Herat, 12 nov – Come si curano i militari in missione? Da sempre a Herat, a supporto della Brigata che opera in teatro, attualmente la Pinerolo, comandata dal generale Francesco Bruno, esiste un ospedale Role 2 con dieci posti letto, di cui sei ordinari e quattro di rianimazione, ma estendibili in caso di necessità. Due le sale operatorie, di cui una shelter, trasportabile. Nella struttura, diretta dal colonnello Antonio Scoyni, specializzato in oculistica, realizzata all’interno di corimec, ovvero di container modulabili, sono forniti tutti i servizi sanitari fondamentali, dalle strumentazioni per l’ecografia fino alla radiologia e a una Tac di ultimissima generazione. I medici che operano all’interno del Role 2 provengono quasi tutti dal policlinico militare del Celio, con cui è possibile collegarsi in videoconferenza per consulti immediati e, anche, per sottoporre i pazienti a colloqui psicologici e psichiatrici laddove necessario.

 

Anche se il disturbo da stress post traumatico tra i militari italiani, dopo il cambio della missione da Isaf a Rs, con meno operatività all’esterno della base, “è fortunatamente in netto calo”, come spiegano gli specialisti. Un tempo, invece, erano frequenti casi di personale che, tornato in Italia, aveva bisogno di essere curato. Un argomento ostico, di cui si è spesso fatto fatica a parlare. Inoltre, attraverso i sistemi tecnologici, è possibile inviare in diretta al policlinico militare anche elettrocardiogrammi e altri esami per la refertazione veloce. Una pratica usata anche dai medici a bordo delle nostre navi della Marina militare in missione fuori dalle acque nazionali. Tra i medici del Role 2 c’è anche un ufficiale della riserva selezionata, il maggiore Fabrizio De Biasi, che è anche l’anestesista dell’ospedale il quale ha, tra gli altri, il compito di istruire i militari afghani per il basic life support, ovvero insegnare loro nozioni basilari di pronto soccorso utili, ad esempio, per prestare le prime cure alle vittime con ferite da guerra.

 

Lo scorso anno si è riusciti ad addestrare sette istruttori sanitari. Allo stato attuale su 60 partecipanti al corso solo una decina, i più bravi, potranno a loro volta insegnare agli altri. L’età media dei militari afghani che partecipano ai corsi è di circa 47 anni. Inoltre, il Role 2 è arrivato anche in caso di soccorso aereo che si può effettuare grazie agli elicotteri NH90 della Task Force Fenice dell’Aviazione dell’Esercito. L’ospedale ha anche un laboratorio di analisi al cui interno si verifica anche la qualità dell’acqua che viene distribuita in base.
(Foto di Francesco Militello Mirto)
Gemma Banti

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2 Commenti

  1. Essere presenti in Afghanistan, significa anche difendere i nostri confini, oltre che le libertà di tutti gli Italiani, compresa quella di Riccardo, anche se bisogna cercare di guardare un filo più in là del proprio naso..

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