Home » Capaci, la “pista nera” crolla in Antimafia: De Luca smonta il teorema di Report

Capaci, la “pista nera” crolla in Antimafia: De Luca smonta il teorema di Report

by La Redazione
0 commento
Capaci

Roma, 11 feb – La lunga stagione delle “piste fantasma” sulla strage di Capaci sembra giunta a una svolta irreversibile: il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca ha spazzato via davanti alla Commissione parlamentare Antimafia la cosiddetta “pista nera, quella teoria che per anni ha provato a collegare l’attentato del 23 maggio 1992 — costato la vita a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e i membri della scorta — a un presunto intreccio tra Cosa Nostra e i neofascisti, con il fondatore di Avanguardia Nazionale, Stefano Delle Chiaie, nel ruolo di comparsa chiave.

La “pista nera” su Capaci non vale nulla

La ricostruzione lanciata e rilanciata da trasmissioni come Report e da alcune interpreti dell’“antimafia militante” – di cui vi avevamo già parlato in un recente articolo – si reggeva in buona parte su presunte testimonianze di un collaboratore di giustizia — Alberto Lo Cicero — considerate decisive per confermare la presenza di Delle Chiaie a Capaci e la sua partecipazione al complotto. Come abbiamo già argomentato, le rivelazioni di Lo Cicero erano in realtà fragili, non corroborate da alcun riscontro concreto e perfino contraddette dalle stesse carte ufficiali: nei verbali depositati agli atti Lo Cicero non indica autori materiali, fasi esecutive o dinamiche credibili della strage, né tantomeno nomina con precisione figure di vertice coinvolte oltre ai boss mafiosi già processati e condannati. De Luca, con parole nette, ha qualificato quelle dichiarazioni come “carta straccia” e ha equiparato Lo Cicero a storiche figure di depistaggio come Vincenzo Scarantino, ricordando come negli anni passati testimonianze rivelatesi prive di fondamento abbiano addirittura fatto deragliare indagini — si pensi al caso della strage di via D’Amelio.

Il procuratore smonta il teorema di Report

L’attacco del procuratore non si è limitato alla sostanza probatoria, ma ha colpito metodologicamente Report e il modo in cui certe narrative vengono costruite. Nel mirino è finita soprattutto la gestione delle testimonianze e la compulsione a trasformare ricordi vaghi o casuali in prove definitive: l’intervista al luogotenente dei carabinieri Walter Giustini — che avrebbe riferito di avere sentito dire a Lo Cicero della presenza di Delle Chiaie a Capaci — è stata definita dal procuratore un esempio di come si possa montare un caso senza che alcun elemento concreto lo sorregga. De Luca ha osservato che la frase riportata — secondo cui Delle Chiaie sarebbe stato visto “a Capaci” — è ambigua: può significare tutto o niente, e di fatto non dimostra alcuna connessione con la pianificazione o l’esecuzione dell’attentato. Quando la Procura ha chiesto ai giornalisti di chiarire cosa fosse stato effettivamente detto e in quale contesto, si è trovata di fronte a un muro di “segreto professionale” invocato per proteggere interamente il materiale girato. De Luca ha bocciato quell’argomento come un comodo strumento per occultare l’inconsistenza delle fonti e per nascondere la mancanza di fatti oggettivi dietro all’aura dello scoop.

Questa demolizione sistematica della “pista nera” va letta in continuità con le critiche che già avevamo mosso alla spettacolarizzazione mediatica e giudiziaria delle stragi: non si può costruire una “verità alternativa” su testimonianze deboli o su ricostruzioni narrative diventate di moda senza un rigore probatorio alle spalle. Come spiegavamo nei nostri approfondimenti, il problema non è solo che Ranucci e simili si siano sbagliati — è che hanno presentato la loro interpretazione come se fosse una verità giudiziaria, caricando di sospetti l’intero apparato dello Stato e insinuando nelle coscienze pubbliche collegamenti senza basi reali.

Su Capaci e sui depistaggi

La conclusione di De Luca — “vale zero tagliato” — è una severa bocciatura: conferma che anni di speculazioni mediatiche e giuridiche su un intreccio destra eversiva–servizi–mafia non reggono davanti a un esame rigoroso dei fatti. E se è giusto che la giustizia faccia luce sui depistaggi, è altrettanto fondamentale che il giornalismo non si sostituisca alle procure né alle corti, costruendo narrazioni che finiscono per confondere il pubblico più che chiarire gli avvenimenti storici. Perché la verità sulle stragi non si racconta con suggestioni e retoriche, ma con prove, documenti e responsabilità accertate.

Vincenzo Monti

You may also like

Commenta

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati