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Tra volatilità dei mercati e soldi in banca: cosa conviene fare al risparmiatore medio?

by La Redazione
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Viviamo in un’epoca che definire complessa sarebbe riduttivo. Se guardiamo agli ultimi tre anni, abbiamo assistito a una pandemia globale, allo scoppio di conflitti geopolitici alle porte dell’Europa e in Medio Oriente, a una crisi energetica e al ritorno prepotente dell’inflazione, un mostro che credevamo sconfitto o relegato ai libri di storia economica degli anni Settanta. In questo scenario, il risparmiatore medio italiano si trova in una posizione scomoda, quasi paralizzante.

Da un lato, i mercati finanziari hanno mostrato il loro volto più capriccioso, alternando rally euforici a correzioni brutali che mettono a dura prova i nervi anche degli investitori più navigati. Dall’altro, la risposta delle banche centrali, con il rialzo dei tassi d’interesse, ha modificato completamente le regole del gioco obbligazionario. La reazione istintiva di molti, di fronte a tanta incertezza, è quella di rifugiarsi in ciò che conoscono meglio: la liquidità. I dati parlano chiaro: una mole enorme di ricchezza privata giace inerme sui conti correnti, parcheggiata in attesa di “tempi migliori”. Ma questa attesa, apparentemente prudente, nasconde una trappola matematica inesorabile.

Il paradosso della sicurezza apparente

La sensazione di sicurezza che deriva dal vedere il saldo del conto corrente invariato è, purtroppo, un’illusione ottica finanziaria. In economia esiste una distinzione fondamentale tra valore nominale e valore reale. Se il vostro saldo rimane di 100.000 euro per cinque anni, nominalmente non avete perso nulla. Ma se in quegli stessi cinque anni l’inflazione cumulata è stata del 15% o del 20%, il vostro potere d’acquisto reale è crollato drasticamente. Con quegli stessi soldi, oggi comprate significativamente meno beni e servizi rispetto a ieri.

Lasciare i soldi fermi in banca non è una “non-scelta”, ma una decisione di investimento precisa: significa scegliere di investire in un asset che ha la certezza matematica di perdere valore nel tempo. È come cercare di riempire una vasca da bagno con il tappo aperto; l’acqua (il valore del denaro) defluisce costantemente. In un contesto inflattivo, la liquidità è l’asset più rischioso in termini di conservazione del capitale reale. La volatilità dei mercati, tanto temuta, è il prezzo da pagare per avere l’opportunità di battere l’inflazione; la perdita di potere d’acquisto sul conto corrente, invece, è una tassa silenziosa che pagate senza ricevere nulla in cambio.

Le dinamiche bancarie e il conflitto d’interessi

Quando il risparmiatore, spaventato dall’erosione del proprio capitale, decide finalmente di muoversi, il primo interlocutore naturale è spesso la banca di fiducia. Qui si apre un capitolo delicato. Il sistema bancario tradizionale italiano è strutturato principalmente sulla vendita di prodotti. Lo sportellista o il consulente bancario, per quanto professionali e cortesi, operano all’interno di un perimetro ben definito: devono collocare i prodotti della casa o dei partner commerciali.

Questo meccanismo genera un conflitto di interessi intrinseco. Il prodotto che viene proposto è davvero il migliore per le esigenze del cliente, o è quello che garantisce margini più alti all’istituto di credito? Spesso ci si trova di fronte a fondi comuni di investimento con costi di gestione elevati, commissioni di ingresso (a volte mascherate) e performance che faticano a battere i benchmark di riferimento. Se state cercando di capire come muovervi e volete approfondire le dinamiche di questo rapporto, c’è molto in quello che devi sapere per investire soldi in banca prima di vincolare i risparmi in prodotti che potrebbero rivelarsi inefficienti.

Il problema non è la banca in sé, che svolge una funzione essenziale di custodia e gestione dei pagamenti, ma l’utilizzo della banca come unico consulente per la pianificazione patrimoniale. Affidarsi ciecamente a soluzioni standardizzate (“pacchetti” uguali per tutti) ignora la specificità della vita di ogni individuo. Un giovane professionista con trent’anni di carriera davanti ha una capacità di assorbire il rischio completamente diversa da un pensionato che deve integrare la propria rendita mensile.

Volatilità vs Rischio: una distinzione necessaria

Per investire in modo intelligente, bisogna prima fare pace con il concetto di volatilità. Nel linguaggio comune, rischio e volatilità sono usati come sinonimi, ma in finanza sono concetti distinti. La volatilità è l’ampiezza delle oscillazioni di prezzo di un titolo nel breve periodo: il mercato sale e scende, reagisce alle notizie, si muove a ondate. Il rischio vero, invece, è la possibilità di subire una perdita permanente del capitale o di non raggiungere i propri obiettivi finanziari.

Accettare la volatilità è l’unico modo per accedere ai rendimenti che il mercato azionario e obbligazionario offrono nel lungo termine. Chi fugge dalla volatilità rifugiandosi nella liquidità, paradossalmente, aumenta il proprio rischio di fallimento finanziario (inteso come incapacità di mantenere il proprio tenore di vita). La storia dei mercati ci insegna che, dopo ogni crisi, c’è sempre stata una ripresa. Chi ha disinvestito durante i crolli del 2008, del 2020 o del 2022 ha cristallizzato le perdite. Chi è rimasto investito, seguendo una strategia coerente, ha recuperato e spesso guadagnato.

La strategia deve guidare lo strumento

L’errore più comune che si commette è partire dal “dove metto i soldi?” (lo strumento) invece che dal “cosa voglio ottenere?” (l’obiettivo). Un investimento intelligente non nasce dalla selezione del titolo vincente o del fondo del momento, ma dalla costruzione di una pianificazione finanziaria personalizzata.

Ogni euro risparmiato dovrebbe avere un’etichetta temporale e una destinazione. I soldi che servono tra sei mesi per pagare le tasse o una vacanza non devono essere esposti alla volatilità azionaria. Al contrario, i capitali destinati alla pensione, che avverrà tra vent’anni, non possono rimanere fermi a farsi erodere dall’inflazione, ma devono lavorare sfruttando l’interesse composto e la crescita economica globale. Questa suddivisione in “cassetti mentali” o portafogli per obiettivi aiuta anche a gestire l’emotività: sapere che le fluttuazioni di borsa riguardano solo la parte di patrimonio che non ci serve nell’immediato ci permette di dormire sonni più tranquilli.

Il valore della consulenza finanziaria indipendente

In questo scenario, dove le emozioni giocano brutti scherzi e i prodotti bancari sono spesso costosi e opachi, la figura del consulente finanziario indipendente (o autonomo) emerge come una soluzione cruciale per il risparmiatore consapevole. A differenza del promotore bancario, il consulente indipendente non vende prodotti. Non ha un mandato da parte di una banca o di una SGR (Società di Gestione del Risparmio) per collocare fondi. Viene pagato esclusivamente dal cliente, tramite una parcella (fee-only), esattamente come un avvocato o un commercialista.

Questo cambio di paradigma elimina alla radice il conflitto di interessi. Il consulente indipendente non guadagna di più se vi consiglia un prodotto costoso; anzi, il suo interesse è allineato al vostro: ridurre i costi degli strumenti finanziari (utilizzando ad esempio ETF efficienti invece di fondi attivi costosi) per massimizzare il rendimento netto del cliente. La libertà di poter consigliare qualsiasi strumento presente sul mercato, senza vincoli di scuderia, permette di costruire portafogli realmente “su misura”, cuciti addosso al profilo di rischio e agli obiettivi di vita della persona.

Oltre la selezione dei titoli

Il valore di una consulenza slegata dalle logiche di vendita non risiede solo nella matematica dei costi minori. Un consulente indipendente agisce come un coach comportamentale. Durante le fasi di panico di mercato, quando i telegiornali gridano al crollo e l’istinto suggerirebbe di vendere tutto, avere un professionista che vi ricorda il piano originale e vi impedisce di commettere errori emotivi vale spesso più di qualsiasi extra-rendimento percentuale.

La pianificazione patrimoniale moderna richiede competenze trasversali che vanno oltre la semplice allocazione degli asset. Si parla di ottimizzazione fiscale, di pianificazione successoria, di protezione dai rischi puri. Un approccio olistico che raramente si trova allo sportello bancario, dove il focus è spesso limitato alla campagna commerciale del mese in corso.

Agire con consapevolezza

Il contesto attuale non permette più di essere passivi. L’era dei rendimenti facili e sicuri a rischio zero è finita, se mai è esistita. Lasciare i soldi sul conto corrente è una strategia perdente che garantisce un impoverimento lento ma costante. D’altra parte, buttarsi sui mercati senza una guida o affidarsi a chi ha interessi divergenti dai propri può portare a delusioni cocenti.

La strada per il risparmiatore medio passa per l’educazione e la delega consapevole. Significa prendere atto che la gestione del patrimonio è un lavoro serio che richiede professionisti che stiano “dalla vostra parte del tavolo”. Investire in modo intelligente oggi vuol dire costruire un portafoglio diversificato, efficiente nei costi, coerente con i propri tempi e, soprattutto, monitorato da chi non ha altro interesse se non quello di vedere quel patrimonio crescere e proteggersi nel tempo.

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