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L’enigma Trump e la diffidenza della base MAGA

by Enrico Colonna
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Trump

Roma, 5 gen – Se consideriamo la parabola di Trump dalla sua rielezione ad oggi – soprattutto alla luce del recente intervento in Venezuela – la domanda che, inevitabilmente, ci tormenta è questa: a che gioco sta giocando? Perché, in effetti, sembra che l’atteggiamento del presidente statunitense in materia di politica estera sia quantomeno istrionico, per non dire schizofrenico. Visto da fuori almeno, si capisce.

Trump rompe le promesse d’isolazionismo

Quello che era stato presentato da tutti i multipolaristi di questo mondo come “il presidente isolazionista, con cui non ci saranno altre guerre”, fa irrompere nuovamente sulla scena la Dottrina Monroe e il Corollario Roosevelt (con annessa la politica del grosso bastone) con una rapidità impressionante. A fronte di un primo mandato (2016-2020) in cui effettivamente, se si esclude l’assassinio del generale iraniano Qassem Soleimani avvenuto a gennaio 2020, gli Stati Uniti sembravano aver lasciato il fucile in cantina. Le avvisaglie di questo cambio di atteggiamento erano arrivate già a giugno di quest’anno, quando gli Stati Uniti erano intervenuti nel conflitto a distanza tra Iran e Israele. E già allora, nel mondo MAGA c’erano stati parecchi dissapori, a partire da uno dei suoi esponenti di spicco: Steve Bannon. A lungo considerato l’ideologo e stratega di Trump, Bannon si era espresso duramente contro l’intervento statunitense in Iran al fianco di Israele. Eppure, oggi quello stesso Bannon applaude all’intervento in Venezuela e all’arresto di Maduro, definendolo “un’operazione coraggiosa e brillante”. Così come altri sostenitori “famosi” del movimento MAGA, a partire dal podcaster Jack Posobiec che si è schierato a difesa dell’azione di Trump, evidenziando quelle che, secondo lui, sono le differenze rispetto all’intervento in Iran. Il podcaster si è anzi sbilanciato, minacciando nel futuro la possibilità di un “trattamento Maduro” anche verso Messico o Colombia.

Nel mondo Maga cova tempesta

Non tutti però nel mondo MAGA la vedono così. In particolare, quell’ala ferocemente isolazionista del Partito Repubblicano, quella che si era schierata a sostegno di Trump proprio in virtù della sua promessa di concentrarsi sui problemi interni degli Stati Uniti e di limitare al minimo l’azione militare all’estero. Critiche per il momento marginali, non determinanti, ma che rivelano qualche crepa. A poche ore dall’attacco, il senatore repubblicano Mike Lee aveva addirittura messo in dubbio la legalità dell’attacco al Venezuela, sottolineando come esso sia stato compiuto “in assenza di una dichiarazione di guerra o di un’autorizzazione [del Congresso, n.d.r.] all’uso della forza militare”. Tuttavia, Lee ha ritrattato dopo essere stato “ripreso” dal segretario di Stato Marco Rubio, concludendo che “l’azione rientra nell’autorità del presidente, secondo l’articolo 2 della Costituzione, di proteggere il personale USA da un attacco effettivo o imminente”. Ancora più duro Thomas Massie, repubblicano e membro della Camera dei Rappresentanti per lo stato del Kentucky, che ha parlato senza mezzi termini di un’operazione dettata “dal petrolio e dal cambio di regime”, mettendo in guardia sulla possibilità di una nuova crisi migratoria continentale e della “nascita di un Afghanistan in miniatura nell’emisfero occidentale”. Infine, non è stata da meno la rappresentante repubblicana per lo stato della Georgia (e che proprio in queste ore lascerà ufficialmente il Congresso), Marjorie Taylor Greene, che – dopo aver rotto con Trump a causa del caso Epstein – ha scritto su X che “il disgusto degli americani verso le infinite aggressioni militari e le guerre all’estero portate avanti dal nostro governo è giustificato, perché siamo obbligati a pagare per esse” e che “questo è esattamente ciò che molti all’interno di MAGA hanno pensato di far finire votando [per Trump, n.d.r.]”. E chiosa: “Boy were we wrong”. Ci sbagliavamo di grosso.

Trump rilegge Roosevelt ma si distanzia dai suoi

Come abbiamo detto all’inizio, Trump in questo momento più che mai resta un enigma. Di questo atteggiamento istrionico ne aveva dato prova durante la già citata guerra tra Iran e Israele, quando in conferenza stampa (prima dell’effettivo intervento statunitense) è riuscito a dire sostanzialmente “potrei attaccare come potrei non attaccare”; dieci tacche sotto “m’ama o non m’ama” togliendo i petali da un fiore. Quel che è certo, è che ora più che mai nella base MAGA questi cambi improvvisi di rotta hanno smesso di passare inosservati. Chi aveva sostenuto Trump in virtù di un suo presunto “isolazionismo” ora osserva furibondo il presidente in carica mentre rilegge ad alta voce il già citato Corollario Roosevelt (ovvero l’aggiunta fatta alla Dottrina Monroe dal 26° presidente Theodore Roosevelt): “Stante la Dottrina Monroe, comportamenti cronici sbagliati nel continente americano richiedono l’intervento di polizia internazionale da parte di una nazione civilizzata”. Insomma, da isolazionista a poliziotto del globo il passo è stato più breve di quanto chiunque potesse immaginare. Bisognerà però aspettare il futuro per vedere se queste crepe s’ingrosseranno ulteriormente o saranno ricucite e riassorbite dal mondo MAGA.

Enrico Colonna

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