Roma, 23 dic – Non bastavano gli attentati terroristici ai mercatini di Natale e gli assalti ai presepi per mano di immigrati. L’agenda woke impone di trasformare il Natale nella “festa d’inverno” per non disturbare l’ideologia gender e gli immigrati. Tutto deve essere così inclusivo da escludere la maggioranza. D’altronde, fu proprio Antonio Gramsci a importare in Italia la “dittatura delle minoranze” di ispirazione marxista. Una dottrina per imporre alle masse l’egemonia culturale di un ristretto gruppo politico.
Tutto ebbe inizio con il presepe di Bergoglio
Successivamente al viaggio a Lampedusa del 2013, prima visita apostolica dopo la sua elezione, Jorge Mario Bergoglio regalò alla parrocchia dell’isola un presepe raffigurante un immigrato africano salvato in mare dalla Sacra Famiglia raffigurata a bordo di un barcone.

Da allora, fu tutto un fiorire di “presepi dei migranti”. Dal barcone con a bordo Gesù, Giuseppe e Maria installato ad Assisi nel 2015 a piazza San Pietro dove nel 2020, accanto all’abete natalizio, venne posizionata una statua di bronzo che ritraeva immigrati a bordo di un barcone. Nel 2022, in Vaticano, venne installato il presepe opera di Harry Greb. Era dedicato ai richiedenti asilo, intitolato “Holy Night. Welcome to Europe”. I protagonisti della Natività indossavano giubbotti salvagente ed erano rinchiusi in una gabbia di metallo.

Piccole e grandi parrocchie seguirono l’esempio di Bergoglio. Sacrificando la Sacra Famiglia sull’altare dei porti aperti. In altri casi, il presepe fu addirittura bandito. Quest’anno, Silvia Salis, sindaco dem di Genova, ha sfrattato il presepe da Palazzo Tursi. L’8 dicembre scorso, nella basilica di Santa Maria in Trastevere, la Comunità di Sant’Egidio ha allestito un presepe dove fanno capolino numerose statuette di immigrati africani. D’altronde, il movimento laicale è molto attivo nell’accoglienza.

Lo scorso anno, la giornalista Anna Ferri sul Domani scriveva: “Nella primaria pubblica di mio figlio viene allestito il simbolo religioso. Ne chiedo il motivo in chat. Quello che ne esce è il ritratto di una comunità escludente e razzista, in cui manca l’ascolto dell’altro”. La Ferri poi, affermando che in quella scuola la metà dei bambini sono stranieri o figli di immigrati e documentando così la sostituzione etnica, ha tuonato: “Siamo un Paese razzista”.
A Natale? Due mamme e Gesù bambina
Nel 2019, nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Capocastello di Mercogliano, in provincia di Avellino, don Vitaliano della Sala sostituì Giuseppe con due Madonne. “Due mamme perché quest’anno vedo risplendere la luce del Natale sulle famiglie omosessuali. Colpite da critiche e condanne disumane e anti-evangeliche”, aveva spiegato il prete arcobaleno e immigrazionista. Quest’anno, invece, don Vitaliano ha allestito un presepe con “Gesù bambina”. Affermando che la Chiesa deve trasformarsi avviando “una discussione sul ruolo delle donne”.

Non può nemmeno mancare un tocco di femminismo. L’Istituto di studi teologici e storico-sociali di Terni ha allestito presso il Cenacolo San Marco un presepe dove Gesù è adagiato su una panchina rossa, simbolo del “femminicidio”. Arnaldo Casali, direttore dell’istituto, ha spiegato: “Secondo la legge del tempo, San Giuseppe aveva il diritto di far uccidere Maria. Invece decide di salvarla, di ripudiarla in segreto, difendendo la sua dignità senza volerle fare del male. E lo fa ancora prima dell’apparizione dell’angelo. Giuseppe sceglie di non esercitare violenza”.

I bambini sono le prime vittime della cancel culture
Nel 2019, in una scuola di Mogliano Veneto, la dirigente scolastica decise di non allestire la tradizionale Natività per rispettare gli studenti di altre religioni. Sempre nel 2019, era intervenuto perfino Andrea Nobili, Garante dei diritti delle Marche, per stigmatizzare la decisione sull’annullamento della recita di Natale presso la scuola dell’infanzia Gianni Rodari di Moie di Maiolati Spontini: “Mettere in discussione quello che da sempre è un momento di condivisione e crescita, in nome di una presunta discriminazione di cui non si vedono i contorni, è poco rispettoso della sensibilità di una comunità”. In occasione della recita di Natale del 2023, le maestre della scuole elementare De Amicis di Agna, in provincia di Padova, avevano sostituito “Gesù” con “cucù” per non creare malumori nelle famiglie dei bambini di altre religioni.
Quest’anno, in una scuola di Castel Goffredo, Gesù è stato censurato dalle canzoncine dei bambini. A Bagno a Ripoli, in una primaria, sono stati annullati i cori religiosi per non escludere i 28 bimbi su 77 “che non frequentano religione”. Quindi, si è scelto di escludere 49 piccoli studenti. A Magliano, piccolo Comune della provincia di Grosseto, le insegnanti di una scuola primaria hanno eliminato i riferimenti a Gesù dalla versione italiana della canzone “Jingle Bells”: in nome della laicità, “aspettando quei doni che regala il buon Gesù” era diventato “aspettando quei doni che regala il buon Natal”.
Natale, l’ideologia progressista è il vero Grinch
Il 16 dicembre scorso, il Post pubblicava un articolo intitolato “Buoni motivi per abolire il Natale” dove si parlava di spreco di cibo, impatto ambientale e regali non graditi. Però, cliccando sul link, appariva un pop-up che recitava “A Natale, conta il pensiero. Regala il Post”.

Nel 2021, la Commissione Ue aveva emanato le nuove linee guida dal titolo “Union of Equality”, dedicate al personale delle istituzioni europee, dove si chiedeva di sostituire la formula “periodo di festività” a quella di “periodo natalizio”. Nel 2023, in una corrispondenza interna dell’Istituto universitario europeo di Fiesole che ha sede in un antico convento, si leggeva che “Buon Natale” doveva essere convertito in “Buona festa d’inverno” per non infrangere le regole sull’uguaglianza etnica e religiosa.

E come dimenticare le versioni differenti del presepe pubblicate da Più Europa nel dicembre del 2023: alla Sacra Famiglia tradizionale ma con un Gesù africano, venivano accoste le immagini di due Madonne e di due San Giuseppe che vegliavano il Bambinello e di una Madonna single africana, accompagnate dalla scritta: “Il bello delle tradizioni è che possono cambiare”.
Francesca Totolo