Roma, 24 dic – In un precedente articolo, avevamo analizzato come la tradizione natalizia si sia piegata all’ideologia progressista, tra “presepi dei migranti” e Natività woke. E ancora recite annullate per non disturbare le minoranze religiose, “Gesù” trasformato in “cucù” e Natale trasformato in “festa d’inverno”. La perdita dei valori della nostra civiltà, i quali dovrebbero porre un argine ai diktat delle minoranze, non può che aprire le porte agli attentati islamisti in territorio europeo. E agli assalti nelle chiese durante le festività natalizie. Nel frattempo, i mercatini di Natale vengono blindati con dissuasori e jersey in cemento a causa dei possibili attentati terroristici. A tal proposito, è intervenuto pure il cancelliere Friedrich Merz che ha dichiarato che lo Stadtbild, l’aspetto delle città tedesche, è cambiato negli ultimi dieci anni a causa dei troppi stranieri non integrati.
Gli attentati ai mercatini di Natale in Germania
Alla metà di dicembre, le autorità tedesche hanno sventato un attentato islamista pianificato contro un mercatino di Natale nella Bassa Sassonia. Cinque uomini, un egiziano di 56 anni, un siriano di 37 anni e tre marocchini di 22, 28 e 30 anni, sono stati arrestati. Secondo gli inquirenti, l’egiziano avrebbe suggerito di utilizzare “un veicolo per uccidere e ferire il maggior numero possibile di persone”. I tre marocchini avrebbero accettato di compiere materialmente l’attentato, mentre il siriano li avrebbe incoraggiati a procedere.

Il 20 dicembre del 2024, il 50enne saudita Taleb Al-Abdulmohsen lanciò il suo Suv contro la folla del mercatino di Natale di Magdeburgo, in Germania, uccidendo 6 persone e ferendone altre 309. La vittima più giovane è stato il piccolo André Gleissner di 9 anni.

Le autorità tedesche si erano affrettate a descrivere l’attentatore come islamofobo e vicino ideologicamente alla destra. Il procuratore generale federale classificherà poi l’attacco non come un attentato terroristico ma come una furia omicida. Particolare però che Al-Abdulmohsen abbia sfogato la sua furia omicida contro un mercatino di Natale e non contro una moschea o un centro islamico. Sta di fatto che l’uomo era stato accusato dall’Arabia Saudita di terrorismo e di traffico di esseri umani verso i Paesi europei.
I casi tedeschi
Nonostante la richiesta di estradizione dell’Arabia Saudita, la Germania concesse asilo politico ad Al-Abdulmohsen nel 2016, citando preoccupazioni circa la sua sicurezza e il timore della violazione dei suoi diritti se fosse stato rimpatriato. Così l’uomo si era stabilito a Bernburg, dove lavorava come psicologo e psichiatra in un istituto penitenziario della città. Solo due settimane prima dell’attentato di Al-Abdulmohsen, un iracheno era stato arrestato con l’accusa di aver pianificato un attacco contro un mercatino di Natale ad Augusta, in Baviera.

Il 19 dicembre del 2016, il 24enne tunisino Anis Amri si scagliò a bordo di un camion contro la folla che gremiva il mercatino di Natale di Breitscheidplatz a Berlino. Il bilancio fu di 13 morti e 56 feriti. Tra le vittime, anche l’italiana Fabrizia Di Lorenzo di 31 anni. La ragazza qualche mese prima di morire aveva pubblicato un post che recitava: “Errore sovrapporre terrorismo all’immigrazione”.

Sbarcato a Lampedusa…
Anis Amri era sbarcato a Lampedusa nel 2011, fingendosi minore non accompagnato. Trasferito in un centro di accoglienza, il tunisino Amri prese parte a una rivolta violenta, culminata con l’incendio della struttura. Era stato condannato per questo motivo e per rapina a quattro anni di reclusione. Dopo aver scontato la pena, nel 2015, il suo rimpatrio fu negato dal Paese d’origine.
A quel punto, decise di trasferirsi in Germania dove presentò domanda di asilo. In seguito al diniego, Amri utilizzò almeno 14 diversi alias, spacciandosi per cittadino siriano, egiziano e libanese. Nonostante i chiari segnali di radicalizzazione, i reati commessi e le informative dei servizi segreti tedeschi e di quelli marocchini, le autorità tergiversarono sulla sua espulsione. Solo poco prima dell’attentato, avevano contattato la Tunisia per il rimpatrio.
Il 23 dicembre, quattro giorni dopo l’attentato, Anis Amri venne ucciso in un conflitto a fuoco da due agenti della polizia italiana davanti alla stazione ferroviaria di Sesto San Giovanni.
Gli attentati ai mercatini di Natale in Francia
L’11 dicembre del 2018, il 29enne franco-algerino Chérif Chekatt si avventò con una pistola e un coltello contro le persone che affollavano un mercatino di Natale a Strasburgo. Il bilancio fu di 5 morti e 11 feriti, 4 gravemente. Tra le vittime, anche l’italiano Antonio Megalizzi, giornalista europeista in città per seguire una plenaria del parlamento Ue.

Chekatt era già noto alle autorità francesi dall’età di 10 anni e aveva ricevuto la sua prima condanna all’età di 13 anni. Inoltre, era attenzionato dai servizi di sicurezza a causa delle 27 condanne comminate in Francia, Germania e Svizzera, derivanti da ben 67 crimini commessi. La polizia francese lo considerava un “gangster-jihadista”, ovvero un criminale radicalizzato in carcere. Chekatt era stato rilasciato da una prigione francese nel 2015. Poi era stato arrestato in Germania e conseguentemente estradato in Francia nel 2017. Sebbene fosse stato etichettato come minaccia alla sicurezza dello Stato e avesse già espresso la volontà di morire da martire nelle file dell’Isis in Siria, le autorità francesi avevano dichiarato che non si aspettavano un attentato terroristico per mano di Chekatt.

In seguito, tutta la famiglia del jihadista, il padre, la madre, i due fratelli che vivevano in Francia e pure il terzo fratello in Algeria, era stata attenzionata per la vicinanza al fondamentalismo islamico e per l’affiliazione al salafismo.
Ancora Oltralpe
Nel 2024, venne condannato a 30 anni di reclusione il 32enne ivoriano Audrey Mondjehi. Ex guardia giurata, riconosciuto colpevole di associazione a delinquere di matrice terroristica: aveva procurato la pistola a Chekatt.

Nel dicembre del 2024, in Francia, avvennero due attentati a distanzia di pochi ore. Il 20 dicembre 2014, a Joué-lès-Tours, il 20enne Bertrand Nzohabonayo di origini burundesi, convertitosi all’islam qualche anno prima, venne neutralizzato dopo aver accoltellato tre agenti in una stazione di polizia. In seguito, vennero arrestati quattro uomini per associazione a delinquere di matrice terroristica.

Il giorno successivo, a Digione, Nacer B. di origini nordafricane si lanciò con un’auto contro i passanti e poi, brandendo un coltello e urlando “Allah Akbar”, si scagliò contro altre persone. Il bilancio fu di 13 feriti. “Non si tratta assolutamente di un atto di terrorismo”, aveva dichiarato ai giornalisti l’allora procuratore Marie-Christine Tarrare, aggiungendo che l’uomo soffriva di un “disturbo psicologico grave e di lunga durata” ed era stato ricoverato in ospedale più di 150 volte in 12 anni.
Francesca Totolo