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Remigrazione, la carica dei centomila: Lombardia locomotiva, sorpresa nelle regioni rosse

by Marco Battistini
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Roma, 4 feb – Cinquantamila firme solamente il primo giorno. Obiettivo minimo – quello fissato dalla legge per portare una proposta popolare in Parlamento – da raggiungere in sei mesi ma doppiato in meno di una settimana, centomila sottoscrizioni toccate nella serata di ieri. Tutte on-line, in quanto i banchetti informativi, dove sarà possibile fare la propria parte in formato cartaceo, prenderanno il via solamente tra una decina di giorni. Che l’argomento della Remigrazione fosse davvero tanto cool anche in Italia lo si era già intuito nei mesi scorsi scrollando qua e là su Facebook, Instagram e dintorni. 

Dai social alle sottoscrizioni, passando per le piazze

L’esperienza però insegna: il riscontro dei social può essere indicativo, ma solo fino a un certo punto. E allora a sostegno reale dei Mi Piace e delle condivisioni sono arrivate le piazze: l’affollatissima presentazione a Roma, oltre duecento nella piccola Montecatini, un migliaio di manifestanti a Brescia fino alle tremila presenze di Piacenza. E poi, dalla mattina del 30 gennaio l’ondata di firme arrivate sulla specifica pagina gestita dal Ministero della Giustizia.

Nel mezzo lo spettacolo circense della sinistra – italiana, perché altrove c’è chi ha capito come dovrebbe girare, se non il mondo almeno l’Europa – alla sala stampa della Camera come cartina tornasole sull’attualità (e importanza) della questione.

Remigrazione: boom di firme in Lombardia

Oltre alla sorprendente statistica anagrafica – che vede gli under 30 in primissima fila – è interessante capire da dove vengono, geograficamente parlando, le centomila firme finora raccolte per la Remigrazione.

Scontato, se vogliamo, il primo posto della Lombardia. Oltre ventitremila nella regione più popolosa d’Italia (dieci milioni di abitanti) e al contempo quella con il maggior numero di stranieri – siamo sopra al milione e duecentomila. A riprova che la questione immigratoria è soprattutto un problema quantitativo – quindi di rapporti di forza – nelle prime quattro posizioni per numero di firme troviamo, guarda caso, le stesse regioni che si distinguono per numero di immigrati presenti sul territorio.

Lazio e Veneto viaggiano più o meno insieme con circa diecimila adesioni a testa. Sotto all’insegna del Leone di San Marco vivono quasi cinque milioni di persone: di queste il dieci per cento proviene dall’estero. Nella regione della Capitale, invece, seconda solo alla Lombardia per numero di abitanti (cinque milioni e settecentomila), sono presenti seicentomila allogeni.

E la rossa Emilia-Romagna…

A far la differenza quindi non sarebbe la base votante, quanto piuttosto altre variabili. Indicativo in tal senso il caso dell’Emilia-Romagna. Nella regione rossa per antonomasia si ha – un po’ a sorpresa – il rapporto più alto tra firmatari e cittadini: mentre scriviamo si possono contare più di 2,5 firme ogni mille abitanti (2,63 per la precisione). Nel complesso fanno dodicimila mattoncini su un totale che non arriva ai quattro milioni di residenti – qui, ovviamente compresi nella cifra, gli stranieri superano le cinquecentomila unità.

A proposito di terre orientate a sinistra: bene la Toscana con le sue settemila adesioni. Praticamente due ogni mille abitanti, come lo stesso Veneto (in Lombardia ci si alza a 2,2) e il Friuli-Venezia Giulia, dove incidono le spinose tematiche legate alla rotta balcanica.

Il re non è ancora nudo

Numeri che ovviamente da qui a fine luglio sono destinati a crescere. Anche vertiginosamente. Il nuovo punto è che anche laddove il Partito Democratico ancora governa localmente con percentuali bulgare, la Remigrazione arriverà (forse) a sparigliare le carte. Il re però non è ancora completamente nudo.

In Emilia-Romagna, come in Toscana, la sinistra nel corso dei decenni è stata capace di costruire ed oliare una macchina politica, culturale e – soprattutto – economica che al momento del voto “costringe” l’elettore medio a ritenere più razionale il mantenimento dello status quo. Non ideologia, ma miope calcolo personale. Non per convizione, ma per mancanza di alternative percepite come credibili. Eppure le crepe tra l’assessore da Ztl che vende l’accoglienza e l’integrazione come se fossero ospitalità turistica e il pendolare che, magari con la tessera dem in tasca, deve fare quotidianamente i conti con la fauna delle stazioni ferroviarie si vedono eccome. 

Nel segreto di un click

Basterebbe farsi una vasca in centro il venerdì sera – non necessariamente a Milano, basta una piccola città di provincia – per capire come si sia modificato e si modificherà in futuro, non sappiamo quanto ancora reversibilmente, il tessuto sociale. La realtà intanto racconta di carceri minorili riempite per quasi la metà da giovani stranieri, così come la contrazione dei salari reali (leggere alla voce stipendi che gli italiani non possono più accettare) rimane un dato di fatto.

Ma finché nessuno ne parla, a molti conviene far finta di non vedere. Ecco perché l’entrata a gamba tesa del progetto del Comitato Remigrazione e Riconquista nell’agone mediatico può davvero far saltare il banco

Per Giovannino Guareschi nel segreto della cabina elettorale l’occhio di Stalin proprio non riusciva ad arrivare. Al tempo della grande sostituzione nel segreto di un paio di click il richiamo ancestrale della nostra identità ci vede, chi ingrassa nella mangiatoia dell’immigrazione-ad-ogni-costo no: per chi non l’avesse ancora fatto un motivo in più per tirare fuori lo Spid e andare a firmare.

Marco Battistini 

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