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Genova, Salis–Antifa: ecco chi sono gli interlocutori del sindaco “progressista”

by La Redazione
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Genova

Roma, 18 feb – Il sindaco Silvia Salis ha ricevuto una delegazione di Genova Antifascista. Un fatto rivendicato dalla stessa Salis davanti alle telecamere. Non un incontro generico con “cittadini”, ma un confronto con un soggetto militante che negli anni ha costruito la propria identità sul conflitto permanente: contro CasaPound, contro il centrodestra cittadino e contro le commemorazioni legate al Giorno del Ricordo. Un antagonismo che parallelamente alla traiettoria italiana ed europea dei gruppi antagonisti, ha prodotto violenza sistematica: solo a novembre una loro manifestazione ha provocato il ferimento di 8 agenti di polizia. Un fatto che – normalmente – squalificherebbe una qualsiasi interlocuzione istituzionale.

La Salis e gli amici di Genova Antifa

Il consigliere comunale Antonino Sergio Gambino (FdI) è stato l’unico nelle ore successive al comizio della Salis ad aver sottolineato questo dato politico inquietante: il dialogo tempestivo del sindaco con Genova Antifascista, mentre residenti e commercianti della Foce lamentano disagi e limitazioni causati proprio dall’attività antagonista, che si sfoga puntualmente sulla devastazione del quartiere. Insomma, Genova Antifascista non è un comitato neutrale di cittadini ma un collettivo che sui propri profili social, dal 2021 al 2025, ha pubblicato immagini di targhe vandalizzate, lapidi imbrattate, scritte contro il Giorno del Ricordo, slogan come “Fuori i fascisti dai nostri quartieri”, “Nessuna parata resterà senza risposta”, “Genova è solo antifascista”. Un costante e sistematico incitamento all’odio: post pubblici, ben visibili a tutti, con date e immagini esplicite. Un soggetto che rivendica un’idea mafiosa di territorio: i quartieri come spazi inaccessibili e vietati ad altre culture politiche. Sic et sempliciter.

Se questo è il quadro in cui si svolgono i dialoghi istituzionali, la questione politica diventa inevitabile. Quando il sindaco afferma che la presenza di una sede è “inopportuna” e contemporaneamente riceve un collettivo antagonista che ritiene opportuno che uccidere un fascista non è reato, il confine tra tutela dell’ordine pubblico e legittimazione di una linea violenta si assottiglia drasticamente. E non si tratta solo CasaPound. Nei post compaiono attacchi alla Lega e Salvini, alle sedi di Fratelli d’Italia e al centrodestra, a esponenti istituzionali e nazionali (perfino a “sua santità” Sergio Mattarella). Una contestazione permanente al patrocinio di eventi pubblici riconosciuti dallo Stato e alla memoria ufficiale delle celebrazioni istituzionali per la Giornata del Ricordo. La domanda, allora, non è retorica: l’agibilità politica a Genova dipende dal consenso di chi presidia le piazze con slogan come “No Foibe No Party”? Un’amministrazione può dichiarare “inaccettabile” una presenza legale e al tempo stesso assumere come interlocutore privilegiato un soggetto che pubblicamente afferma che “Genova è solo antifascista”?

Il profilo di Genova antifascista parla da solo

Le immagini pubblicate dal profilo social di Genova Antifascista parlano da sole: targhe di Norma Cossetto imbrattate o rovesciate, scritte contro il Giorno del Ricordo, la lapide per Ugo Venturini vandalizzata, monumenti sfregiati con vernice rossa. Un linguaggio che vuole comunicare solo e soltanto una cosa: nessuna riappacificazione, nessuno spazio alla memoria “condivisa”, presidio giorno e notte dei quartieri a difesa della rendita ideologica. In uno Stato di diritto l’amministrazione non sceglie chi può esistere sul territorio. Applica la legge. Tutto il resto è antagonismo. E quando antagonismo e funzione istituzionale si sovrappongono, la linea che separa governo della città e selezione delle opinioni diventa pericolosamente sottile.

Vincenzo Monti

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