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Dubai batte l’Europa sui rendimenti: ecco come funziona il mercato immobiliare

by Redazione
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Il confronto che l’Italia non vuole fare

In Italia, un appartamento in affitto in una grande città rende il 3-4% lordo. Da questo vanno sottratte IMU, cedolare secca, IRPEF, spese condominiali straordinarie, periodi di sfitto e, sempre più spesso, il rischio di morosità. Il rendimento netto reale, per molti proprietari, si attesta sotto il 2%. A Dubai, lo stesso tipo di investimento rende tra il 5,5% e il 9% lordo, senza imposta sul reddito, senza tassa sulla proprietà, senza imposta sulle plusvalenze. Il rendimento netto reale si colloca tra il 4% e il 7%.

Non sono numeri di marketing: sono dati verificabili attraverso il Dubai Land Department e le piattaforme di analisi immobiliare dell’emirato. E stanno spingendo un numero crescente di investitori italiani a guardare oltre i confini nazionali per la diversificazione del proprio patrimonio.

Un mercato in crescita strutturale

I dati del primo trimestre 2026 confermano la traiettoria: AED 252 miliardi di transazioni immobiliari (+31% anno su anno), 60.303 operazioni (+6% in volume), 29.312 nuovi investitori entrati nel mercato (+14%). Il capitale straniero ha raggiunto AED 148,35 miliardi, in crescita del 26%. Non è un picco isolato: è il ventiduesimo trimestre consecutivo di crescita.

Dietro i numeri c’è una struttura economica che giustifica la domanda. Il PIL di Dubai è previsto in crescita del 4,5% nel 2026, il petrolio pesa meno del 5% dell’economia dell’emirato, e la popolazione ha superato i 3,6 milioni con una crescita netta di 200.000 persone l’anno. Ogni nuovo residente ha bisogno di una casa: questa è la domanda di base che sostiene gli affitti.

Golden Visa: il ponte tra investimento e residenza

Un elemento che ha accelerato l’interesse degli investitori europei è la Golden Visa Dubai: un visto di residenza decennale accessibile a chi acquista un immobile del valore minimo di AED 2 milioni (circa 500.000 euro). Nel Q1 2026, circa il 28% delle transazioni di acquirenti stranieri sopra i 2 milioni di AED ha portato alla richiesta di Golden Visa. Il visto permette di risiedere negli Emirati, sponsorizzare familiari, aprire conti bancari e accedere ai servizi sanitari e scolastici del paese.

Per l’investitore italiano, la Golden Visa non è solo un documento di residenza: è un’opzione strategica che trasforma un acquisto immobiliare in un accesso a un ecosistema fiscale e imprenditoriale completamente diverso da quello europeo.

La competitività che l’Europa ha perso

Il confronto non riguarda solo i rendimenti. Riguarda la velocità burocratica (una transazione immobiliare a Dubai si chiude in 2-4 settimane, non in 3-6 mesi), la trasparenza dei dati (tutti i prezzi e le transazioni sono pubblici e consultabili), la tutela normativa (il RERA regola ogni aspetto del rapporto proprietario-inquilino) e la stabilità del quadro fiscale (zero imposte dirette dal 1971, senza le continue modifiche normative a cui è soggetto l’investitore italiano).

Mentre l’Europa discute di nuove tasse patrimoniali e l’Italia introduce continue modifiche al regime delle locazioni, Dubai offre un quadro prevedibile. Per chi investe, la prevedibilità vale quanto il rendimento.

La selezione come prerequisito

Dubai non è un mercato dove si compra a occhi chiusi. La pipeline di nuove costruzioni è significativa, alcune zone sono a rischio di eccesso di offerta, e non tutti i developer mantengono le promesse. Per questo, chi si avvicina al mercato per la prima volta dovrebbe affidarsi a una consulenza immobiliare a Dubai qualificata e indipendente.

Riccardo Lucietti, broker certificato RERA di origine vicentina e residente a Dubai, opera esclusivamente con clienti italiani e applica un sistema di selezione a cinque criteri che scarta circa il 90% dei progetti disponibili sul mercato. «Non vendo immobili», precisa Lucietti. «Seleziono le operazioni che hanno senso per il profilo specifico del mio cliente. Se un’operazione non passa il filtro, lo dico. Anche se significa non fare la vendita.»

Un approccio che riflette una mentalità più consulenziale che commerciale, e che sta attirando una clientela di imprenditori e professionisti italiani che cercano risultati concreti, non promesse.

I numeri che l’Italia non riesce a offrire

Il confronto finale è nei numeri aggregati. Nel 2025, il mercato immobiliare di Dubai ha registrato circa 270.000 transazioni per AED 917 miliardi. La crescita del PIL è prevista al 4,5% nel 2026, contro l’1% scarso dell’Italia. La popolazione cresce di 200.000 unità l’anno, contro la contrazione demografica italiana. I mutui per non residenti sono disponibili fino all’80% del valore per i residenti e al 50% per gli investitori esteri.

Non si tratta di demonizzare l’Italia o di idealizzare Dubai. Si tratta di riconoscere che, per la componente immobiliare di un patrimonio diversificato, i numeri dell’emirato parlano da soli. Chi sceglie di investire a Dubai non sta abbandonando l’Italia: sta applicando lo stesso principio di diversificazione che qualsiasi consulente finanziario raccomanderebbe per un portafoglio azionario. Solo che, invece di comprare un ETF, compra un appartamento che produce reddito ogni mese.

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