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“Sono nato in Romania e sostengo la Remigrazione”: Claudiu Stanasel smonta la narrazione della sinistra

by La Redazione
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Claudiu Stanasel

Roma, 3 feb – Nel dibattito sulla remigrazione, dove la sinistra prova a ridurre tutto a slogan su “odio” e “discriminazione”, arriva una voce che manda in crisi la narrazione dominante. È quella di Claudiu Stanasel, già vicepresidente del Consiglio comunale di Prato, Consigliere nazionale del mondo al contrario di Roberto Vannacci e membro del Comitato nazionale Remigrazione e Riconquista. E soprattutto: cittadino italiano di origine romena.

Claudiu Stanasel rivendica la legittimità della remigrazione

Stanasel è in prima linea nella mobilitazione per la raccolta firme partita il 30 gennaio, a sostegno della proposta di legge già depositata in Cassazione. Una posizione che pesa, perché nasce da una storia personale che ribalta gli schemi ideologici: arrivato in Italia da ragazzo, oltre vent’anni di vita nel nostro Paese, imprenditore, uomo delle istituzioni, famiglia costruita qui. «Io vivo in Italia da oltre 20 anni, ho studiato, ho lavorato, ho una famiglia qui e da sei anni ho l’onore di essere un uomo delle istituzioni», afferma. «Chi vive onestamente non può essere confuso con chi porta criminalità e degrado. E noi stranieri perbene e ben integrati siamo i primi a volere più rigore e più ordine, perché siamo i primi a subire i danni dell’immagine creata da chi delinque». Parole che smontano alla radice l’idea secondo cui chiedere controlli e rimpatri significherebbe “odiare gli stranieri”. Qui è uno straniero diventato italiano, perfettamente integrato, a rivendicare legalità. «È un’ingiustizia enorme», sottolinea, riferendosi all’automatismo che mette sullo stesso piano chi lavora e rispetta le regole e chi vive nell’illegalità.

Una battaglia di civiltà

Per Stanasel, la proposta di legge sulla remigrazione è uno strumento pragmatico per ristabilire ordine e chiarezza, in linea con la battaglia sul rimpatrio degli irregolari e dei delinquenti sostenuta da esponenti della Lega. «Una simile legge dovrebbe esistere in ogni Stato dell’Unione Europea», spiega. «Questa proposta non è contro gli stranieri, ma a favore degli stranieri onesti e dell’Italia. È rispetto verso chi contribuisce davvero al Paese». Respinge anche l’accusa di discriminazione: «Il vero razzismo non è chiedere legalità: il vero razzismo è mettere sullo stesso piano chi si comporta correttamente e chi delinque». E chiude con una presa di posizione netta: «Io ci metto la faccia, perché questa è una battaglia di civiltà per l’Italia e per chi vive qui rispettandola. Chi rispetta la legge non deve temere nulla. Chi delinque deve tornare nel proprio Paese. Questa si chiama giustizia». Una voce difficile da liquidare con le etichette. La prospettiva di chi straniero lo è stato davvero e che oggi chiede ciò che una parte crescente del Paese pretende: ordine, sicurezza, serietà.

Vincenzo Monti

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