Roma, 7 feb – Eccoci alla conclusione del nostro viaggio tra gli hooligan sulle gradinate d’Oltremanica. Terminiamo occupandoci del seguito per la nazionale dei Tre Leoni. Facendo poi un salto in Scozia, Galles ed Irlanda.
Una macchina da soldi
Tornando al discorso politico, si può affermare che la fascinazione nazionalista aveva presa un po’ ovunque in Inghilterra. Tanto che le tifoserie dichiaratamente antifa si potevano contare sulle dita di una mano. Al giorno d’oggi le cose sono un po’ cambiate. Soprattutto in quanto il calcio, in particolar modo quello della Premier League, è più una grande macchina da soldi piuttosto che una genuina passione. Ed ecco quindi che qualsiasi gesto fuori dagli schemi viene punito molto severamente.
Del resto in questi anni ne abbiamo viste di ogni colore e sorta. Inginocchiarsi per il movimento, quello sì razzista, Black Lives Matter, palloni e fasce da capitano arcobaleno. E chi più ne ha più ne metta. È per ciò evidente e comprensibile che la militanza politica oggi si svolga per la gran parte lontano dai riflettori dei campi da gioco.
Hooligan e Nazionale
Capitolo a parte merita senza dubbio il seguito della Nazionale dei Tre Leoni, da sempre appassionato quanto quello per i club, costituendo un punto di riferimento per le altre nazioni europee. La data chiave è il 4 giugno 1977: a Wembley la Scozia si impone per 2-1 ed a fine partita la Tartan Army invade il campo devastandolo totalmente, tra l’impotenza del pubblico di casa.
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Da allora le varie firm si organizzarono affinché ciò non si ripetesse mai più. Ed il motto “For Queen (adesso For King) and Country” sarebbe riecheggiato ovunque nel mondo, trasformando per decenni il tifoso inglese nel nemico pubblico numero uno. Curioso poi notare come fino agli anni ’90 sugli spalti si vedessero solo Union Jack, mentre da allora progressivamente sono del tutto scomparse per fare spazio alle Croci di San Giorgio. Naturalmente repressione e spostamento del baricentro dell’hooliganismo nell’est Europa hanno fatto sì che il seguito attualmente, benché ancora molto numeroso, sia molto meno di qualità. E composto in buona parte da piccole realtà. Ma resta sempre un piacere sentire dagli spalti God Save the King e Rule Britannia.
La situazione in Scozia
Ben diversa la situazione in Scozia, dove a Glasgow i Rangers hanno sempre avuto un seguito politico militante, soprattutto per quanto concerne la politica lealista in Nord Irlanda. Il club protestante infatti forma, insieme a Chelsea e Linfield, la Blue Alliance: le tre tifoserie hanno avuto costanti e forti rapporti, oltre che con i gruppi paramilitari, anche con le organizzazioni di estrema destra, come il National Front ed il Combat 18.
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Discorso opposto per la parte cattolica della città, quella che segue i Celtic, nei quali si distingue il gruppo della Green Brigade, dichiaratamente di estrema sinistra. Ma non è sempre stato così: un tempo la squadra era seguita da persone animate da forte sentimento repubblicano irlandese, ma certamente non orientate a sinistra. La stessa dinamica, se pur con meno astio, si può ritrovare ad Edimburgo tra i protestanti Hearts ed i cattolici Hibernian, la squadra tifata dall’autore di Trainspotting Irvine Welsh.
Irlanda e Galles
Questa dicotomia chiaramente si ripropone in Irlanda del Nord, con Linfield e Glentoran con forte seguito lealista e di estrema destra, mentre Cliftonville repubblicano e di estrema sinistra. Passando alla Repubblica d’Irlanda, dopo anni nei quali i movimenti di estrema destra sono stati ostracizzati, la recente pesante crisi economica ed il serio problema dei rifugiati ha fatto sì che un fronte identitario, che non si basasse esclusivamente sull’irredentismo irlandese, si sviluppasse tra i gruppi più estremi di tifosi.
In Galles invece, benché abbiano una nazionale a se stante, il fatto che le principali compagini giochino nelle varie divisioni inglesi, ha fatto sì che il movimento sia stato plasmato quasi in toto da quello degli ingombranti vicini.
Hooligan, l’attuale scena identitaria
Possiamo ora concludere questo nostro viaggio dando un veloce sguardo alla scena attuale identitaria al seguito del calcio. Come già ampiamente analizzato, la repressione ha fatto sì che la politica si spostasse in larga parte lontano dagli stadi. Ma le conseguenze sempre più drammatiche dell’immigrazione hanno fatto sì che negli ultimi anni sempre più gruppi di tifosi si siano organizzati per marciare nelle strade contro le politiche di governo o per difendere le città dalle bande islamiche.
Essendo particolarmente sentita la questione musulmana, a differenza di quasi tutto il movimento identitario europeo, la gran parte dei gruppi nel Regno Unito hanno finito per appoggiare Israele a discapito della Palestina, che da quelle parti viene vista esclusivamente come una causa portata avanti dagli antifa. Il movimento ha preso il nome di Casuals United. E come, infine, non ricordare Roy Larner, “Il Leone di London Bridge”, che, al grido di “Fuck off, I’m Millwall!”, il 3 giugno 2017 a Londra affrontò a mani nude un commando di terroristi islamici, rimediando otto coltellate, ma permettendo in tal modo a molte persone di mettersi in salvo?
Roberto Johnny Bresso