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Acca Larenzia, il Tribunale di Roma proscioglie tutti gli imputati: intervista all’Avvocato Colaiacovo

by Tony Fabrizio
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Acca Larenzia mito

Roma, 21 feb – La sentenza è una di quelle destinate a fare rumore. Il Gup del Tribunale di Roma ha prosciolto tutti i ventinove indagati, in larga parte militanti di CasaPound Italia, imputati per aver fatto il saluto romano nella commemorazione del 2024 per la strage – “cosiddetta strage” come si legge negli avvisi di garanzia – di Acca Larenzia.

Una sentenza che crea (non pochi) mal di pancia

Una sentenza che crea non pochi mal di pancia tra i progressisti di casa nostra. E non solo, perchè certifica le strumentalizzazioni da parte del principale partito di opposizione italiano, il Partito Democratico, che non aveva esitato, pur senza mai vergognarsene, a usare le immagini della commemorazione di Acca Larenzia per fare campagna elettorale a favore del No al referendum sulla riforma della magistratura.

Quella magistratura che, in questo caso, risponde al nome del procuratore capo Francesco Lo Voi – lo stesso che ha intentato il processo sulla vicenda (a favore) della Open Arms – e alla PM Lucia Lotti che aveva ravvisato le accuse di violazione della Legge Scelba e della Legge Mancino che sanzionano l’apologia e la propaganda fascista.

Le principali agenzie di stampa, in attesa del solito piagnisteo sinistro, da Repubblica sino al Fatto Quotidiano, parlano di non luogo a procedere per gli indagati in quanto per il Gup non vi è una ragionevole previsione di condanna. In attesa della deposizione delle motivazioni che saranno pubblicate entro trenta giorni, abbiamo raggiunto il Prof. Avv. Guido Colaiacovo, membro del pool difensivo, insieme con i colleghi Riccardo Luzi, Simone Manelli, Antonio Casillo, Lorenzo Contucci, Domenico Di Tullio e Laura Rufini.

Acca Larenzia, l’intervista all’Avvocato Colaiacovo

Professor Colaiacovo, ci può spiegare l’esito dell’udienza di oggi sulla commemorazione per i caduti di Acca Larenzia del 7 gennaio 2024?

Tecnicamente si tratta di una sentenza di non luogo a procedere che il giudice dell’udienza preliminare ha pronunciato non ravvisando “una ragionevole previsione di condanna”, respingendo così la richiesta di rinvio a giudizio. Ciò significa che, rispetto alle due accuse mosse dal Pubblico Ministero, che contestava la violazione della Legge Scelba e della Legge Mancino, il giudice ha ritenuto che gli atti di indagine non consentono di affermare che, in un eventuale dibattimento, sarebbe stato possibile dimostrare l’esistenza di un pericolo di ricostituzione del Partito Fascista e la natura discriminatoria e razzista della manifestazione.

Quali erano precisamente le accuse mosse dalla Procura di Roma?

Sintetizzando estremamente il contenuto dei capi di imputazione, la commemorazione del 7 gennaio avrebbe innanzitutto violato la Legge Scelba poiché il rito del presente sarebbe una tipica espressione della liturgia fascista. E, conseguentemente, avrebbe potuto determinare il pericolo di ricostituzione del Partito Fascista. Inoltre, sarebbe stata violata anche la Legge Mancino poiché, secondo il pubblico ministero, CasaPound, che aveva curato l’organizzazione della manifestazione, sarebbe dedita alla propaganda di tesi discriminatorie e razziste e, conseguentemente, tale connotazione avrebbe assunto anche la manifestazione.

La difesa degli imputati

Rispetto a queste accuse quale è stata la difesa degli imputati?

Con riguardo alla Legge Scelba abbiamo sostenuto che il compimento di gesti tipici del rituale fascista, come hanno stabilito le Sezioni unite e la Corte costituzionale, non è elemento sufficiente per la consumazione del reato. È necessario che da questa condotta scaturisca un pericolo concreto di ricostituzione del Partito Fascista poiché soltanto se interpretata in tal modo la previsione sfuggirebbe alla scure della Corte costituzionale. Dunque, poiché questa valutazione deve essere compiuta tenendo in considerazione una serie di circostanze (come il numero dei partecipanti, la finalità della manifestazione, l’esposizione di simboli e vessilli, l’atteggiamento dei partecipanti), abbiamo sottolineato che una attenta analisi della vicenda esclude un simile pericolo.

Più insidiosa era invece l’accusa di aver violato la Legge Mancino perché presupponeva un accertamento sulla natura di CasaPound e sulla possibilità di ritenere che l’associazione divulghi tesi discriminatorie. Qui abbiamo messo in evidenza come molti documenti e atti giudiziari (da ultimo la decisione della Corte d’appello di Roma nella causa civile contro Meta/Facebook) hanno esaminato lo statuto e le attività di CasaPound e hanno categoricamente escluso una simile tendenza.

Acca Larenzia: una linea interpretativa fondamentale

Osservando il panorama nazionale ci sono molte sentenze, di assoluzione e di condanna su manifestazioni in ricordo di caduti. Ma le Sezioni unite non hanno messo un punto fermo?

Le Sezioni unite hanno tracciato una linea interpretativa fondamentale e hanno indicato ai giudici di merito i criteri per applicare di volta in volta le incriminazioni. In questa ottica, hanno aggiunto che se la finalità commemorativa non è di per sé sufficiente a escludere la natura delittuosa della condotta, integra sicuramente un elemento da apprezzare insieme agli altri. Questo significa che ciascun giudice deve verificare, caso per caso, considerando le caratteristiche della manifestazione, la sussistenza di un pericolo concreto di ricostituzione del partito fascista o la divulgazione di tesi discriminatorie.

La decisione è definitiva? Quali sono i possibili sviluppi?

Dobbiamo innanzitutto attendere trenta giorni per il deposito della motivazione della sentenza e conoscere così le ragioni che hanno indotto il giudice a prosciogliere gli imputati. Da questo momento inizierà a decorrere il termine per un eventuale appello del Pubblico Ministero.

Qualche doverosa riflessione

Alla luce di questa ennesima sentenza a favore della liceità del ricordo di chi è stato assassinato e dopo mezzo secolo non ha ancora avuto giustizia, merita da parte di chi sul ricordo dei caduti per l’Idea a causa dell’odio politico una riflessione sullo sperpero di denaro pubblico per inchieste, come nel caso di Acca Larenzia, di Via Velia a Salerno per Carlo Falvella, di Via Paladini a Milano per Sergio Ramelli, che si svolgono nella stessa modalità negli anni, oltre che sull’uso politicizzato di una parte della magistratura che intenta processi che durano anni gravando sulla vita politica e privata degli indagati, spesso sbattuti in prima pagina da giornali d’area contraria con tanto di indirizzo di residenza per poi risolversi in un nulla di fatto.

Questo alimenta la sensazione di una vera e propria persecuzione giudiziaria volta a colpire le idee scomode.

La sentenza di ieri stabilisce un paletto importante, se non fondamentale. L’attivismo radicale, pur se aspramente contestato, non può essere criminalizzato in blocco e senza prove di reati specifici e individuali. Non è stato prosciolto solo un gruppo di persone. È stata assolta l’idea di poter fare politica al di fuori degli schemi stabiliti senza essere criminalizzati. E ora rispetto e silenzio per tutti i camerati caduti.

Tony Fabrizio

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