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Outlander, una saga scozzese

by Roberto Johnny Bresso
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Roma, 18 apr – Nonostante la Scozia sia una delle mie principali passioni ed il tema dei viaggi nel tempo al cinema e in tv mi abbia affascinato sin dai tempi della saga di Ritorno al futuro, avevo evitato la serie Outlander, che di fatto abbina i due temi. Il motivo? Del semplice e sano snobismo! Infatti Outlander non è altro che la trasposizione della serie di romanzi storico/fantasy della scrittrice americana Diana Gabaldon. Non essendo minimamente interessato al fantasy, avevo acriticamente bollato l’operazione come una sorta di facile tentativo di far presa sul pubblico femminile con una improbabile storia d’amore attraverso i secoli, condita con dei banali richiami alla Scozia, che agli americani, da Braveheart in poi, piacciono sempre moltissimo.

Dimenticare Braveheart

Non potevo sbagliarmi più grossolanamente! L’autrice è infatti una storica appassionata della storia scozzese, quindi dimenticatavi Braveheart, appunto: grandissimo film dal punto di vista emotivo quello di Mel Gibson, ma totalmente antistorico. Qui si respirano le highlands in maniera assoluta e, attraverso il filtro della finzione narrativa, si riesce ad arrivare alle masse, quanto difficilmente possono fare dei saggi. E la storia d’amore? Beh, funziona dannatamente bene, anche se non siete degli accaniti romantici.

Tutto questo preambolo per dire che il canale via cavo Starz (già autore del capolavoro piratesco Black Sails) nel 2014 ha iniziato a trasporre in maniera molto fedele i romanzi della Gabaldon in una serie tv, la quale, dopo otto acclamate e trionfali stagioni, è giunta ora al termine. Incuriosito dal battage pubblicitario di Sky per la stagione conclusiva, ho iniziato a guardarla dall’inizio e, come dicono i giovani, mi sono dato al binge watching (vale a dire guardare una puntata dopo l’altra) e ne sono stato letteralmente rapito.

Un atto di fede

A questo punto, vi chiederete, ma di che diavolo parla Outlander? Cercherò brevemente di spiegarlo, ma tenete presente che la trama non rende assolutamente giustizia alla riuscita dell’operazione, quindi vi tocca solamente fare un atto di fede e iniziare a guardarla… non ne resterete delusi!

Siamo nel 1945 a fine guerra e l’infermiera inglese Claire Randall si ricongiunge dopo sette anni al marito scozzese Frank, che ha lavorato nei servizi segreti. Frank, che di professione è uno storico, la porta nella tanto attesa seconda luna di miele nelle highlands, precisamente ad Inverness (località celebre nell’immaginario popolare per la vicinanza con il fantomatico “Mostro di Loch Ness” Nessie). Qui Claire viene misteriosamente trasportata indietro nel 1743, in una Scozia dominata dai vari clan che cercano di opporsi alla tirannide scozzese, cercando di superare anche i reciproci odi.

Outlander, nella Scozia del Settecento

Superato l’iniziale choc, Claire inizierà a trovarsi sempre più a suo agio in questo affascinante mondo, naturalmente innamorandosi dell’affascinante guerriero Jamie Fraser, ricercato dalle Giubbe Rosse. Tutto questo mentre si sta preparando la rivolta giacobita, capeggiata da Giacomo Edoardo Stuart, nel tentativo di rimettere la sua casata sul trono d’Inghilterra, con l’aiuto dei clan scozzesi. La rivolta avrà una tragica fine con la Battaglia di Culloden del 16 aprile 1746, l’ultima battaglia campale avvenuta su suolo britannico e che vedrà la rovinosa sconfitta degli scozzesi, le cui tattiche risalenti al Medioevo nulla poterono in campo aperto contro la fanteria inglese. Questo evento, meticolosamente raccontato nella serie, segnerà per sempre la fine del sistema dei clan, nonché un importante snodo narrativo di Outlander, con Claire che, alla fine della prima stagione, ritornerà  momentaneamente al suo presente.

Ovviamente, per tenere alto l’interesse lungo le otto stagioni, non mancheranno numerosi colpi di scena, molti salti temporali, cattivi d’antologia, amore, sesso e violenze efferate (sesso e violenza non ci vengono affatto risparmiati sullo schermo, in un interessante mix narrativo), viaggi oltre Oceano e contaminazioni con il genere piratesco e western. Ma, soprattutto, non manca mai quel sano gusto di farci godere una meravigliosa storia di avventura, un genere molto trascurato negli ultimi anni e i continui rimandi a quel mondo scozzese e celtico che tanto fascino sempre richiama.

La serie ha avuto anche un prequel con Outlander: Blood of My Blood, incentrata sui genitori di Jamie Fraser e, attualmente, rinnovata per una seconda stagione.

Roberto Johnny Bresso

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