stava chiudendo. Senza rinnegare la propria storia e la propria natura antagonista. Dall’altro lato l’amministrazione di centro-sinistra voleva evitare che la compagine di destra al governo del paese utilizzasse lo sgombero per pesare sugli assetti politici cittadini dall’esterno e che esso potesse influire sulla tenuta della maggioranza in Comune”.

“Tentativo del sindaco di mascherare una scelta politica”

Stefano Lo Russo, sindaco dem di Torino, e la sua amministrazione avevano avviato il processo di legalizzazione di Askatasuna in quando considerato “bene comune”. Per gli antagonisti di Infoaut, questa era solo una strategia per nascondere la reale volontà: “Nonostante ciò, la retorica che il sindaco ha messo in campo è sempre stata sulla difensiva, un tentativo di mascherare la realtà dei fatti dietro un velo di ipocrisia che si può riassumere nella parola ‘legalizzazione’”. Non solo: quello del sindaco è stato “l’ennesimo tentativo di mascherare una scelta politica come un atto amministrativo, invece di rivendicarla apertamente”.

Secondo Infoaut, “il sindaco voleva la botte piena e la moglie ubriaca, sperava di portare avanti la sua immagine di moderato affidabile (una posa che in questa epoca storica non produce nessun consenso) senza alienarsi i consensi di chi in città vorrebbe una sinistra perlomeno più coraggiosa”.

Locazioni a canone agevolato agli antagonisti

Come ha evidenziato Francesco Borgonovo su La Verità, Radio Blackout, emittente dell’antagonismo torinese e voce narrante di Askatasuna, è stata fondata nel 1992 e, dal 1995, ha trovato sede in un edificio pubblico della circoscrizione 7 di Torino. Grazie a una concessione sempre rinnovata dalle giunte di sinistra, la radio beneficia di un canone agevolato. L’ultimo contratto firmato, scaduto due mesi fa, risale al settembre del 2019. E prevede un affitto di 6.965 euro all’anno contro un valore di mercato di 14.075 euro. Il motto di Radio Blackout è “One Station Against the Nation”. La rivoluzione degli antagonisti duri e puri però passa dai doni del Comune.

Certamente ben poco cosa rispetto ai milioni di euro ricevuti da altre realtà antagoniste grazie ai fondi del Pnrr. Vicende che erano già state documentate nel mio libro “Emergenza antifascismo”. Nel giugno del 2022, il sito di Roma Capitale aveva pubblicato progetti di rigenerazione urbana e di edilizia residenziale pubblica finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Milioni di euro del Pnrr

Tra questi, spuntava l’intervento al Porto Fluviale Rec House, un immobile occupato da vent’anni dall’estrema sinistra. A questo progetto, erano stati assegnati ben 11 milioni di euro per la realizzazione di case e negozi.

A Napoli, le risorse del Pnrr sono state concesse per restaurare l’immobile ex Opg di Materdei, occupato dal centro sociale Je So’ Pazzo sette anni fa. Ai compagni napoletani, che in quella occupazione hanno fondato il partito di estrema sinistra Potere al Popolo, sono stati assegnati 16 milioni di euro. Nella delibera del sindaco Gaetano Manfredi, veniva indicata una generica “rigenerazione e valorizzazione dell’ex Ospedale psichiatrico giudiziario”. La prima coccola istituzionale arrivò però nel 2016 da Luigi De Magistris. L’ex sindaco partenopeo legalizzò, di fatto, l’occupazione ex Opg con la delibera “Beni Comuni”, evitandone lo sgombero.

Nello stesso pacchetto regalo, erano state miracolate anche altre occupazioni rosse. Come l’Asilo Filangieri, il Lido Pola, Villa Medusa, l’ex scuola Schipa, il Convento delle Cappuccinelle e l’ex Conservatorio Santa Maria della Fede. A queste roccaforti rosse, non è stato applicato alcun contratto di locazione per l’utilizzo delle strutture, ma è stato loro concesso il cosiddetto “uso civico”. Ai fondi del Pnrr, ha avuto accesso anche il sopracitato Lido Pola, struttura occupata a Bagnoli dagli antagonisti nel 2013: “È promosso dal Cnr in collaborazione con il Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare, l’Ingv, il Comune e, in rappresentanza della Comunità del Lido Pola cui è affidato l’omonimo bene, Il Quadrifoglio, associazione Caracol e associazione Jolie Rouge Aps. L’investimento è di 14 milioni di euro”.

Francesca Totolo

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